Sondaggio elezioni generali: in piena crisi di Ceuta, Vox sale e la sinistra non arriva al 35%, secondo NC Report

L'inchiesta di NC Report per 'La Razón', realizzata tra il 31 luglio e il 4 agosto in piena crisi di Ceuta, colloca il PP al 34,2% e tra 145 e 147 seggi. Vox sale al 18% e raggiungerebbe tra 61 e 63 deputati, mentre PSOE, Sumar e Podemos sommerebbero solo il 34,6% del voto. La maggioranza di PP e Vox si mantenerebbe tra 206 e 210 seggi.

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La crisi di Ceuta non altera il vantaggio di PP e Vox, ma consolida la formazione di Santiago Abascal al suo livello più alto all'interno del blocco della destra. Secondo il sondaggio di NC Report per La Razón, realizzato tra il 31 luglio e il 4 agosto, Vox sale al 18% dei voti e otterrebbe tra 61 e 63 seggi se si tenessero ora elezioni generali.

Il PP tornerebbe a vincere con il 34,2% e un intervallo tra 145 e 147 deputati. La somma di PP e Vox raggiungerebbe tra 206 e 210 seggi, ben al di sopra della maggioranza assoluta, fissata a 176.

Nell'altro blocco, PSOE, Sumar e Podemos si fermerebbero al 34,6% del voto. Il PSOE otterrebbe il 25,2% e tra 101 e 103 seggi; Sumar scenderebbe al 5,9% e si muoverebbe tra otto e 10 deputati; e Podemos raggiungerebbe il 3,5% e tra due e tre rappresentanti.

Il sondaggio è stato pubblicato da La Razón questo lunedì ed è stato elaborato in piena crisi di Ceuta, dopo l'ingresso massiccio di immigrati nella città autonoma e del dibattito politico sulla risposta del Governo, la pressione del Marocco e la sicurezza dei confini.

Cosa cambia rispetto al precedente NC Report: Vox sale, il PP cede qualche decimale e il PSOE migliora leggermente

Il confronto con il precedente sondaggio di NC Report permette di affinare la lettura. Non c'è un nuovo crollo del PSOE rispetto a luglio. Infatti, i socialisti migliorano leggermente: passano dal 25% al 25,2% e da un intervallo di 99-100 seggi a un altro di 101-103 deputati.

Il movimento più rilevante è in Vox. A luglio, il partito di Abascal appariva con il 17,8% e tra 60 e 62 seggi. Nella nuova misurazione sale al 18% e si colloca tra 61 e 63 deputati. L'aumento è piccolo, ma politicamente significativo perché si verifica in piena crisi di Ceuta e perché rafforza Vox come partner imprescindibile del PP.

Il PP, da parte sua, scende leggermente. Nel precedente NC Report appariva con il 34,5% e tra 146 e 148 seggi. Ora si colloca al 34,2% e tra 145 e 147. Feijóo cede tre decimali e un seggio nell'intervallo, ma rimane chiaramente come prima forza e mantiene un ampio vantaggio su Sánchez.

La somma di PP e Vox si conserva praticamente intatta. A luglio, NC Report collocava il blocco tra 206 e 210 seggi. Ad agosto ripete quel medesimo intervallo. La lettura è chiara: anche se il PP allenta qualche decimale, Vox compensa il movimento e la maggioranza della destra rimane stabilizzata sopra i 200 deputati.

Per il PSOE, il dato permette di uscire dalla zona psicologica dei meno di 100 seggi, ma non cambia il fondo del problema. Sánchez sarebbe ancora lontano dai 121 deputati ottenuti nel 2023 e la somma di PSOE, Sumar e Podemos arriverebbe appena al 34,6% del voto.

PP e Vox mantengono una maggioranza ampia fino a 210 deputati

La principale conclusione del sondaggio è la forza del blocco formato da PP e Vox. Il PP otterrebbe tra 145 e 147 seggi. Vox raggiungerebbe tra 61 e 63. Insieme, entrambi i partiti sommerebbero tra 206 e 210 deputati.

Anche nella parte bassa dell'intervallo, la maggioranza supererebbe di 30 seggi la maggioranza assoluta. Nella parte alta, il margine arriverebbe a 34 deputati.

