I fondi europei Next Generation hanno avuto un impatto positivo sull'economia spagnola, ma la loro capacità di produrre la trasformazione strutturale che il programma perseguiva presenta ancora limitazioni. È la conclusione che si evince dal rapporto L'impatto dei fondi Next Generation sull'economia spagnola, redatto da Funcas e Afi, che analizza sia l'esecuzione delle risorse sia i loro effetti sulla crescita, sugli investimenti e sulla produttività.
Lo studio differenzia tra l'effetto dei fondi sull'attività economica e la loro capacità di generare cambiamenti strutturali. Nel primo ambito, gli autori identificano un contributo positivo. Nel secondo, segnalano diversi elementi che condizionano l'ambito del programma.
L'obiettivo dei Next Generation non era unicamente contribuire alla ripresa post-pandemia. Il programma europeo cercava anche di incentivare gli investimenti, migliorare la produttività e accelerare la trasformazione delle economie attraverso le transizioni verde e digitale.
Funcas e Afi stimano che i fondi europei hanno spiegato tra il 10% e il 14% della crescita media annuale del PIL reale spagnolo tra il 2021 e il 2025, equivalente a tra 1,4 e 2,1 punti di crescita. Il rapporto riconosce, quindi, un effetto positivo sull'attività.
L'analisi pone, tuttavia, che l'impatto sul PIL non è l'unico indicatore per valutare il risultato di un programma il cui obiettivo era anche trasformare la struttura produttiva.
È in questo secondo piano che gli autori identificano le principali limitazioni.
Le sette debolezze che segnala il rapporto
1. Un divario tra le risorse ricevute e la spesa effettiva
La Spagna aveva ricevuto 71.366 milioni di euro entro la fine del 2025. Di questa somma, circa l'80% era impegnato e il 55% era stato speso.
Il rapporto distingue tra i fondi erogati dall'Unione Europea, le risorse impegnate dalle amministrazioni e la spesa che infine si materializza in imprese e famiglie. Le amministrazioni avevano impegnato 57.395 milioni, mentre la spesa contabilizzata da imprese e famiglie si attestava intorno a 39.000 milioni.
Gli autori utilizzano questa differenza per analizzare il percorso che esiste tra le risorse ricevute e il loro arrivo effettivo nell'economia.
2. Gli investimenti aziendali continuano a essere al di sotto del livello prepandemia
L'evoluzione dell'investimento privato costituisce uno degli indicatori utilizzati da Funcas e Afi per valutare l'effetto trasformativo del programma.
Il rapporto segnala che, a fine 2025, l'investimento aziendale si trovava 3,3 punti al di sotto del suo livello reale del 2019.
Gli autori osservano che i fondi europei hanno contribuito a sostenere l'investimento, ma considerano che l'impulso sull'investimento aziendale è stato inferiore a quanto inizialmente previsto.
Il dato risulta rilevante per l'obiettivo del programma perché la mobilitazione di investimento privato costituiva uno dei meccanismi previsti per ampliare l'effetto delle risorse europee.
3. Parte degli investimenti finanziati avrebbe sostituito l'investimento privato
Lo studio introduce inoltre il cosiddetto effetto sostituzione.
Secondo l'analisi di Funcas e Afi, una parte degli investimenti che hanno ricevuto finanziamento europeo sarebbe stata realizzata ugualmente mediante risorse proprie delle aziende.
Perciò, il volume di investimento associato ai fondi non equivale necessariamente al volume di investimento aggiuntivo generato da essi.
La distinzione consente agli autori di separare l'effetto di finanziamento dei fondi dall'effetto netto che hanno sull'attività economica.
4. Un impatto aggiuntivo limitato sulla produttività
La produttività è un altro degli indicatori utilizzati per valutare il cambiamento strutturale.
Il rapporto segnala che la Spagna è stata l'unica delle quattro grandi economie europee dove la produttività reale per ora sarebbe migliorata rispetto alla sua tendenza precedente. L'incremento aggiuntivo stimato si attesta a 0,4 punti.
