Chi è Giorgia Meloni e cosa difende sull'immigrazione: da Fratelli d'Italia al modello Albania

Giorgia Meloni governa l'Italia dal 2022 e ha trasformato l'immigrazione irregolare e il controllo delle frontiere in una delle sue grandi bandiere politiche. La sua strategia combina accordi con paesi terzi, centri per migranti al di fuori del territorio dell'UE, procedure accelerate e una maggiore pressione per aumentare i rimpatri.

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Giorgia Meloni è diventata una delle figure più influenti della destra europea. È arrivata alla presidenza del Consiglio dei Ministri d'Italia nell'ottobre del 2022 dopo la vittoria elettorale di Fratelli d'Italia, formazione che guida e che è passata in pochi anni da occupare una posizione minoritaria a guidare il Governo italiano.

Nata a Roma nel 1977, ha iniziato molto giovane la sua carriera politica ed è arrivata a essere ministra della Gioventù durante uno dei governi di Silvio Berlusconi. Nel 2012 ha partecipato alla fondazione di Fratelli d'Italia.

Il suo arrivo al Palazzo Chigi l'ha resa la prima donna a presiedere un Governo italiano.

L'immigrazione, uno dei segni politici di Meloni

La politica migratoria ha occupato un posto centrale nella sua agenda sin prima di arrivare al potere.

Il suo Governo ha difeso una riduzione degli arrivi irregolari attraverso il Mediterraneo, accordi più intensi con paesi di origine e transito, una maggiore capacità di eseguire rimpatri e la possibilità di gestire parte delle procedure al di fuori del territorio comunitario.

La misura che meglio rappresenta questa strategia è l'accordo tra Italia e Albania.

Roma ha costruito strutture nel territorio albanese destinate a trattare procedure relative a determinati migranti intercettati dalle autorità italiane. Le strutture rimangono sotto giurisdizione italiana e devono funzionare secondo il diritto italiano ed europeo.

Che cos'è il cosiddetto modello Albania

Il protocollo consente all'Italia di utilizzare strutture a Shengjin e Gjadër per determinate procedure di confine e di ritorno.

Il sistema ha incontrato ostacoli giudiziari ed è stato analizzato dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Un avvocato generale della corte ha ritenuto nell'aprile del 2026 che l'accordo possa essere compatibile in linea di principio con il diritto europeo a condizione che siano pienamente rispettate le garanzie e i diritti dei migranti. L'opinione non equivale da sola a una sentenza definitiva.

L'esperimento italiano ha suscitato interesse in altri governi europei e ha alimentato il dibattito sui cosiddetti centri di ritorno in paesi terzi.

Questo concetto implica il trasferimento al di fuori dell'UE di determinate fasi della gestione migratoria, anche se la formula giuridica concreta e le garanzie necessarie rimangono oggetto di dibattito europeo.

Frontiere più dure, ma anche immigrazione legale

Il discorso di Meloni si concentra specialmente nel combattere l'immigrazione irregolare. Questo non significa che l'Italia abbia chiuso tutta l'entrata di lavoratori stranieri.

Il suo Governo ha continuato a utilizzare meccanismi di immigrazione legale legati alle esigenze del mercato del lavoro italiano. La differenza politica che pone Meloni è separare con maggiore chiarezza i canali regolari di ingresso dai passaggi irregolari.

Questa combinazione di più vie selezionate di immigrazione lavorativa e un inasprimento del controllo irregolare spiega buona parte del suo modello.

Perché Meloni pesa sempre di più in Europa

La posizione italiana non è più unicamente un dibattito nazionale.

L'inasprimento delle politiche migratorie in diversi Stati membri e l'entrata in vigore del nuovo quadro europeo di migrazione e asilo hanno avvicinato alcune discussioni comunitarie a proposte che pochi anni fa erano fondamentalmente associate ai governi più conservatori.

Il modello Albania è diventato così un riferimento politico che altri paesi osservano, anche se la sua applicazione rimane soggetta a controlli giudiziari e agli obblighi europei e internazionali in materia di asilo.