Il dato conferma che, secondo NC Report, la destra non dipenderebbe da partiti nazionalisti né regionalisti per formare Governo. Feijóo avrebbe bisogno di Vox, ma la somma sarebbe sufficiente per un'investitura e per una maggioranza parlamentare molto ampia.

Vox raddoppia la sua rappresentanza rispetto al 23J

Vox è il partito che migliora di più in seggi rispetto alle elezioni generali del 2023. Allora ottenne 33 deputati. Ora, secondo NC Report, si muoverebbe tra 61 e 63. Cioè, praticamente raddoppierebbe la sua rappresentanza in Congresso.

In percentuale di voto, Vox passerebbe dal 12,4% delle ultime generali al 18% attuale. La crescita è di 5,6 punti. Questo avanzamento cambia l'equilibrio interno del blocco della destra. Il PP continuerebbe a essere la prima forza e avrebbe più di 145 seggi, ma Vox avrebbe un peso parlamentare molto superiore a quello della legislatura attuale.

Il PP vince con chiarezza, anche se cala rispetto a luglio

Il PP vincerebbe le elezioni generali con il 34,2% dei voti. La cifra implica una leggera diminuzione rispetto al precedente NC Report, quando i popolari apparivano al 34,5%. Scende anche l'intervallo dei seggi: da 146-148 a 145-147.

La caduta è limitata e non altera la prima posizione del partito di Feijóo. Il PP rimarrebbe sopra il suo risultato parlamentare del 23J, quando ottenne 137 deputati.

Il vantaggio sul PSOE sarebbe di nove punti in voto e di tra 42 e 46 seggi, secondo l'estremo dell'intervallo.

Il PSOE migliora di alcune decimali, ma rimane lontano dal 2023

Il PSOE si colloca al 25,2% dei voti e tra 101 e 103 deputati. Il confronto con il sondaggio precedente di NC Report offre un piccolo miglioramento: due decimali in più nel voto e un intervallo leggermente superiore in seggi. Tuttavia, il confronto con le elezioni generali del 2023 rimane molto negativo.

Il PSOE ha ottenuto allora il 31,7% e 121 seggi. Con il dato attuale perderebbe 6,5 punti e tra 18 e 20 deputati.

Il sondaggio riflette anche una bassa fedeltà: solo il 67,8% di coloro che hanno votato per il PSOE nel 2023 ripeterebbero ora. Un 10,7% andrebbe al PP, un 6,2% a Vox e un 10,5% si asterebbe.

La sinistra statale rimane al 34,6%

Il dato più duro per il blocco progressista è la somma di PSOE, Sumar e Podemos. Tra i tre raggiungerebbero il 34,6% del voto. Il PSOE contribuirebbe con il 25,2%, Sumar con il 5,9% e Podemos con il 3,5%.

La Razón sottolinea che questa percentuale rimane al di sotto di altri minimi storici dello spazio di sinistra statale, come i risultati del 2000 e del 2011.

Il confronto ha una lettura politica chiara: il PSOE resiste un po' meglio rispetto alla misurazione precedente, ma l'insieme del blocco rimane in una posizione molto debole.

Sumar continua a non ricostruire il suo spazio

Sumar si collocherebbe al 5,9% dei voti e tra otto e 10 seggi. La formazione rimane molto lontana dai 31 deputati ottenuti nel 2023 dalla candidatura che allora integrava anche Podemos.

Il dato di fedeltà è particolarmente basso: Sumar conserverebbe solo il 37% dei suoi elettori. Il 24,5% andrebbe a Podemos, il 15,1% al PSOE e il 19,8% opterebbe per l'astensione. La frammentazione dello spazio a sinistra del PSOE continua a essere uno dei principali problemi per la conversione dei voti in seggi.

Podemos migliora, ma non compensano il retrocesso di Sumar

Podemos otterrebbe il 3,5% dei voti e tra due e tre deputati. Quel risultato consente alla formazione di mantenere presenza nel Congresso, ma non compensa la perdita accumulata di Sumar né ricostruisce lo spazio che nel 2023 si è presentato unito.

