È più economico mettere la lavastoviglie o lavare a mano? La risposta può far risparmiare acqua e denaro

Gli studi dell'IDAE, dell'OCU e della Commissione Europea concordano sul fatto che una lavastoviglie moderna di solito consuma molta meno acqua rispetto al lavaggio manuale e, se utilizzata correttamente, può anche risultare più economica per la casa.

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Ogni volta sono sempre più i consumatori che cercano formule per ridurre la bolletta della luce e dell'acqua senza rinunciare al comfort. Una delle domande più abituali è se sia più economico usare la lavastoviglie o lavare a mano.

La risposta non dipende unicamente dal consumo elettrico dell'elettrodomestico, ma anche dalla quantità d'acqua utilizzata, dal tipo di programma scelto e dalle abitudini di ogni casa.

I dati disponibili mostrano che una lavastoviglie moderna ed efficiente, utilizzata a carico completo e in modalità ECO, di solito consuma meno acqua rispetto al lavaggio manuale e, nella maggior parte dei casi, riduce anche il costo totale per lavaggio.

La lavastoviglie consuma molta meno acqua rispetto al lavare a mano

Il principale risparmio non sta nell'elettricità, ma nell'acqua.

Secondo i dati gestiti dall'Istituto per la Diversificazione e il Risparmio Energetico (IDAE), dall'Organizzazione dei Consumatori e degli Utenti (OCU) e dalle informazioni sull'etichettatura energetica dell'Unione Europea, una lavastoviglie moderna consuma abitualmente tra 6 e 10 litri d'acqua per ciclo in modalità ECO, mentre un programma convenzionale si colloca tra 9 e 12 litri.

Al contrario, lavare i piatti a mano può far lievitare il consumo d'acqua a seconda del modo in cui si fa. Se si tiene il rubinetto aperto durante tutto il lavaggio, la spesa può collocarsi tra 70 e 100 litri, ovvero fino a dieci volte di più rispetto a una lavastoviglie efficiente.

Anche utilizzando il lavello o due bacinelle, il consumo di solito si aggira intorno ai 15 o 40 litri, ancora sopra quello di molti elettrodomestici attuali.

Quale opzione risulta più economica?

Anche se la lavastoviglie ha bisogno di elettricità per funzionare, il suo consumo è diminuito notevolmente negli ultimi anni.

Un ciclo ECO consuma di solito circa 0,6 kWh, il che, con i prezzi abituali dell'elettricità, rappresenta circa dieci centesimi di euro. Sommando il costo dell'acqua, un lavaggio completo può collocarsi intorno ai 12 o 15 centesimi, senza contare il detergente.

Lavare a mano non consuma elettricità, ma la spesa d'acqua può elevare considerevolmente il costo finale quando si utilizza il rubinetto in modo continuato.

Per questo motivo, gli esperti concludono che per un carico completo di piatti, bicchieri, posate e utensili da cucina, la lavastoviglie è di solito l'alternativa più economica.

La chiave sta in come si utilizza

Il risparmio dipende in gran parte dall'uso che si fa dell'elettrodomestico.

Gli specialisti raccomandano di aspettare di riempire completamente la lavastoviglie prima di metterla in funzione, utilizzare sempre che sia possibile il programma ECO e evitare di sciacquare i piatti sotto il rubinetto prima di inserirli, poiché i modelli attuali sono progettati per eliminare i residui di cibo senza la necessità di quel prelavaggio.

Al contrario, se bisogna solo pulire una tazza, un piatto o alcune posate, può risultare più efficiente lavarli a mano piuttosto che avviare un ciclo completo.

Cosa dicono l'IDAE, la OCU e l'Unione Europea?

Le raccomandazioni dei principali organismi specializzati puntano nella stessa direzione.

L'IDAE consiglia di utilizzare programmi a basso consumo e di sfruttare la capacità completa dell'apparecchio per massimizzare il risparmio.

La OCU conclude che le lavastoviglie moderne riducono significativamente il consumo d'acqua rispetto al lavaggio manuale e che la differenza economica è sempre minore grazie al miglioramento dell'efficienza energetica.

Da parte sua, l'etichetta energetica europea riflette che molti modelli attuali consumano circa 54 a 75 kWh per ogni 100 cicli ECO e circa 9 litri d'acqua per lavaggio, cifre molto inferiori a quelle di appena un decennio fa.

