Muore Nirmal Purja, l'alpinista che ha scalato i 14 ottomila in poco più di sei mesi

L'alpinista nepalese Nirmal Purja, conosciuto a livello mondiale per aver scalato le 14 montagne più alte del pianeta in poco più di sei mesi, è morto in una valanga durante un'espedizione in Pakistan. La sua azienda ha confermato il decesso dell'alpinista e di altre nove persone, in un incidente che colpisce duramente il mondo dell'alpinismo di alta montagna.

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Il alpinista nepalese Nirmal Purja è morto in una valanga registrata durante un'espedizione in Pakistan, secondo quanto confermato dalla sua stessa azienda. L'alpinista, una delle figure più conosciute dell'alpinismo contemporaneo, si trovava in una zona di alta montagna quando è stato colpito dalla frana insieme ad altri membri del gruppo.

La valanga ha lasciato dieci morti, tra cui Purja, e riporta l'attenzione sui rischi estremi delle espedizioni nel Karakorum, una delle catene montuose più impegnative del mondo. Le condizioni meteorologiche, l'altitudine, l'accumulo di neve e la difficoltà delle operazioni di soccorso rendono questo tipo di incidenti emergenze particolarmente complesse.

L'uomo che ha cambiato i limiti dell'alpinismo moderno

Nirmal Purja, conosciuto anche come Nims Dai, è diventato una figura globale dopo aver completato nel 2019 un'impresa che sembrava quasi impossibile: scalare i 14 ottomila del pianeta in sei mesi e sei giorni. Fino ad allora, il record precedente era misurato in anni, e il suo progetto ha collocato il suo nome tra i grandi riferimenti della storia recente dell'alpinismo.

La sua sfida, battezzata come Project Possible, consisteva nel concatenare le cime più alte del mondo, tutte sopra gli 8.000 metri, in un calendario di estrema esigenza fisica, logistica e meteorologica. L'impresa lo ha reso un simbolo di resistenza, pianificazione e capacità di muoversi nella cosiddetta zona della morte, dove la mancanza di ossigeno moltiplica il rischio di ogni decisione.

Da soldato gurkha a riferimento mondiale

Prima di diventare una celebrità dell'alpinismo, Purja ha servito nei Gurkhas e in unità d'élite britanniche, un'esperienza che lui stesso ha collegato molte volte con la sua disciplina, la sua capacità di sofferenza e il suo modo di affrontare espedizioni di massimo rischio. Il suo percorso combinava preparazione militare, ambizione sportiva e una narrativa molto riconoscibile: dimostrare che i limiti accettati potevano essere infranti con strategia, resistenza e squadra.

Purja ha anche contribuito a dare visibilità internazionale agli alpinisti nepalese, tradizionalmente essenziali nelle espedizioni all'Himalaya e al Karakorum, ma spesso relegati a un secondo piano nel racconto pubblico delle grandi ascensioni. La sua fama ha aiutato a cambiare questa percezione e a collocare le guide, i sherpa e gli scalatori del Nepal al centro della conversazione sull'alta montagna.

Pakistan, uno degli scenari più duri dell'alpinismo

Il Pakistan ospita alcune delle montagne più alte e pericolose del mondo, tra cui K2, Broad Peak, Gasherbrum I, Gasherbrum II e Nanga Parbat. Queste cime attirano ogni anno spedizioni internazionali, ma concentrano anche alcuni dei rischi più severi dell'alpinismo: valanghe, crepacci, tempeste improvvise, distacchi, freddo estremo e percorsi di accesso molto difficili.

La morte di Purja e degli altri nove alpinisti ricorda che anche gli scalatori più esperti sono esposti a una combinazione di fattori che può diventare fatale in pochi secondi. In alta montagna, l'esperienza riduce i rischi, ma non elimina il pericolo di fenomeni naturali impossibili da controllare completamente.

Una perdita enorme per l'alpinismo

La morte di Nirmal Purja rappresenta un colpo simbolico per il mondo dell'alpinismo. Non solo scompare uno dei alpinisti più riconosciuti della sua generazione, ma anche una figura che aveva trasformato l'alta montagna in un racconto globale, capace di raggiungere pubblici lontani dallo sport grazie ai suoi record, alle sue spedizioni e alla sua presenza mediatica.

Il suo lascito rimarrà associato a una delle maggiori imprese della storia recente dell'alpinismo: aver portato al limite la velocità, la logistica e la resistenza umana nelle cime più alte del pianeta. La valanga in Pakistan chiude in modo tragico il percorso di un alpinista che ha fatto dell'impossibile un marchio personale.

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