La somma di Sumar e Podemos si fermerebbe tra 10 e 13 seggi, molto lontano dai 31 ottenuti dalla candidatura congiunta nelle ultime generali. La sinistra alternativa mantiene un voto sufficiente per influenzare alcuni ripartimenti provinciali, ma appare molto indebolita come socio necessario di una maggioranza progressista.

Il PSOE perde voti verso PP, Vox e l'astensione

La matrice di trasferimenti è una delle chiavi del sondaggio. NC Report stima che il 10,7% di coloro che hanno votato per il PSOE nel 2023 si inclinerebbe ora per il PP. Un altro 6,2% voterebbe per Vox e un 10,5% rimarrebbe nell'astensione.

La fuga verso destra è maggiore di quella che si produce in senso contrario. Solo lo 0,3% degli elettori del PP passerebbe ora al PSOE.

Il dato riflette che il problema socialista non è unicamente di dismobilitazione. C'è anche un trasferimento diretto verso il blocco della destra.

Il PP conserva meglio la sua base elettorale

Il PP mantiene una fedeltà di voto dell'83,8%. Questo significa che più di otto elettori popolari su dieci del 2023 ripeterebbero ora. La principale fuga del PP si verifica verso Vox, con un 11,1%.

L'astensione tra i vecchi elettori del PP si attesta al 3,6%, molto al di sotto del 10,5% registrato tra coloro che hanno votato per il PSOE.

Questa differenza aiuta a spiegare il vantaggio del blocco della destra: i suoi elettori rimangono più mobilitati e meno indecisi.

Vox ha l'elettorato più fedele

Vox conserva l'88,4% di coloro che lo hanno votato alle generali del 2023. È la fedeltà più alta tra i principali partiti. Solo il 5,5% dei suoi vecchi elettori tornerebbe al PP, il 3% opterebbe per SALF e il 3,1% si asterebbe.

La elevata retention di Vox spiega che il partito continua a crescere anche in uno scenario in cui il PP si mantiene come prima forza.

Il risultato conferma che Vox non appare solo come ricevitore di voto scontento, ma come un partito con una base già molto consolidata.

La partecipazione scenderebbe di quattro punti

Il sondaggio stima una partecipazione del 62,6%. Nelle elezioni generali del 2023 è stata del 66,6%, quindi il calo sarebbe di quattro punti. L'astensione salirebbe fino al 37,4%.

NC Report calcola che questo comporterebbe più di 1,7 milioni di elettori in meno rispetto all'ultima chiamata alle urne. Il calo della partecipazione danneggia specialmente la sinistra, perché il PSOE e Sumar presentano fughe rilevanti verso l'astensione.

L'astensione giovanile supera il 50%

L'analisi per età lascia un altro dato di alto impatto. Tra i giovani di 18-29 anni, l'astensione supererebbe il 50%. Secondo la segmentazione di NC Report, in quel segmento l'astensione raggiungerebbe il 50,7%.

Il voto giovanile appare molto frammentato. In quel gruppo, Vox si attesterebbe all'11,8%, il PSOE al 10,4%, il PP al 9,7% e Sumar al 6,9%.

Il dato è rilevante perché rompe una lettura automatica del voto giovanile come spazio progressista. L'astensione domina ampiamente e Vox appare davanti a PSOE e PP in quel segmento.

Il voto per età favorisce il PP a partire dai 45

Il PP ottiene i suoi migliori dati nei gruppi di età più avanzata. Tra gli elettori di 45-64 anni raggiunge il 23,2% sul censimento, davanti al PSOE, che si ferma al 17,3%. Vox registra in quel gruppo un 10,1% e Sumar un 2,5%.

 Tra i 30 e 44 anni, PP e PSOE pareggiano con un 17,3% e un 15,3%, rispettivamente, mentre Vox arriva al 13,7%.

Il modello conferma un vantaggio generazionale per il PP nelle fasce adulte e una migliore performance di Vox tra i minori di 45 anni.

Partito Voto stimato Seggi stimati
PP 34,2% 145-147
PSOE 25,2% 101-103
Vox 18% 61-63
Sumar 5,9% 10
Podemos 3,5% 2-3

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¿En qué fase de tramitación parlamentaria se encuentra la reforma de la Ley Electoral actualmente?

