Quali elettrodomestici consumano più elettricità? La classifica degli apparecchi che fanno lievitare la bolletta della luce

Il frigorifero, il congelatore, l'asciugatrice, la lavastoviglie e i sistemi di climatizzazione si trovano tra gli apparecchi che possono consumare più energia, anche se il consumo finale dipende dalla loro efficienza e dalle ore di funzionamento.

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Conoscere quali elettrodomestici consumano più elettricità può aiutare a ridurre la bolletta della luce. Tuttavia, gli apparecchi con maggiore potenza non sono necessariamente quelli che consumano più energia nel corso dell'anno: influenzano anche il tempo di funzionamento, la temperatura utilizzata, la frequenza d'uso e la classe energetica.

Un forno può richiedere molta elettricità mentre è acceso, ma il frigorifero funziona 24 ore su 24. Allo stesso modo, un condizionatore d'aria efficiente può consumare meno di un modello vecchio, ma diventare la principale spesa elettrica di una casa durante un'ondata di calore se utilizzato per molte ore.

La chiave è differenziare tra la potenza, espressa in watt o kilowatt, e il consumo elettrico, misurato in kilowattora —kWh—, che è il dato che alla fine si riflette nella bolletta della luce.

Classifica degli elettrodomestici che consumano più elettricità

Non esiste una classifica identica per tutte le case, poiché il risultato cambia a seconda del modello e delle abitudini dei suoi occupanti. Tuttavia, questi sono gli elettrodomestici che tendono a concentrare una maggiore parte del consumo domestico:

Elettrodomestico Consumo annuale orientativo
Frigorifero 200-650 kWh
Congelatore 150-560 kWh
Asciugatrice 150-320 kWh
Lavastoviglie 160-280 kWh
Lavatrice 150-260 kWh
Forno elettrico 120-250 kWh
Piano cottura a induzione o elettrico 150-450 kWh
Televisore 60-260 kWh
Computer desktop 100-250 kWh
Condizionatore d'aria 150-600 kWh o più

 

Le cifre sono orientative e possono variare considerevolmente. Un apparecchio nuovo ed efficiente può consumare molto meno di un altro vecchio della stessa categoria. La Commissione Europea utilizza proprio l'etichetta energetica affinché il consumatore possa confrontare la spesa stimata di ogni modello prima di acquistarlo.

La scala attuale va dalla A, per i prodotti più efficienti, alla G, per quelli che consumano più energia.

Il frigorifero, uno degli elettrodomestici che consuma più luce

Il frigorifero tende a comparire tra i elettrodomestici che consumano più elettricità in casa perché rimane collegato 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno.

Sebbene la sua potenza istantanea sia molto inferiore a quella di un forno, un'asciugatrice o un piano cottura a induzione, il funzionamento continuo eleva il suo consumo annuale. Sia l'IDAE che l'OCU lo collocano tra gli apparecchi con maggiore peso nella spesa elettrica domestica.

Per ridurre il suo consumo è opportuno regolare la temperatura del frigorifero intorno ai 4 °C, evitare di aprire la porta inutilmente, non introdurre cibi caldi e lasciare spazio sufficiente affinché circoli l'aria.

È anche importante controllare che le guarnizioni della porta si chiudano correttamente e mantenere pulite le griglie di ventilazione. Uno strato eccessivo di ghiaccio o una cattiva chiusura costringono l'apparecchio a lavorare per più tempo.

Il condizionatore può far lievitare la bolletta durante l'estate

Il condizionatore non funziona tutto l'anno, ma può diventare l'elettrodomestico che consuma più elettricità durante i mesi estivi.

Un apparecchio domestico può richiedere approssimativamente tra 700 e 2.500 watt, anche se i modelli inverter non funzionano sempre alla massima potenza. La spesa finale dipenderà dalle dimensioni dell'abitazione, dall'isolamento, dalla temperatura selezionata, dall'efficienza dell'apparecchio e dalle ore di utilizzo.

Durante un'ondata di calore, mantenere il condizionatore acceso per otto o dieci ore al giorno può superare facilmente il consumo giornaliero del frigorifero, della lavastoviglie e della lavatrice messi insieme.

Per risparmiare elettricità si raccomanda di evitare temperature eccessivamente basse, chiudere porte e finestre, mantenere puliti i filtri e combinare l'apparecchio con persiane, tende o ventilatori.

Asciugatrice concentra un elevato consumo in ogni ciclo

L'asciugatrice è uno degli apparecchi che utilizza più elettricità in un solo ciclo, specialmente quando si tratta di modelli vecchi senza pompa di calore.