Domande frequenti

Quanto consuma una lavastoviglie per lavaggio?
Un programma ECO di solito consuma tra 6 e 10 litri d'acqua e circa 0,6 kWh di elettricità.

È meglio utilizzare sempre il programma ECO?
Sì. È il programma che offre il miglior equilibrio tra consumo d'acqua, elettricità e capacità di pulizia.

Bisogna sciacquare i piatti prima di metterli?
No. Basta rimuovere i residui solidi di cibo. Sciacquarli sotto il rubinetto aumenta inutilmente il consumo d'acqua.

Conviene mettere la lavastoviglie a metà carico?
No. Per ottenere il massimo risparmio è opportuno aspettare che sia completamente carica.

Quando vale la pena lavare a mano?
Quando bisogna solo pulire alcuni utensili, come una tazza, un bicchiere o un piatto.

Un piccolo gesto che può risparmiare centinaia di litri d'acqua al mese

La scelta tra utilizzare la lavastoviglie o lavare a mano non dipende più solo dalla comodità. I progressi tecnologici hanno trasformato questi elettrodomestici in apparecchi molto più efficienti sia nel consumo d'acqua che di elettricità.

In un contesto di prezzi elevati dell'energia e di una crescente preoccupazione per il risparmio domestico, utilizzare correttamente la lavastoviglie può tradursi in una riduzione del consumo d'acqua di diverse migliaia di litri all'anno e in un risparmio economico che, sebbene modesto ad ogni lavaggio, finisce per essere significativo per molte famiglie.

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¿Qué requisitos legales existen para la clasificación energética de los lavavajillas en la Unión Europea?

La clasificación energética de los lavavajillas en la UE se rige hoy por el sistema de etiqueta energética “re-escalada” (clases de la A a la G) y por requisitos de diseño ecológico que fijan consumos máximos de energía y agua, durabilidad y reparabilidad mínima. A nivel europeo, el marco general es el Reglamento (UE) 2017/1369, desarrollado específicamente para lavavajillas por el Reglamento Delegado (UE) 2019/2017 (etiquetado energético) y el Reglamento (UE) 2019/2022 (diseño ecológico). En España se aplican directamente estos reglamentos, complementados por el Real Decreto 1390/2011 sobre etiquetado de productos relacionados con la energía y el Real Decreto 187/2011 sobre diseño ecológico. No se dispone de más detalles técnicos en las fuentes consultadas, pero sí puede hacerse una síntesis de los elementos esenciales exigidos por esta normativa.

Marco normativo básico

Aunque la regulación de detalle es europea, España ha establecido el marco interno de aplicación mediante:

  • Real Decreto 1390/2011, sobre indicación del consumo de energía y otros recursos por productos relacionados con la energía, que transpone y articula la aplicación del sistema de etiquetado energético en España (Real Decreto 1390/2011).
  • Real Decreto 187/2011, relativo al establecimiento de requisitos de diseño ecológico aplicables a productos relacionados con la energía (Real Decreto 187/2011).

Sobre este marco nacional se insertan los reglamentos de la UE relativos a lavavajillas (2019/2017 y 2019/2022), que son de aplicación directa en todos los Estados miembros.

Clases energéticas y parámetros básicos

El Reglamento Delegado (UE) 2019/2017 introduce la etiqueta “re-escalada” de la A a la G para lavavajillas domésticos, incluidos los de libre instalación y encastrables. Cada clase energética se determina principalmente en función:

  • Del consumo de energía del programa de referencia (normalmente el ciclo “eco”), referido a un número estándar de ciclos al año.
  • Del consumo de agua por ciclo.
  • De la capacidad de cubiertos (número de servicios nominales).
  • De índices de rendimiento de lavado y secado y de la duración del programa eco.

La UE fija umbrales numéricos para que un modelo pueda ser clasificado en cada letra, con el objetivo de que las clases superiores (A, B) se reserven a tecnologías más eficientes y que haya margen para la innovación.

Métodos de ensayo y medición

Los reglamentos de etiquetado energético y diseño ecológico remiten a normas técnicas armonizadas (UNE/EN) para garantizar que todos los fabricantes midan en igualdad de condiciones. Estas normas suelen publicarse y actualizarse mediante resoluciones sobre normas UNE en el BOE, como por ejemplo:

Estas resoluciones no cambian la clasificación en sí, pero indican qué normas de ensayo están vigentes en España para comprobar el cumplimiento de los requisitos europeos de eficiencia, consumo de agua y rendimiento.

