Le delegazioni diplomatiche dell'Unione Europea e degli Stati membri presenti in Libia hanno salutato l'accordo firmato questo domenica dalle diverse fazioni libiche per avanzare nella 'tabella di marcia' verso le attese elezioni nazionali che, dopo decenni di conflitto, dovranno tenersi entro un massimo di 24 mesi.
"Questo accordo rappresenta un passo importante verso l'unificazione delle istituzioni e la creazione delle condizioni per la celebrazione di elezioni nazionali giuste", hanno sottolineato in un comunicato congiunto la delegazione dell'UE e le missioni diplomatiche europee nel paese nordafricano.
Nella stessa nota, le delegazioni hanno voluto evidenziare da parte delle parti coinvolte "il loro approccio costruttivo, la loro responsabilità politica e la loro volontà di trovare punti in comune a favore dell'interesse nazionale".
Allo stesso modo, hanno chiesto esplicitamente alla Camera dei Rappresentanti e all'Alto Consiglio di Stato di adottare senza indugi le decisioni necessarie per la "rapida attuazione" del patto, e hanno chiamato "tutte le istituzioni libiche e le parti interessate pertinenti a cogliere questa opportunità per consolidare i progressi raggiunti e raggiungere un consenso che permetta al paese di recuperare la legittimità e l'unità istituzionale".
La diplomazia comunitaria ha inoltre sottolineato che continuerà "a sostenere la Libia e il suo popolo nella difesa della sovranità, dell'unità e dell'integrità territoriale del paese", mentre ha ribadito il suo sostegno alla Missione di Supporto dell'ONU in Libia (UNSMIL) e alla rappresentante speciale del segretario generale, Hanna Tetteh, per "facilitare un processo politico veramente guidato e caratterizzato dagli stessi libici".
La reazione dell'Unione Europea arriva dopo la ratifica di un documento che fissa la designazione del capo della Commissione Elettorale e lo sviluppo del quadro giuridico necessario per organizzare le elezioni.
Il testo prevede, tra l'altro, che i cittadini con doppia nazionalità possano aspirare a cariche pubbliche, a condizione che il candidato vincitore rinunci alla seconda cittadinanza prima di assumere l'incarico. Apre anche la porta alla partecipazione di personale militare sotto formule che garantiscano la loro neutralità e determina che non ci sarà un secondo turno delle presidenziali se in quello primo un aspirante ottiene la maggioranza semplice, disgiungendo inoltre i suoi risultati dalle elezioni legislative.
Secondo la bozza diffusa dai media libici, le elezioni dovranno tenersi in un "termine non superiore a 24 mesi, sotto un unico potere esecutivo e istituzioni nazionali unificate" e, se questa unificazione non fosse possibile, "le parti lavoreranno con la missione dell'ONU per trovare il miglior meccanismo per raggiungere questo traguardo elettorale", come riporta lo stesso testo.
I due principali promotori del patto, il primo ministro del Governo di Tripoli, Abdulhamid Dbeibé, e l'alto comandante delle forze stanziate a est, Sadam Haftar, hanno presentato l'accordo come un progresso chiave per il futuro del paese. Al contrario, il capo del Consiglio Presidenziale, Mohamed Menfi, si è schierato contro e ha denunciato sui social media la mancanza di trasparenza del processo, sebbene la sua firma non risulti imprescindibile affinché il documento entri in vigore.