La Commissione Europea segnala che il consumo medio delle asciugatrici commercializzate si è ridotto in modo significativo grazie alle norme di design ecologico e di etichettatura energetica. I modelli venduti nel 2020 registravano un consumo medio di circa 1,4 kWh per ciclo, rispetto ai 2,5 kWh degli apparecchi venduti nel 1990.

Tuttavia, usare l'asciugatrice più volte a settimana può trasformarla in una delle principali spese elettriche della casa. Centrifugare bene i vestiti, pulire i filtri e approfittare dell'asciugatura all'aria ogni volta che è possibile riduce considerevolmente il suo impatto.

Lavastoviglie e lavatrice: l'acqua calda fa la differenza

Il consumo della lavatrice e della lavastoviglie dipende in gran parte dalla temperatura dell'acqua. Riscaldarla richiede più energia che muovere il tamburo, azionare le pompe o effettuare il risciacquo.

I programmi ECO tendono a durare più a lungo, ma utilizzano temperature inferiori e riducono il consumo elettrico e di acqua. La Commissione Europea calcola che i miglioramenti normativi hanno permesso di ridurre il consumo medio delle lavastoviglie vendute nel 2020 fino a circa 0,8 kWh per ciclo.

Per risparmiare conviene utilizzarli a carico completo, evitare programmi ad alta temperatura a meno che non siano necessari e non sciacquare preventivamente i piatti sotto il rubinetto.

La OCU colloca l'asciugatrice, la lavastoviglie e il frigorifero tra gli apparecchi con il maggior consumo mensile nelle sue comparazioni, anche se ricorda che esiste una differenza notevole tra i modelli più efficienti e quelli che consumano di più.

Il forno e la vitroceramica consumano molto mentre sono in funzione

Il forno elettrico, la vitroceramica e determinate piastre a induzione hanno una potenza elevata. Un forno può situarsi approssimativamente tra i 2.000 e i 3.500 watt, mentre una piastra con più zone funzionanti simultaneamente può superare queste cifre.

Tuttavia, la potenza massima non significa che l'apparecchio consumi quella quantità per tutto il tempo. I termostati e i controlli elettronici accendono e spengono le resistenze per mantenere la temperatura.

Il forno tende a consumare più elettricità in ogni preparazione perché ha bisogno di riscaldare una cavità grande e mantenerla calda per un periodo prolungato. La vitroceramica può finire per consumare di più all'anno quando viene utilizzata tutti i giorni.

Sfruttare il calore residuo, cucinare più alimenti contemporaneamente e evitare di aprire ripetutamente la porta del forno aiuta a ridurre il consumo.

Gli elettrodomestici che consumano di più all'ora

Se si confronta unicamente la potenza durante il funzionamento, la classifica cambia:

Apparecchio Potenza approssimativa
Forno elettrico 2.000-3.500 W
Asciugatrice 1.500-3.000 W
Vitroceramica o piastra elettrica 1.200-3.000 W
Riscaldatore elettrico 1.500-2.500 W
Aria condizionata 700-2.500 W
Ferro da stiro 1.500-2.500 W
Bollitore elettrico 1.800-2.400 W
Lavatrice (riscaldando acqua) 1.500-2.200 W
Lavastoviglie (riscaldando acqua) 1.200-2.000 W
Microonde 800-1.500 W

 

Un bollitore può avere più potenza di un frigorifero, ma rimane acceso per appena qualche minuto. Per questo, il suo consumo annuale tende a essere molto inferiore.

Il consumo fantasma di televisori, console e altri apparecchi

Alcuni dispositivi continuano a utilizzare elettricità anche se sembrano spenti. È il cosiddetto consumo in attesa, consumo fantasma o stand-by.

Tra gli apparecchi che possono mantenere un consumo permanente ci sono:

  • televisori;
  • console;
  • decodificatori;
  • impianti stereo;
  • stampanti;
  • computer;
  • macchine da caffè automatiche;
  • microonde con orologio;
  • altoparlanti intelligenti;
  • router e ripetitori wifi.

Il consumo individuale di ogni dispositivo tende ad essere ridotto, ma l'effetto accumulato durante le 24 ore del giorno può avere un impatto sulla bolletta.

I router costituiscono un caso particolare: non sono in stand-by, ma completamente accesi in modo continuo. Perciò, anche se hanno poca potenza, consumano elettricità durante tutto l'anno.

Domande frequenti

I caricabatterie consumano se sono attaccati ma non collegati?

Sì, anche se i caricabatterie moderni tendono a consumare una quantità molto piccola quando non hanno alcun dispositivo collegato.

