Il Governo amplia la pensione anticipata per disabilità con 11 nuove malattie riconosciute

Il Governo incorpora 11 nuove patologie all'accesso alla pensione anticipata per persone con disabilità pari o superiore al 45%.

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Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera questo martedì a un Decreto Reale che aggiunge undici nuove disabilità o patologie, tra cui la spina bifida o il Parkinson, al catalogo delle situazioni che consentono di accedere alla pensione anticipata per le persone lavoratrici con disabilità con un grado uguale o superiore al 45%.

Secondo il Ministero dell'Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni, questa riforma renderà possibile che circa 50.000 lavoratori con disabilità possano anticipare il loro ritiro fino a 56 anni.

Le nuove patologie incorporate sono: Spina bifida, Amiloidosi da transtiretina variante, Malattia di Parkinson, Distrofia miotonica tipo 1 (Steinert), Malattia di Huntington, Sclerosi sistemica, Lesione midollare, Degenerazione corticobasale, Atrofia multisistemica e Paralisi sopranucleare progressiva e Malattia Renale Cronica stadio G5.

La norma entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale dello Stato (BOE) e chiude un processo in cui ha partecipato una Commissione Tecnica formata da specialisti medici, personale scientifico, esperti in disabilità e la Direzione Generale dell'Ordine della Sicurezza Sociale, come dettaglia il dipartimento.

La ministra dell'Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni, Elma Saiz, ha sottolineato che "migliaia di persone che soffrono di malattie gravi che condizionano la loro prestazione lavorativa potranno beneficiare di questa decisione del Governo il cui obiettivo è che abbiano una protezione speciale che faccia giustizia e equipari le loro possibilità con quelle del resto della popolazione lavoratrice".

Per accedere a questa pensione anticipata senza che ciò comporti tagli nell'importo della pensione, le persone lavoratrici dovranno soddisfare condizioni come "essere in regola o in situazione assimilata a quella di regolarità alla data del fatto causale e attestare 15 anni di contribuzione nel corso della loro vita lavorativa e, all'interno di quel periodo, che per almeno 5 anni siano stati colpiti da alcune di queste patologie con disabilità uguale o superiore al 45 percento".

In queste situazioni, il tempo in cui si anticipa l'età di pensionamento sarà considerato come contribuito ai fini del calcolo della percentuale applicabile sulla base regolatrice che determina l'importo della pensione di pensionamento, precisa il Ministero.

Il CERMI ha accolto "con soddisfazione" l'approvazione di questo decreto reale "che permetterà a un numero maggiore di lavoratori con disabilità di accedere, in condizioni di giustizia ed equità, a una misura di protezione sociale adattata alla particolare situazione che comportano determinate disabilità e patologie".

L'ente sottolinea che questa disposizione regolamentare, nella cui elaborazione il CERMI ha intervenuto "mediante un stretto processo di interlocuzione" con il Ministero dell'Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Immigrazioni, amplia questa possibilità a undici nuove patologie "per le quali è stato accertato, con base scientifica, che comportano una riduzione significativa dell'aspettativa di vita delle persone lavoratrici con disabilità".

Il CERMI rimarca che, da quando nel 2009 è stata creata questa modalità di pensionamento anticipato, l'elenco delle disabilità o patologie con diritto a beneficiarne non era stato aggiornato.

Dopo la riforma del Decreto Reale regolatore nel 2022 e l'ordinanza ministeriale che ha fissato la procedura di revisione del catalogo, nel 2025 si è aperto il canale per richiedere l'inclusione di nuove disabilità o patologie. Con l'incorporazione di questi undici nuovi casi si conclude il primo processo di aggiornamento.

Il CERMI ricorda che questo meccanismo di revisione rimarrà aperto in modo indefinito, in modo che le organizzazioni che vogliono promuovere l'incorporazione di altre disabilità o patologie potranno farlo seguendo la procedura stabilita e fornendo evidenza scientifica aggiornata e sufficiente che dimostri una riduzione significativa dell'aspettativa di vita associata alla condizione proposta.

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