Ahora mismo no existe una única “gran” reforma de la Ley Electoral en una fase final, sino varias reformas parciales de la Ley Orgánica del Régimen Electoral General (LOREG) en distintos momentos del trámite. La principal iniciativa del Gobierno, un proyecto de ley orgánica para regular debates electorales y encuestas, está en el Congreso en fase de enmiendas al articulado, con el plazo ampliado hasta el 2 de septiembre de 2026. Además, hay una proposición de ley procedente del Senado sobre causas de inelegibilidad también en fase de enmiendas, y varias proposiciones de los grupos (Vox, Sumar, Mixto) pendientes aún de toma en consideración. En paralelo, una reforma concreta de la LOREG –la que ajusta la representación de Formentera en el Senado– ya ha sido aprobada definitivamente por las Cortes.

1. Proyecto del Gobierno para reformar la LOREG

El Gobierno ha impulsado el Proyecto de Ley Orgánica por la que se modifica la Ley Orgánica 5/1985, de 19 de junio, del Régimen Electoral General, registrado en el Congreso con número 121/000063. Este texto desarrolla el anteproyecto presentado en 2025 y descrito por el periódico Demócrata en esta crónica del Consejo de Ministros y en el análisis sobre debates obligatorios y encuestas.

Según la ficha parlamentaria, el proyecto:

  • Se tramita en el Congreso de los Diputados.
  • Ha superado la fase de publicación de la iniciativa.
  • Se encuentra en plazo de presentación de enmiendas, ampliado sucesivamente hasta el 2 de septiembre de 2026.

En términos de procedimiento, eso significa que la reforma está aún en una fase inicial-intermedia: no se ha constituido ponencia ni hay todavía informe de Comisión ni debate en Pleno sobre el texto concreto. El proyecto desarrolla, entre otros puntos, la obligación de al menos un debate electoral en medios públicos y un refuerzo de la transparencia de las encuestas (incluida la publicidad de microdatos), tal como se detalla en el propio Boletín del Congreso y en las notas del Ministerio de Presidencia sobre el Plan de Acción por la Democracia, disponibles en Moncloa y en la web ministerial de Presidencia.

2. Proposición sobre causas de inelegibilidad

Junto a ese proyecto del Gobierno, hay una Proposición de Ley Orgánica de modificación de la LOREG relativa a las causas de inelegibilidad, impulsada por el Grupo Popular en el Senado y tramitada en las dos Cámaras:

  • En el Senado: iniciativa (15)622/000048, cuyo texto se publicó en el Boletín del 24 de octubre de 2024.
  • Tras ser tomada en consideración por el Pleno del Senado el 21 de mayo de 2025, fue remitida al Congreso conforme al artículo 89.2 CE.
  • En el Congreso se tramita como 124/000028, encomendada a la Comisión Constitucional, con plazo de enmiendas abierto y también ampliado hasta el 2 de septiembre de 2026.

Por tanto, esta reforma concreta de la LOREG también está en fase de enmiendas en el Congreso, sin haberse constituido aún ponencia ni dictamen de Comisión.

3. Otras iniciativas de reforma electoral en curso

Además de esas dos piezas principales, existen varias proposiciones de ley orgánica que tocan aspectos específicos del régimen electoral:

  • La proposición de Vox para incluir como inelegibles a los prófugos de la justicia (122/000065) fue admitida a trámite y se encuentra pendiente de toma en consideración por el Pleno del Congreso.
  • La proposición de Sumar sobre simulaciones de imágenes y voces con inteligencia artificial (122/000073) añade un nuevo artículo 144 bis a la LOREG para tipificar delitos vinculados a deepfakes en campaña, y también está pendiente de toma en consideración.
  • La proposición del Grupo Mixto sobre derecho a la información veraz y lucha contra la desinformación (122/000107) incluye un nuevo título específico para elecciones al Consejo del Derecho a la Información y múltiples modificaciones de la LOREG; igualmente se halla admitida y a la espera del debate de toma en consideración.

En paralelo, Demócrata ha seguido otros intentos de reforma que fueron rechazados en la propia toma en consideración, como la proposición de Vox para separar el voto por correo en urnas distintas, cuya inadmisión a trámite se detalla en esta pieza y en este otro análisis.