Funcas e Afi considerano questo progresso limitato in termini assoluti rispetto alla dimensione del programma.
La produttività costituisce uno degli elementi centrali dell'obiettivo trasformativo dei Next Generation, per cui la sua evoluzione fa parte del bilancio realizzato dagli autori.
5. La gestione e coordinazione amministrativa condizionano l'esecuzione
La dimensione del programma ha comportato, secondo il rapporto, una sfida per la capacità di gestione delle diverse amministrazioni.
Il modello di esecuzione implica la partecipazione dell'Amministrazione Generale dello Stato, delle comunità autonome e degli enti locali. Lo Stato gestisce circa il 60% dei fondi mobilitati, le comunità autonome il 25% e gli enti locali il 15%.
Funcas e Afi osservano differenze nei ritmi di esecuzione tra territori e le collegano, tra gli altri fattori, con le capacità tecniche disponibili, il design delle convocazioni e l'esperienza pregressa nella gestione dei fondi europei.
Gli autori pongono così la capacità amministrativa e il coordinamento tra i livelli di governo come elementi rilevanti per determinare la velocità con cui le risorse arrivano all'economia.
Nei dati
Undici organismi riducono il trionfalismo sui fondi europei: più denaro impegnato che eseguito
AIReF, Banca di Spagna, Commissione Europea, Corte dei Conti Europea, Eurostat, FMI e diversi organismi nazionali concordano su una cautela: ricevere fondi da Bruxelles, convocare aiuti o aggiudicare progetti non equivale necessariamente a che il denaro sia arrivato al beneficiario finale né a che l'investimento sia terminato. L'AIReF distingue tra fondi convocati, aggiudicazioni, obbligazioni riconosciute e pagamenti effettuati, mentre la Corte dei Conti ha identificato in diverse verifiche ritardi, problemi di pianificazione e carenze negli indicatori di risultati. La Commissione Europea, da parte sua, collega i suoi disborsi al rispetto di traguardi e obiettivi, ma i suoi rapporti continuano a richiedere di accelerare gli investimenti e rafforzare la capacità amministrativa.
La Banca di Spagna e la Corte dei Conti Europea hanno anche avvertito della differenza tra i disborsi ricevuti e la loro effettiva assorbimento da parte dell'economia. Eurostat permette di osservare questa distanza confrontando la spesa contabilizzata dagli Stati con le risorse assegnate, mentre il FMI ha segnalato la difficoltà di collegare un sistema di pagamenti basato su traguardi amministrativi con risultati economici misurabili. In Spagna, la CEOE, Cotec-Ivie e Fedea hanno segnalato anche problemi di burocrazia, accesso delle PMI, frammentazione dei dati e difficoltà nell'identificare i pagamenti ai beneficiari finali.
Il complesso di queste analisi non conclude che i fondi Next Generation abbiano fallito, né tutti loro effettuano una valutazione specifica della gestione del Governo. Sì introducono una differenza rilevante rispetto all'uso aggregato delle cifre di esecuzione: denaro assegnato, disborsato, impegnato, aggiudicato, pagato e convertito in un investimento terminato sono grandezze distinte. La questione che pongono questi organismi è, quindi, quanto delle risorse europee sia effettivamente arrivato all'economia reale, quali progetti siano terminati e quali risultati economici verificabili abbiano prodotto.
6. Un'elevata concentrazione delle risorse tra le grandi imprese
La dimensione delle imprese riceventi costituisce un altro degli elementi analizzati.
Le imprese di più di 250 lavoratori rappresentano lo 0,4% del tessuto imprenditoriale spagnolo, ma concentrano circa il 45,7% degli impegni di spesa del Piano di Recupero, Trasformazione e Resilienza.
Le microimprese, che rappresentano il 89,3% del tessuto imprenditoriale, concentrano circa il 10% di quegli impegni.
Il rapporto segnala che la concentrazione nelle grandi imprese è correlata alla natura e dimensione di alcuni dei progetti trainanti, che richiedono capacità finanziaria e tecnica.
Allo stesso tempo, gli autori analizzano come questa distribuzione condizioni l'ambito dei fondi sull'insieme del tessuto imprenditoriale.