Contenido obligatorio de la etiqueta y documentación

Bajo el Reglamento Delegado (UE) 2019/2017, la etiqueta de los lavavajillas debe incluir, entre otros, los siguientes elementos:

  • Escala de clase energética A–G con la clase específica del modelo claramente marcada.
  • Consumo de energía por 100 ciclos (programa eco).
  • Consumo de agua por ciclo.
  • Número de servicios de cubiertos.
  • Duración del programa eco y nivel de ruido, con su clase de ruido.

Además, el fabricante o importador debe elaborar una ficha de información del producto y una documentación técnica completa (para autoridades de vigilancia de mercado) con datos sobre los ensayos realizados, métodos de medición, tolerancias, etc., conforme al marco del etiquetado energético y a la normativa española de desarrollo (Real Decreto 1390/2011).

Obligaciones de fabricantes, representantes e importadores

Las principales obligaciones son:

  • Fabricantes y representantes autorizados: garantizar que los lavavajillas se diseñan conforme a los requisitos mínimos de eficiencia y rendimiento del Reglamento (UE) 2019/2022; realizar o encargar los ensayos; elaborar la documentación técnica; colocar la etiqueta energética; y actualizarla cuando cambie la normativa.
  • Importadores: asegurarse de que los productos procedentes de terceros países cumplen las mismas exigencias de diseño ecológico y etiquetado, no comercializando modelos sin etiqueta o sin declaración de conformidad.
  • Distribuidores: mostrar la etiqueta de forma visible (tienda física y venta a distancia) y usar la información estándar en publicidad y fichas en línea.

En España, todo ello se integra en el marco general de cumplimiento del Derecho de la Unión Europea, que se refleja en normas como el Real Decreto-ley 5/2023 (corrección de errores), sin que estas modifiquen el contenido material de los reglamentos de lavavajillas.

Otras disposiciones relacionadas publicadas en el BOE

Aunque no regulan directamente la etiqueta de lavavajillas, forman parte del contexto normativo sobre productos, normas técnicas, medio ambiente y energía:

No se dispone de más información en las fuentes consultadas sobre el detalle numérico de los límites de consumo o las fórmulas de cálculo de las clases; para ello habría que acudir directamente a los textos del Reglamento Delegado (UE) 2019/2017 y del Reglamento (UE) 2019/2022.

¿Qué diferencias hay entre las antiguas clases A+, A++ y A+++ y las nuevas clases A–G para lavavajillas? ¿Qué requisitos de durabilidad y reparabilidad establece el Reglamento (UE) 2019/2022 para los lavavajillas domésticos? ¿Cómo controla España, a través de su normativa y autoridades, el cumplimiento del etiquetado energético de lavavajillas en el mercado?

¿Cuáles son las competencias del Instituto para la Diversificación y Ahorro de la Energía (IDAE) en materia de eficiencia doméstica?

El Instituto para la Diversificación y Ahorro de la Energía (IDAE) es, en la práctica, el brazo técnico y financiero del Gobierno para ejecutar la política de eficiencia energética, también en el ámbito doméstico. En el sector residencial sus competencias se centran en gestionar grandes programas de ayudas para rehabilitación y climatización, fijar condiciones técnicas ligadas a la certificación y etiquetado energético de edificios, impulsar la renovación de electrodomésticos y equipos eficientes y administrar el Fondo Nacional de Eficiencia Energética (FNEE). Además, desarrolla campañas de información y ventanillas de asesoramiento que conectan estas políticas con los hogares.

Gestión de ayudas y rehabilitación de edificios de viviendas

Uno de los núcleos de competencias del IDAE es la gestión de subvenciones para mejorar la eficiencia energética del parque edificatorio. Como gestor del Fondo Nacional de Eficiencia Energética, el Instituto diseña programas de ayudas y fija las bases técnicas y energéticas de las actuaciones subvencionables, según se recoge en la información oficial del fondo disponible en la web del IDAE (FNEE).