4. Reformas ya concluidas: el caso Formentera

Conviene distinguir estas iniciativas en trámite de las reformas que ya han culminado. El ejemplo más reciente es la reforma para otorgar a Formentera un senador propio, que implicaba modificar la LOREG tras la reforma del artículo 69.3 de la Constitución. El Congreso dio luz verde al texto, como explicó Demócrata en esta información, y el Senado lo aprobó posteriormente por 252 votos a favor y 5 abstenciones, según la nota oficial accesible en la web del Senado. Esa reforma, por tanto, ya está concluida y fuera de la fase parlamentaria.

5. Balance: no hay una “reforma única” cerrada

En síntesis, a agosto de 2026 la “reforma de la Ley Electoral” se traduce en un mosaico de iniciativas:

  • Un proyecto del Gobierno sobre debates y encuestas, en fase de enmiendas en el Congreso.
  • Una proposición del Senado sobre inelegibilidades, también en fase de enmiendas en el Congreso.
  • Varios textos de grupos parlamentarios, pendientes de toma en consideración.
  • Y reformas puntuales ya aprobadas definitivamente, como la relativa al escaño propio de Formentera en el Senado.

No hay, por tanto, una sola reforma global de la LOREG en fase final, sino varias reformas parciales con distinto grado de avance, siendo la del Gobierno y la del Senado sobre inelegibilidades las que están ahora mismo más avanzadas en su tramitación.

¿Qué cambios concretos introduce el proyecto del Gobierno sobre debates electorales y encuestas en la LOREG? ¿Qué partidos apoyan y cuáles se oponen a las principales reformas electorales en trámite? ¿Cuándo podría estar aprobada definitivamente la reforma del Gobierno si supera todos los trámites parlamentarios?

¿Cuáles son las funciones principales del presidente del Partido Popular según los estatutos de la formación?

Con la información disponible no es posible detallar cuáles son, artículo por artículo, las funciones del presidente del Partido Popular “según los Estatutos” vigentes, porque en las fuentes consultadas no aparece el texto estatutario completo ni el precepto específico relativo a esa figura. Sí se pueden extraer, a partir de las crónicas del propio PP y de Demócrata sobre la reciente reforma de Estatutos y sobre la organización interna, algunas conclusiones generales sobre el papel que los Estatutos asignan al presidente y sobre cómo se ejerce ese liderazgo en la práctica. Aun así, cualquier enumeración cerrada de “funciones estatutarias” sería especulativa y no se sostiene en los textos accesibles.

Lo que dicen las fuentes sobre los Estatutos y la organización del PP

El Partido Popular ha reformado recientemente sus Estatutos en el XXI Congreso Nacional celebrado en Madrid en julio de 2025. El propio partido explica que se aprobó una nueva ponencia de Estatutos, presentada por Fernando López Miras, María Guardiola, Gema Igual y Dani Sirera, destinada a “definir la organización y el funcionamiento” del PP, según la nota oficial sobre la Ponencia de Estatutos y la información sobre la ponencia publicada por el partido en este artículo.

Tras el Congreso, el PP informó de que se habían aprobado “unos Estatutos de consenso que apuestan por la transparencia, la participación y la escucha”, en palabras de López Miras, según la crónica oficial de su plenario, donde se subraya que el texto regula, entre otras cosas, los nuevos órganos (Oficina de Cumplimiento Normativo, Consejo de Presidentes Autonómicos, comités de alcaldes, etc.) y el reparto de funciones internas, tal como recoge el propio PP en esta referencia.

Demócrata, que ha seguido de cerca la preparación del Congreso, detalla que la ponencia de Estatutos impulsa un modelo de primarias con una sola urna, refuerza los mecanismos de rendición de cuentas y crea una Oficina de Cumplimiento Normativo para garantizar el código ético, todo ello dentro del nuevo marco estatutario (artículo sobre la Oficina de Cumplimiento Normativo y análisis sobre el cambio de primarias).

Sin embargo, ni en esas crónicas ni en otras piezas de contexto —como la guía del Congreso de Demócrata (guía del Congreso) o los directos sobre la cita (seguimiento en directo)— se reproduce el articulado completo de los Estatutos ni el precepto que enumera formalmente las atribuciones del presidente nacional.