Quale apparecchio consuma anche se è spento?

I televisori, le console, i decodificatori, gli impianti audio, i computer e gli elettrodomestici con orologio o luci possono consumare elettricità in modalità standby.

Cosa consuma di più, il piano cottura o il forno?

Dipende dalla ricetta e dal tempo di utilizzo. Il forno tende a consumare di più in una preparazione lunga, ma il piano cottura può consumare di più nel corso dell'anno se utilizzato quotidianamente e con diverse zone accese.

Come ridurre il consumo elettrico degli elettrodomestici

Il modo più efficace per risparmiare inizia prima di utilizzare l'apparecchio. Quando si acquista un elettrodomestico è utile confrontare l'etichetta energetica, il consumo annuale stimato, la capacità e le dimensioni adeguate per l'abitazione.

Un frigorifero troppo grande per le esigenze della casa può consumare più del necessario. Allo stesso modo, utilizzare una lavatrice o una lavastoviglie a metà carico riduce l'efficienza di ogni ciclo.

Questi comportamenti aiutano anche:

  • utilizzare i programmi ECO;
  • mettere lavatrici e lavastoviglie a carico completo;
  • evitare temperature inutilmente alte;
  • sfruttare il calore residuo del forno e del piano cottura;
  • pulire filtri e griglie;
  • disconnettere gli apparecchi in stand-by;
  • sostituire progressivamente gli apparecchi vecchi;
  • controllare la temperatura del frigorifero e del congelatore;
  • ridurre le ore di climatizzazione;
  • consultare il consumo reale indicato nell'etichetta energetica.

L'etichetta consente di confrontare prodotti all'interno della stessa categoria e offre informazioni specifiche, come il consumo elettrico per ogni 100 cicli, la spesa annuale, la capacità, il rumore o l'uso dell'acqua, a seconda dell'elettrodomestico.

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¿Qué trámites son necesarios para actualizar la normativa sobre eficiencia energética de electrodomésticos en la Unión Europea?

La actualización de la normativa de eficiencia energética de electrodomésticos en la Unión Europea suele pasar por un itinerario estándar: preparación técnica y política en la Comisión Europea, consultas públicas e informes de impacto, adopción formal por la Comisión y, según el instrumento jurídico, control o codecisión por Parlamento Europeo y Consejo. En la práctica, se combinan dos vías: reformas de los reglamentos marco (mediante el procedimiento legislativo ordinario) y actualización de requisitos técnicos concretos vía actos delegados o de ejecución (comitología). A continuación detallo los principales trámites, aplicables a normas como ecodiseño y etiquetado energético.

1. Identificación de la necesidad y planificación

El proceso arranca en la Comisión Europea (normalmente Dirección General de Energía o Medio Ambiente, según el producto):

  • Revisión periódica de reglamentos existentes (por ejemplo, sobre lavadoras, frigoríficos, lavavajillas) para comprobar si siguen siendo eficaces o si la tecnología ha avanzado.
  • Agenda política (Pacto Verde Europeo, objetivos climáticos y de ahorro energético) que impulsa la elevación de las exigencias de eficiencia.
  • Inclusión de la revisión en el Programa de trabajo de la Comisión y, en su caso, en hojas de ruta específicas (por ejemplo, planes de acción de economía circular o eficiencia energética).

2. Estudios técnicos y consultas

Antes de modificar formalmente la normativa, la Comisión impulsa una fase preparatoria muy estructurada:

  • Estudios técnicos independientes sobre la tecnología disponible, potencial de ahorro energético, impacto en costes, innovación y competencia.
  • Consultas públicas en línea abiertas a ciudadanos, empresas, ONG y administraciones para recabar opiniones sobre los cambios propuestos.
  • Reuniones con grupos de partes interesadas (fabricantes, distribuidores, asociaciones de consumidores, organizaciones ambientales) para discutir opciones regulatorias concretas.
  • Elaboración de un análisis de impacto que evalúa costes y beneficios ambientales, económicos y sociales de las distintas alternativas.

3. Evaluación interna y supervisión

Con los estudios y consultas, la Comisión redacta un borrador de propuesta acompañado del análisis de impacto:

  • El borrador y el análisis de impacto son revisados dentro de la propia Comisión (servicios jurídicos, secretaría general, otras Direcciones Generales implicadas).
  • En muchos casos interviene el Regulatory Scrutiny Board, que emite un dictamen sobre la calidad del análisis de impacto (puede pedir revisiones).
  • Una vez superados estos filtros, la propuesta se eleva al Colegio de Comisarios para su adopción política.