En el ámbito residencial, esto se traduce en programas de rehabilitación que exigen mejoras cuantificables en la calificación energética del edificio (por ejemplo, subir al menos una letra o reducir la energía primaria no renovable), tal y como recogen las guías y documentos técnicos elaborados por el propio IDAE (colección de publicaciones de ahorro y eficiencia). Aunque las comunidades autónomas gestionan muchas convocatorias, el diseño de tipologías de actuación (envolvente térmica, instalaciones térmicas, renovables, iluminación, etc.) y los requisitos mínimos de ahorro se anclan en criterios técnicos del IDAE.

En paralelo, el Ministerio para la Transición Ecológica y el Reto Demográfico (MITECO) señala en diversas notas que la gestión de programas masivos de ayudas en movilidad, industria, edificios terciarios y otros recae en el IDAE, por ejemplo en el programa INNOVAE de proyectos singulares de ahorro y eficiencia energética, donde el Instituto tramita subvenciones por 115 millones de euros (nota del IDAE sobre INNOVAE y nota de Moncloa). Aunque esta convocatoria se orienta sobre todo a industria, terciario y frío, ilustra la función estructural del Instituto como gestor de ayudas energéticas.

Electrodomésticos y equipos eficientes en el hogar

En materia de electrodomésticos, el IDAE no regula solo, pero sí impulsa su renovación mediante la Estrategia de Ahorro y Eficiencia y planes de acción, que contemplan medidas para modernizar el parque de aparatos en los hogares, priorizando equipos de alta eficiencia. Documentos estratégicos del Instituto, como los planes de acción de eficiencia energética (plan de acción 2020 y estrategia 2004‑2012), atribuyen al IDAE operaciones de compra masiva de equipos eficientes y cooperación con las comunidades autónomas para acelerar el reemplazo de tecnología obsoleta.

Este enfoque está muy presente en el debate político y sectorial que recoge el periódico Demócrata, donde patronales de electrodomésticos reclaman planes renove nacionales para acelerar el reemplazo de aparatos antiguos por modelos eficientes, subrayando que casi la mitad del consumo eléctrico doméstico viene de los grandes electrodomésticos (artículo sobre plan renove).

Etiquetado y certificación energética de edificios

El IDAE no emite directamente certificados ni etiquetas energéticas de viviendas (eso recae en técnicos y administraciones autonómicas al amparo del Real Decreto 235/2013, accesible en el BOE: RD 235/2013), pero sí ejerce varias competencias clave:

  • Soporte técnico a la certificación: elaboración de documentos explicativos y guías prácticas para aplicar la certificación energética y entender sus implicaciones sobre ayudas y rehabilitaciones (guía sobre la CEE).
  • Guías de instalaciones térmicas: desarrollo de materiales técnicos vinculados al Reglamento de Instalaciones Térmicas en los Edificios –RITE– para mejorar el rendimiento de calderas, bombas de calor, climatización y ACS, elementos críticos en la calificación de viviendas (página RITE del IDAE).
  • Condicionar ayudas a la mejora de la etiqueta: en los programas gestionados o diseñados por el IDAE, la obtención de subvenciones suele vincularse a que la rehabilitación mejore la calificación energética en una o varias letras, reforzando el papel práctico de la etiqueta como “llave” para acceder a financiación.

FNEE, pobreza energética y asesoramiento a hogares

Como gestor del FNEE, el IDAE financia no sólo subvenciones, sino también asistencia técnica, estudios y campañas que afectan directamente a los hogares. La web oficial del fondo (información del FNEE) detalla que se destinan recursos a mecanismos de apoyo económico, formación y difusión para aumentar la eficiencia en todos los sectores, incluido el residencial.

En el plano social, el Instituto impulsa trabajos de monitorización de la pobreza energética y de evaluación de barreras para la rehabilitación en hogares vulnerables, a través de estudios propios y en coordinación con el MITECO. Parte de esta línea se refleja en las estrategias estatales contra la pobreza energética y en el desarrollo de figuras como el “CAE social”, que premian las actuaciones de eficiencia en viviendas de personas vulnerables, según información difundida por el ministerio y recogida por Demócrata (estrategia 2026‑2030 de pobreza energética).

Además, el IDAE impulsa ventanillas y campañas de información dirigidas al ciudadano, como las iniciativas sobre autoconsumo: en la prensa especializada se recoge una campaña institucional en la que el Instituto promueve que hogares y comunidades instalen renovables para reducir su factura y ganar autonomía, apoyando los objetivos del PNIEC 2023‑2030 (campaña sobre autoconsumo). Esta pata de comunicación y asesoramiento complementa la función financiera, acercando al usuario doméstico las herramientas disponibles para ahorrar energía.

