Marocco accelera lo stadio che aspira ad ospitare la finale del Mondiale 2030 dopo la visita di Infantino a Mohamed VI

Rabat ha lanciato una nuova gara di oltre 249 milioni di euro per i lavori esterni del futuro Stadio Hassan II di Benslimane, appena quattro giorni dopo che Mohamed VI ha ricevuto il presidente della FIFA, Gianni Infantino, durante gli eventi del Giorno del Trono.

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Il calendario ha collocato in appena quattro giorni due movimenti rilevanti nella corsa per le grandi sedi del Mondiale 2030. Il passato 30 luglio, il re Mohamed VI ha ricevuto a Rabat il presidente della FIFA, Gianni Infantino, in occasione degli atti ufficiali del Giorno del Trono. Pochi giorni dopo, l'organismo incaricato dello sviluppo del futuro Stadio Hassan II di Benslimane ha lanciato una nuova gara multimilionaria per continuare a promuovere il progetto.

L'operazione è valutata in 2.681 milioni di dirham, più di 249 milioni di euro, e si dirige a eseguire i lavori di sistemazione esterna del recinto. Il movimento conferma che il Marocco continua ad accelerare l'infrastruttura chiamata a diventare il grande simbolo della sua candidatura all'interno del Mondiale che organizzerà insieme a Spagna e Portogallo.

Il Hassan II, la grande scommessa di Rabat

Il futuro Stadio Hassan II è concepito per ospitare più di 110.000 spettatori, una capacità che lo collocherebbe tra i maggiori impianti calcistici del mondo. La sua dimensione non è solo sportiva, ma anche politica e strategica: Rabat vuole che lo stadio rappresenti l'ambizione del Marocco come organizzatore e come potenza emergente nel calcio africano e internazionale.

Il recinto parte come il principale aspirante marocchino ad accogliere la finale del Mondiale 2030. Questa possibilità è perseguita anche da due grandi stadi spagnoli: il Santiago Bernabéu, già modernizzato, e il futuro Spotify Camp Nou, immerso nel suo processo di trasformazione. La decisione finale dipenderà dalla FIFA e dalla ripartizione definitiva delle partite tra i tre paesi organizzatori.

Una gara di oltre 249 milioni

La nuova gara dell'Agence Nationale des Équipements Publics, ANEP, pubblicata nel portale marocchino di contrattazione pubblica, contempla i lavori di sistemazione esterna dello stadio. Il contratto, dotato di 2.681 milioni di dirham, rappresenta una nuova iniezione economica per un'infrastruttura che il Marocco considera strategica in vista del Mondiale.

La magnitudo dell'investimento evidenzia che il progetto continua ad avanzare mentre Rabat intensifica la sua preparazione per l'appuntamento calcistico. Non si tratta solo di costruire uno stadio di grande capacità, ma di sistemare tutto il suo intorno per rispondere alle esigenze logistiche, di mobilità, sicurezza e esperienza del pubblico che richiede una partita della dimensione di una finale mondiale.

L'ombra della finale del Mondiale

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Il movimento acquista una lettura aggiuntiva dopo che il quotidiano britannico The Times ha pubblicato che Gianni Infantino avrebbe trasferito ai responsabili marocchini la possibilità che il paese nordafricano ospitasse la finale del campionato. Secondo quelle informazioni, l'opzione farebbe parte di uno scenario di negoziazione all'interno della FIFA, dove gli equilibri interni e i sostegni continentali hanno un peso determinante.

La Confederazione Africana di Calcio, la CAF, riunisce 54 federazioni, un blocco elettorale di enorme influenza all'interno della FIFA. Il Marocco ha rafforzato negli ultimi anni la sua posizione nel calcio africano mediante investimenti in infrastrutture, organizzazione di competizioni internazionali e un forte impulso istituzionale alla sua federazione.

La Spagna rimane in attesa della decisione

Mentre il Marocco rafforza la sua candidatura, in Spagna continua l'aspettativa su quale sarà infine lo stadio scelto per ospitare la finale del Mondiale 2030. Né la FIFA né il comitato organizzatore hanno ancora ufficializzato quella decisione, anche se il dibattito ha guadagnato intensità man mano che avanzano i progetti di infrastrutture nei tre paesi ospitanti.

Il Santiago Bernabéu e il Spotify Camp Nou appaiono come le grandi carte spagnole. Entrambi hanno un peso storico, una posizione in due delle principali città del paese e una dimensione simbolica evidente per il calcio europeo. Tuttavia, la scommessa marocchina su uno stadio di oltre 110.000 spettatori introduce un fattore di competizione diretta che Rabat sta rafforzando con investimenti concreti.

Cooperazione, investimenti e tensione con la Spagna

Il progresso del progetto marocchino coincide inoltre con un contesto complesso nella relazione tra Madrid e Rabat. Negli ultimi anni, il governo spagnolo ha approvato diverse operazioni finanziarie legate a progetti strategici in Marocco, con interventi destinati a migliorare le infrastrutture di trasporto e lo sviluppo economico che il regno alauita considera prioritari in vista del campionato.

Allo stesso tempo, la recente crisi migratoria a Ceuta, con decine di migliaia di persone che attraversano il confine in poche ore, ha riportato la relazione bilaterale al centro del dibattito politico. Il Mondiale 2030 rimane uno dei grandi scenari di cooperazione tra i due Stati, ma quella cooperazione coesiste con tensioni di confine, diplomatiche e di sicurezza che condizionano la lettura di ogni movimento.

Una priorità di Stato per il Marocco

La sequenza degli ultimi giorni risulta significativa: prima, la ricezione ufficiale di Infantino da parte di Mohamed VI durante la principale celebrazione istituzionale del paese; dopo, una nuova gara multimilionaria per continuare a sviluppare lo stadio con cui il Marocco aspira al grande palcoscenico del torneo.

L'investimento non decide da solo dove si giocherà la finale del Mondiale 2030, ma invia un segnale chiaro. Rabat mantiene il Hassan II di Benslimane come una priorità di Stato e vuole arrivare alla fase decisiva con un progetto avanzato, competitivo e difficile da ignorare per la FIFA. La corsa per la finale rimane aperta, ma il Marocco ha di nuovo mosso una pedina.