La deputata di Más Madrid integrata nel gruppo Sumar, Tesh Sidi, ha indicato il Marocco come responsabile diretto dell'attuale crisi migratoria a Ceuta, che a suo avviso cerca di destabilizzare la Spagna con la complicità degli Stati Uniti e di Israele. In questo contesto, ha insistito sul fatto che "non si può negoziare con chi ha una pistola sul tavolo".
"E il Marocco ha un fucile", ha sottolineato questo venerdì, richiedendo una risposta ferma e una posizione di unità politica di fronte al regime di Rabat.
Attraverso i suoi profili sui social media, la parlamentare di origine saharawi ha avvertito che trasformare questa emergenza migratoria in uno scontro tra "destra e sinistra", come "strumentalizzando alcuni partiti", si inserisce nella strategia del Marocco e dei suoi alleati, che cercano "divisione interna per destabilizzare il paese".
Per Sidi, "questa non è una crisi migratoria, né tanto meno. È una decisione politica del Marocco o dei suoi alleati che cerca di ricordare la sua capacità di pressione di fronte a qualcosa che non gli è piaciuto e che ha fatto la Spagna", e aggiunge che la congiuntura sta venendo sfruttata da Israele e dagli USA per "osteggiare ancora di più" l'insieme del paese.
L'UE sta "dopando una dittatura"
La deputata ha anche attaccato l'operato dell'Unione Europea (UE), alla quale rimprovera che "non sta mostrando alcuna solidarietà" con la Spagna e che "preferisce tirare Frontex", che definisce "l'ICE europeo", piuttosto che "segnalare la monarchia marocchina, alla quale consegna milioni" per il controllo dei flussi migratori.
"Una dittatura che stiamo dopando", ha denunciato, rimproverando inoltre che la Casa Reale spagnola non esiga spiegazioni dalla monarchia marocchina per questa crisi, nonostante sia consapevole che la relazione tra le due case è "ben conosciuta" perché "il re chiama 'fratello' Mohamed VI".
Sidi ha chiesto inoltre che il Governo convochi l'ambasciatrice del Marocco in Spagna, Karima Benyaich, seguendo la stessa linea del ministro degli Affari Esteri, José Manuel Albares, con l'ambasciatore italiano Giuseppe Buccino Grimaldi, dopo che il titolare degli Esteri d'Italia, Antonio Tajani, ha proposto la chiusura dello spazio Schengen a seguito della situazione migratoria a Ceuta.
Mostrare "forza" di fronte al "ricatto"
Nella sua analisi, la parlamentare sostiene che il "polso politico" deve orientarsi a "mostrare forza" di fronte al "ricatto" e a "non ipotecare" la politica estera nel Maghreb, ricordando che le relazioni di vicinato devono basarsi "su cooperazione e lealtà", come, secondo quanto ha sottolineato, ha fatto l'Algeria.
Ha inoltre sottolineato che l'ala socialista del Governo ha già ceduto sulla questione del Sahara Occidentale e ha avvisato che "la monarchia alauita non si fermerà fino a ottenere lo stesso con Ceuta e Melilla", non tanto per il proprio peso quanto "per la forza dei suoi alleati: Israele e Stati Uniti".
Per Sidi, questa congiuntura richiede un autentico dibattito di Stato e un'informazione che vada oltre le dispute tra partiti. A suo avviso, se si analizza la politica estera con chiavi di confronto interno, "saremo condannati a commettere sempre lo stesso errore. Il marrone se lo mangeranno i prossimi governi, non importa il loro colore politico", ha concluso.