Il chitarrista Pepe Habichuela, una delle figure imprescindibili della storia del flamenco, è deceduto questo martedì a Madrid all'età di 82 anni, dopo una malattia che lo aveva allontanato dai palcoscenici dall'estate del 2024. Con la sua scomparsa, il flamenco perde uno dei grandi rinnovatori della chitarra spagnola e un artista che ha dedicato più di sei decenni ad ampliare i confini del genere senza mai rinunciare alle sue radici.
Nato a Granada nel 1944 con il nome di José Antonio Carmona Carmona, Habichuela apparteneva a una delle saghe familiari più influenti del flamenco. Nipote, figlio e fratello di chitarristi, iniziò a formarsi nelle caverne del Sacromonte prima di trasferirsi a Madrid nel 1964, dove iniziò una carriera che lo avrebbe reso uno dei musicisti più rispettati del panorama flamenco.
Un riferimento di varie generazioni
Durante i suoi primi anni nella capitale accompagnò alcuni dei grandi nomi del canto, tra cui Juanito Valderrama, Fosforito o Fernanda e Bernarda de Utrera, partecipando a decine di registrazioni che consolidarono il suo prestigio come chitarrista di accompagnamento.
Tuttavia, uno dei momenti decisivi della sua carriera arrivò grazie a Enrique Morente. Entrambi firmarono nel 1977 i dischi Homenaje a Don Antonio Chacón e Despegando, due lavori considerati fondamentali nell'evoluzione del flamenco contemporaneo per la loro scommessa su nuove armonie e forme di intendere il genere.
La sua carriera da solista iniziò alcuni anni dopo con A Mandeli (1983), un album che inaugurò la collezione Los Jóvenes Flamencos dell'etichetta Nuevos Medios e che segnerebbe l'inizio di un'epoca di enorme influenza sulle nuove generazioni.