Relación con las políticas públicas de eficiencia y transición energética

En conjunto, el IDAE actúa como operador central dentro de la política energética del Gobierno: diseña y gestiona convocatorias, orienta técnicamente a las administraciones territoriales y vincula los compromisos europeos de ahorro energético con programas concretos para hogares y edificios. Esa posición se ve también en otras líneas de ayudas a renovables, almacenamiento o bombas de calor gestionadas por el Instituto y reseñadas tanto en su web (apartado de eficiencia energética, ayudas a renovables y bomba de calor, programas en edificios sanitarios) como en las notas de prensa del MITECO (INNOVAE desde MITECO, plataforma para financiación de eficiencia, incentivos a bombas de calor en vivienda).

En suma, las competencias del IDAE en eficiencia doméstica pasan menos por la tramitación individual de expedientes y más por ser el gran arquitecto técnico y financiero de los programas que permiten a las viviendas españolas rehabilitarse, cambiar sus sistemas térmicos, mejorar su etiqueta energética y reducir la factura de la luz.

¿Qué programas concretos del IDAE para rehabilitación energética de viviendas están actualmente abiertos y con qué requisitos de ahorro? ¿Cómo se coordina el IDAE con las comunidades autónomas para gestionar las ayudas de eficiencia energética en el parque residencial? ¿Qué impacto real han tenido hasta ahora las campañas del IDAE sobre autoconsumo y eficiencia en el comportamiento de los hogares?

¿Qué normativa regula el etiquetado energético de electrodomésticos en España y la UE?

El etiquetado energético de electrodomésticos en España se apoya, según las normas disponibles en las fuentes consultadas, en el marco europeo de la Directiva 2010/30/UE y sus reglamentos delegados por producto, y en España se transpone fundamentalmente mediante el Real Decreto 1390/2011, de 14 de octubre. Este real decreto sustituye al marco anterior basado en la Directiva 92/75/CEE y al Real Decreto 124/1994 para aparatos domésticos, ampliando el ámbito a todos los “productos relacionados con la energía”. La normativa establece las obligaciones de fabricantes, importadores y distribuidores en materia de etiquetas normalizadas y fichas de producto, y define el sistema de vigilancia de mercado. No se dispone en las fuentes consultadas de referencias posteriores que actualicen el marco comunitario hacia el Reglamento (UE) 2017/1369, por lo que la descripción se limita a lo que explícitamente aparece en los textos.

Marco de la Unión Europea: Directiva 2010/30/UE y reglamentos delegados

Según el preámbulo del Real Decreto 1390/2011, la Directiva 92/75/CEE sobre indicación del consumo de energía de aparatos domésticos fue “refundida” y sustituida por la Directiva 2010/30/UE del Parlamento Europeo y del Consejo, de 19 de mayo de 2010. Esta directiva constituye el marco general de la UE para la indicación del consumo de energía y otros recursos por parte de los productos relacionados con la energía mediante etiquetas e información normalizada.

El propio real decreto enumera varios Reglamentos delegados de la Comisión que desarrollan la directiva para categorías concretas de electrodomésticos, entre otros:

  • Reglamento Delegado (UE) n.º 1059/2010, sobre etiquetado energético de lavavajillas domésticos.
  • Reglamento Delegado (UE) n.º 1060/2010, sobre aparatos de refrigeración domésticos.
  • Reglamento Delegado (UE) n.º 1061/2010, sobre lavadoras domésticas.
  • Reglamento Delegado (UE) n.º 1062/2010, sobre televisores.
  • Reglamento Delegado (UE) n.º 626/2011, sobre acondicionadores de aire.

Estos reglamentos fijan, para cada tipo de equipo, el diseño concreto de la etiqueta, las clases energéticas, los datos que deben figurar (consumo anual, capacidad, ruido, etc.) y los métodos de medición, así como la información a incluir en publicidad y fichas técnicas. El Real Decreto 1390/2011 se presenta como “norma marco” nacional para que estos reglamentos sean directamente aplicables en España.