7. Una distribuzione settoriale che non sempre coincide con i settori più dinamici
Il rapporto analizza anche la destinazione settoriale delle risorse.
I settori di manifatture, informazione e comunicazioni e costruzione concentrano più del 60% dei fondi impegnati.
Funcas e Afi osservano, tuttavia, che l'intensità dei fondi non sempre corrisponde all'evoluzione degli investimenti nei diversi settori. Lo studio pone che la distribuzione delle risorse non coincide necessariamente con i settori più dinamici del ciclo espansivo spagnolo.
Gli autori pongono, a partire da questa analisi, la convenienza di considerare strumenti più orizzontali nei futuri programmi di investimento.
Un effetto positivo sulla crescita
Il rapporto non pone un bilancio negativo dei fondi Next Generation. Funcas e Afi segnalano che il programma ha contribuito a sostenere la ripresa economica e che si sono registrati progressi in ambiti come la transizione verde e digitale.
La stima del suo contributo al PIL colloca l'impatto dei fondi tra il 10% e il 14% della crescita media annuale tra il 2021 e il 2025.
L'analisi introduce, tuttavia, una differenza tra quell'impatto congiunturale e l'obiettivo strutturale del programma.
I fondi sono stati concepiti per accompagnare la ripresa dopo la pandemia, ma anche per elevare la produttività, mobilitare investimenti privati e modificare la struttura produttiva.
È in questi ultimi obiettivi che Funcas e Afi identificano i principali elementi in sospeso.
L'esecuzione come parte dell'impatto
Lo studio presta particolare attenzione alla differenza tra la convocazione di risorse e la loro esecuzione effettiva.
La magnitudo del programma ha implicato una struttura amministrativa complessa e una partecipazione di diversi livelli di governo. Gli autori considerano che questa configurazione ha generato differenze nella capacità di esecuzione e nei ritmi con cui le risorse si trasformano in spesa.
Il rapporto solleva anche una questione relativa al sistema di monitoraggio del programma: il rispetto di un traguardo amministrativo non garantisce di per sé che le risorse abbiano generato l'effetto economico previsto.
Per questo motivo, gli autori propongono di integrare il monitoraggio documentale con indicatori che permettano di verificare aspetti come la mobilitazione effettiva di finanziamenti privati o l'esistenza di bandi deserti.
Il bilancio: crescita contro trasformazione
Lo studio di Funcas e Afi colloca il risultato dei Next Generation su due piani.
Il primo è quello dell'attività economica, dove gli autori stimano un contributo positivo dei fondi alla crescita spagnola tra il 2021 e il 2025.
Il secondo è quello della trasformazione strutturale, dove il rapporto identifica una serie di fattori che limitano l'ambito del programma: la differenza tra risorse ricevute e spesa effettiva, l'evoluzione degli investimenti aziendali, l'effetto sostituzione, l'impatto sulla produttività, le difficoltà di gestione e coordinamento, la concentrazione aziendale e la distribuzione settoriale.
Gli autori concludono che il potenziale trasformativo dei fondi non si è ancora materializzato pienamente.
Funcas e Afi sottolineano così la necessità di trarre conclusioni dall'esperienza spagnola per la progettazione di futuri strumenti europei di investimento. L'analisi propone di rafforzare le capacità amministrative, migliorare i meccanismi di monitoraggio e adattare il design dei programmi per favorire una maggiore mobilitazione di investimenti privati e un impatto più ampio sulla produttività.
Il bilancio che offre il rapporto, quindi, non si concentra unicamente su quanti soldi ha ricevuto la Spagna o su quanto ha contribuito alla crescita. La sua analisi solleva una questione aggiuntiva: fino a che punto i fondi Next Generation sono riusciti a convertire quel volume straordinario di risorse in un cambiamento duraturo degli investimenti, della produttività e della struttura produttiva spagnola.
E proprio in quella differenza tra stimolare la crescita e trasformare l'economia che Funcas e Afi collocano le principali questioni aperte sul risultato del programma.