Il ministro degli Affari Esteri, José Manuel Albares, ha qualificato questo martedì come "frivole" le critiche lanciate dall'Italia dopo la recente crisi migratoria a Ceuta, sottolineando che il confine spagnolo nelle due città autonome costituisce il "più complesso del mondo". Inoltre, ha attaccato i "bufale" diffuse negli ultimi giorni dal Governo di Giorgia Meloni per "interesse politico interno".
Durante la conferenza stampa tenutasi a Ceuta dopo essersi incontrato con il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, Albares ha dettagliato che, nei suoi contatti con i suoi omologhi dell'UE, inclusi i commissari per gli Interni e per il Mediterraneo, si dedica a smontare i "bufale" e le "utilizzazioni interessate, partitiche, ideologiche" che, a suo avviso, si stanno facendo di ciò che accade nella città.
"Trasmetto la realtà di questa città per lavorare tutti insieme e per rafforzare il confine più unico, più complesso, più speciale che ha l'Unione Europea insieme a quello di Melilla", ha sottolineato il ministro, prima di ribadire che nessuna delle persone che è entrata in modo irregolare a Ceuta ha viaggiato verso la Penisola "né può farlo" grazie a un "doppio filtro di controllo" di confine. "Spiego ai miei colleghi europei che Ceuta e Melilla garantiscono l'integrità dello spazio Schengen", ha insistito.
In questo contesto, ha indicato che, nei suoi colloqui, ciò che percepisce "maggiormente" è la convinzione che Spagna e Ceuta meritano il "sostegno, l'impegno e la solidarietà" del resto dei partner comunitari. Tuttavia, ha attaccato la "confrontazione" e la "disinformazione" che, secondo quanto denunciato, promuovono "alcuni".
Albares ha fatto riferimento all'"internazionale reazionaria", con i suoi "terminali in Europa e Spagna inclusi", che, secondo quanto affermato, ha deciso di "coordinarsi", non "per risolvere la situazione, ma per sfruttarla a proprio vantaggio, partitico e ideologico".
Critiche a Meloni e ai nuovi controlli migratori
Il capo della diplomazia spagnola ha collocato l'Esecutivo di Giorgia Meloni tra coloro che, per quel interesse partitico e per le loro "necessità elettorali interne", cercano di trarre profitto da questa "situazione inedita". Ha sottolineato, inoltre, la paradossalità che "il paese che ha il maggior numero di ingressi irregolari in Europa", concretamente il doppio della Spagna, abbia deciso di imporre "controlli migratori ai voli e alle navi che arrivano dalla Spagna".
In questo punto, Albares ha precisato che i movimenti di immigrati irregolari tra Spagna e Italia sono solitamente "infimi", poiché "praticamente non arrivano all'uno per cento".
"Tutti gli europei devono prendere coscienza del fatto che, quando parliamo del confine di Ceuta e Melilla, che è il confine della Spagna e il confine dell'Unione Europea, stiamo parlando non solo del confine più complesso e speciale d'Europa ma del confine più complesso e speciale del mondo, che è il confine dell'Europa con l'Africa", ha manifestato il ministro.
E ha aggiunto: "Questo dice tutto e, pertanto, non si può parlare con la leggerezza e con la frivolezza con cui ha parlato il governo italiano".
Le critiche al Governo spagnolo non si sono limitate a Meloni. La prima ministra di Danimarca, la socialdemocratica Mette Frederiksen, si è allineata con l'italiana nel mettere in discussione le politiche di "immigrazione incontrollata", mentre il primo ministro svedese, il 'moderato' Ulf Kristersson, ha definito come "molto cattiva idea" la regolarizzazione straordinaria di immigrati approvata dall'Esecutivo di Pedro Sánchez.
Appello a maggior sostegno europeo a Ceuta e Melilla
Nella stessa comparsa, Albares ha nuovamente richiesto che l'Unione Europea rafforzi il suo sostegno a Ceuta e Melilla, tenendo conto "della loro specificità anche da un punto di vista sociale ed economico".
Come messaggio finale, ha fatto appello a lavorare per Ceuta dall'unità di tutte le forze politiche spagnole, "indipendentemente dal colore politico", e anche dall'"unità di tutti gli europei", con l'obiettivo di affrontare la pressione migratoria e proteggere il confine esterno comunitario.