Normativa española de desarrollo

La pieza central es el Real Decreto 1390/2011, de 14 de octubre, “por el que se regula la indicación del consumo de energía y otros recursos por parte de los productos relacionados con la energía, mediante el etiquetado y una información normalizada”, publicado en el BOE como Real Decreto 1390/2011. Este real decreto:

  • Define el objeto: regular la información dirigida al usuario final, especialmente a través de etiquetas e información normalizada, sobre consumo de energía y otros recursos esenciales.
  • Establece el ámbito de aplicación: todos los productos relacionados con la energía con incidencia directa o indirecta significativa en el consumo, excluyendo productos de segunda mano, medios de transporte y placas de datos de potencia por seguridad.
  • Incorpora a derecho español la Directiva 2010/30/UE y articula la aplicación en España de los reglamentos delegados de la Comisión.
  • Regula las responsabilidades de proveedores (fabricantes, representantes, importadores) y distribuidores en relación con la colocación de la etiqueta y la entrega de fichas de producto.
  • Prohíbe etiquetas o símbolos que puedan inducir a error sobre el consumo de energía.

El real decreto cita como antecedentes nacionales el Real Decreto 124/1994, de 28 de enero, que regulaba el etiquetado y la información relativa al consumo de energía de aparatos de uso doméstico, y el Real Decreto 1468/1988, de 2 de diciembre, sobre etiquetado, presentación y publicidad de productos industriales. Asimismo, menciona el Real Decreto 187/2011, de 18 de febrero, sobre requisitos de diseño ecológico de productos relacionados con la energía, como normativa complementaria en clave de eficiencia y sostenibilidad.

Vigilancia de mercado y autoridades competentes

El Real Decreto 1390/2011 dedica varios artículos a la vigilancia de mercado:

  • Considera autoridades de vigilancia a los órganos administrativos competentes de las distintas administraciones.
  • Atribuye funciones específicas al Ministerio de Sanidad (a través del Instituto Nacional de Consumo) y al entonces Ministerio de Industria, Turismo y Comercio.
  • Prevé que las comunidades autónomas designen sus propias autoridades de vigilancia y colaboren con los municipios.
  • Les encarga realizar inspecciones, requerir documentación a proveedores, organizar campañas informativas y cooperar con la Comisión Europea.

Otras normas relacionadas y límites de la información

En el BOE existen múltiples disposiciones que, aunque no regulan directamente el etiquetado de electrodomésticos, se conectan con el ámbito energético, de normalización o eficiencia, como la Circular 2/2021 de la CNMC sobre etiquetado de la electricidad, o resoluciones periódicas sobre normas UNE (por ejemplo, julio 2022, enero 2024, enero 2015, marzo 2014, septiembre 2012), así como normas sobre productos eléctricos o energía en general (Real Decreto 219/2013, Real Decreto 178/2021, resolución sobre formato del etiquetado de la electricidad, o normas sobre ahorro y eficiencia como la Orden TED/815/2023 y la Orden TED/243/2025).

Sin embargo, en las fuentes disponibles no aparece el Reglamento (UE) 2017/1369 ni su eventual desarrollo específico en el ordenamiento español, por lo que no es posible detallar su contenido o su relación con la normativa anterior. A efectos prácticos, para el etiquetado de electrodomésticos en España, el marco que puede describirse con certeza es el formado por la Directiva 2010/30/UE, sus reglamentos delegados citados y el Real Decreto 1390/2011, sin perjuicio de ulteriores actualizaciones que no constan en las fuentes consultadas.

Otras referencias legislativas citadas en las búsquedas (como el Real Decreto 1106/2020 sobre consumidores electrointensivos, resoluciones técnicas como la Resolución de 17 de marzo de 2022 o la Resolución de 14 de enero de 2021, así como normas de otros ámbitos sectoriales, por ejemplo la resolución de seguridad de aviación 2025, la actualización 2024, el Real Decreto-ley 5/2023, la Orden ETD/949/2022 o el Real Decreto 934/2021) no inciden directamente en el régimen de etiquetado energético de electrodomésticos, sino que forman parte del contexto regulatorio general.

¿Qué obligaciones concretas tienen fabricantes y comercios en España al colocar la etiqueta energética en electrodomésticos? ¿Cómo se coordinan las comunidades autónomas y el Estado en la vigilancia del cumplimiento del etiquetado energético? ¿Qué diferencias introduce el Reglamento (UE) 2017/1369 frente al sistema basado en la Directiva 2010/30/UE?

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