Qué papel ejerce el presidente del PP según la práctica descrita en las noticias

A falta del texto literal de los Estatutos, las informaciones sobre la estructura interna permiten delinear el rol político y orgánico del presidente del PP:

  • Liderazgo del máximo órgano de dirección: Demócrata señala que el Comité Ejecutivo Nacional es el “máximo órgano del partido”, integrado por 35 vocales más otros miembros natos, y que en él se sientan el presidente y todo su Comité de Dirección, conforme a la crónica del Congreso en este análisis. De facto, el presidente encabeza ese órgano y marca su línea política.
  • Designación y configuración de la cúpula: varias piezas sobre la “nueva cúpula” relatan cómo Alberto Núñez Feijóo decide la estructura de su equipo (Secretaría General, vicesecretarías, portavocías) y propone a las personas concretas que lo integran; por ejemplo, cuando se anuncia que Miguel Tellado será secretario general y Ester Muñoz portavoz en el Congreso, se explica que es el propio presidente quien “va desgranando los cambios que introducirá en su Comité de Dirección”, según esta información y la crónica más amplia sobre la reconfiguración del equipo en “Nueva cúpula en el PP”.
  • Dirección política de la organización: artículos como “¿Quién sigue y quién cae?” o la guía del Congreso muestran al presidente como la figura que fija la estrategia general del partido, orienta la ponencia política y presenta ante el plenario su proyecto para revalidar el liderazgo.
  • Participación en órganos de coordinación territorial: la ponencia de Estatutos comentada por Sirera prevé un Consejo de Presidentes Autonómicos “integrado por el presidente nacional, el secretario general y los presidentes autonómicos”, según recoge Demócrata en su análisis. Eso sitúa al presidente como vértice de la coordinación con los “barones” territoriales.
  • Responsabilidad sobre el código ético y el cumplimiento interno: la Oficina de Cumplimiento Normativo y el régimen disciplinario se insertan en unos Estatutos en los que, según recuerda Demócrata a propósito del caso de la diputada Noelia Núñez, falsear el currículo es una infracción sancionable (“el artículo 10.2 de los Estatutos del PP” exige veracidad; ver esta pieza). Aunque no se detalla la función concreta del presidente en ese terreno, sí se le presenta como máximo responsable político del cumplimiento de ese marco.

En suma, de las fuentes se desprende que el presidente del PP es la figura que encabeza el partido, dirige el Comité de Dirección y el Comité Ejecutivo Nacional, propone la estructura y los nombres de la cúpula, lidera la definición de la línea política y forma parte central de los órganos de coordinación territorial. No obstante, no se dispone del texto estatutario completo que permita listar con precisión jurídica las “funciones principales” del presidente tal y como aparecen redactadas en los Estatutos vigentes. Para conocer esa enumeración de forma exacta sería necesario consultar directamente el documento oficial de Estatutos aprobado en el XXI Congreso, que el partido difunde a través de sus propios canales, como los comunicados enlazados en esta nota y en esta otra.

¿Dónde puedo consultar el texto íntegro de los Estatutos del Partido Popular aprobados en el XXI Congreso Nacional? ¿Qué diferencias introducen los nuevos Estatutos del PP respecto a los aprobados en 2017 en cuanto al modelo de elección del presidente? ¿Cómo se relacionan en la práctica el presidente del PP, el secretario general y el Comité Ejecutivo Nacional según la organización interna actual del partido?

¿Cuántos escaños obtuvo Vox y el PP en las elecciones generales de noviembre de 2019?

No puedo indicarte con certeza cuántos escaños obtuvieron exactamente Vox y el Partido Popular en las elecciones generales del 10 de noviembre de 2019, porque en las fuentes consultadas no aparece ningún dato numérico sobre el reparto de escaños de esos comicios. Las búsquedas en el archivo del periódico Demócrata y en otras referencias asociadas no devuelven resultados específicos sobre el 10N ni sobre los escaños de PP y Vox. Dado que las instrucciones que sigo me impiden aportar cifras que no estén explícitamente en las fuentes disponibles, no puedo darte un número de escaños sin incurrir en información no verificada dentro de este contexto. Sí puedo explicarte qué se ha encontrado, por qué no aparece el dato y cómo podrías verificarlo en fuentes oficiales.

Qué arrojan las búsquedas realizadas

Las consultas se han centrado en localizar el reparto de escaños del 10N de 2019 para el Congreso, filtrando específicamente por “Vox”, “Partido Popular” y “escaños” en el periodo de noviembre de 2019 y meses posteriores. Sin embargo, el archivo de Demócrata no contiene, en lo recuperado, una ficha de resultados ni una crónica electoral con el desglose por partido de aquellas elecciones.

En su lugar, aparecen noticias de temática totalmente ajena a los resultados electorales. Por ejemplo, varias notas de prensa del sector cárnico: sobre exportaciones de vacuno a Japón (exportación de vacuno a Japón), la participación en ferias internacionales como Foodex en Arabia Saudí (Foodex Saudí) o Food África en El Cairo (Food África El Cairo).

También se han recuperado contenidos sobre alimentación y salud, como un texto sobre la dieta mediterránea y obesidad infantil (dieta mediterránea y obesidad infantil), otro sobre el papel del vacuno en la conservación del medio ambiente (vacuno y medio ambiente) y una pieza de gastronomía navideña (vacuno en Navidad). Incluso aparece una nota corporativa del sector digital sobre la incorporación de una empresa a una patronal tecnológica (adhesión de TOTEM a DigitalES).

Ninguno de estos textos incluye referencia alguna a los resultados del 10N de 2019, ni al número de escaños del PP o de Vox. Es decir, desde el punto de vista de las fuentes utilizadas para esta respuesta, “no hay datos” sobre esa cuestión concreta.

Limitaciones para darte una cifra concreta

Las normas que rigen esta herramienta de FREN y del periódico Demócrata obligan a no incorporar información numérica que no esté explícitamente contenida en las fuentes consultadas. Aunque las elecciones generales del 10 de noviembre de 2019 están plenamente documentadas en la realidad política española, en este contexto concreto debo ceñirme estrictamente a lo que aparece en los documentos recuperados.

En ese sentido, no se dispone en las fuentes analizadas de un cuadro de resultados, ni de una noticia de balance parlamentario en la que se indiquen los escaños obtenidos por cada formación. Por eso, no puedo escribir aquí “el PP obtuvo X escaños y Vox Y” apoyándome en esta investigación, porque sería introducir datos que no están acreditados dentro del conjunto de textos consultados.

Cómo verificar el dato en fuentes oficiales

Si necesitas el número exacto de escaños de PP y Vox en el 10N, lo más fiable es acudir a las fuentes oficiales de resultados electorales, que son públicas y accesibles para cualquier ciudadano. En España, este tipo de información se publica y conserva, entre otros, en:

  • Ministerio del Interior: portal oficial de resultados electorales por circunscripción y por partido.
  • Congreso de los Diputados: fichas de cada legislatura con la distribución de escaños por grupo parlamentario.
  • Boletín Oficial del Estado (BOE): proclamaciones oficiales de candidatos electos por las juntas electorales.

En cualquiera de estas plataformas puedes localizar el histórico de elecciones generales, seleccionar la fecha de los comicios (10 de noviembre de 2019) y consultar el reparto de escaños, tanto para Vox como para el Partido Popular, junto con el resto de fuerzas políticas.

Resumen

Resumiendo: con las fuentes específicas utilizadas en esta respuesta (archivo de Demócrata y documentos relacionados) no se localiza el dato de cuántos escaños obtuvieron Vox y el PP en las elecciones del 10 de noviembre de 2019. Por ello, y para no aportar cifras no verificadas dentro de este marco, no puedo darte un número concreto. Para un dato exacto y oficial, la vía adecuada es consultar el histórico de resultados del Ministerio del Interior o la información institucional del Congreso de los Diputados.

¿En qué instituciones oficiales puedo ver el reparto de escaños completo del 10N de 2019, circunscripción por circunscripción? ¿Qué consecuencias tuvo la repetición electoral de noviembre de 2019 en la configuración de bloques parlamentarios en el Congreso? ¿Cómo ha variado desde 2019 hasta hoy el peso parlamentario de Vox y del PP en el Congreso de los Diputados?

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