4. Vía legislativa: actualización de marcos generales

Si lo que se actualiza es el marco legal principal (por ejemplo, el reglamento marco de etiquetado energético o ecodiseño), suele seguirse el procedimiento legislativo ordinario:

  • La Comisión adopta y remite una propuesta de reglamento o directiva al Parlamento Europeo y al Consejo.
  • El Parlamento Europeo la examina en comisión competente (industria, energía, medio ambiente), presenta enmiendas y vota un informe.
  • El Consejo de la UE (Estados miembros) debate la propuesta en grupos de trabajo y forma su posición (enmiendas, redacciones alternativas).
  • Se abren trílogos (negociaciones informales entre Parlamento, Consejo y Comisión) hasta cerrar un acuerdo sobre el texto final.
  • El texto acordado se aprueba formalmente por Parlamento y Consejo y se publica en el DOUE, entrando en vigor en la fecha prevista.

5. Vía técnica: requisitos para productos concretos

En el caso de requisitos específicos para tipos de electrodomésticos (niveles de eficiencia, clases de etiqueta, métodos de ensayo) suele utilizarse:

  • Actos delegados (cuando el reglamento marco delega en la Comisión la facultad de complementar elementos no esenciales, como el diseño de la etiqueta energética). El Parlamento y el Consejo disponen de un plazo para oponerse, pero no reescriben el texto.
  • Actos de ejecución (comitología) para definir detalles técnicos de aplicación. Aquí intervienen comités de representantes de los Estados miembros que votan el proyecto de acto de ejecución.
  • Tras el voto favorable del comité o el transcurso de los plazos de objeción, la Comisión adopta el acto, que se publica en el DOUE.

6. Transición, aplicación y control

Las actualizaciones incluyen casi siempre:

  • Plazos transitorios para que fabricantes y distribuidores adapten sus líneas de producción y etiquetado.
  • Obligaciones de vigilancia de mercado a cargo de las autoridades nacionales (en España, las comunidades autónomas coordinadas por el Estado).
  • Previsión de una futura revisión periódica, que reinicia el ciclo de análisis técnico y actualización normativa.
¿Qué papel tienen exactamente los Estados miembros y, en concreto, España en los comités que actualizan los requisitos de eficiencia de electrodomésticos? ¿Cómo afectan estas actualizaciones a los fabricantes españoles de electrodomésticos y qué plazos de adaptación suelen darse? ¿Podrías explicarme con un ejemplo reciente cómo se ha revisado una etiqueta energética concreta en la UE?

¿Cuáles son las competencias de la Comisión Europea en materia de etiquetado energético?

La Comisión Europea tiene un papel central en el etiquetado energético y el diseño ecológico: fija el marco común para toda la UE, concreta los requisitos técnicos mediante actos delegados y de ejecución, y gestiona herramientas como la base de datos EPREL. Lo hace sobre la base de las competencias que le otorgan los Tratados de la UE en materia de energía y mercado interior y de normas como el Reglamento (UE) 2017/1369 sobre etiquetado energético y la Directiva 2009/125/CE de ecodiseño (en transición hacia el Reglamento ESPR). Los Estados miembros, por su parte, siguen siendo responsables de la vigilancia del mercado y de sancionar a las empresas que incumplen.

Base jurídica en los Tratados de la UE

Las competencias de la Comisión se apoyan principalmente en tres preceptos del TFUE:

  • Artículo 194 TFUE: base del etiquetado energético, al atribuir a la UE competencia para fomentar la eficiencia energética, el ahorro de energía y el buen funcionamiento del mercado de la energía. Esta orientación se refleja en el marco actual descrito por el Consejo en la documentación del Consejo.
  • Artículo 114 TFUE: base del diseño ecológico, al permitir medidas de armonización del mercado interior para evitar obstáculos a la libre circulación y distorsiones de competencia ligadas a requisitos nacionales distintos.
  • Artículo 290 TFUE: habilita la delegación de poderes en la Comisión para adoptar actos que completen o modifiquen elementos no esenciales de los actos legislativos, que es justamente el mecanismo que se utiliza para fijar requisitos detallados de etiquetado y ecodiseño por tipo de producto.

Marco normativo vigente

Sobre esta base de los Tratados, el marco actual se articula en varios instrumentos:

  • Reglamento (UE) 2017/1369, que establece el marco para el etiquetado energético y deroga la antigua Directiva 2010/30/UE. Define la escala A–G, las obligaciones de proveedores y distribuidores y la base de datos EPREL, según resumen la ficha de Eur-Lex, el propio reglamento publicado en el DOUE (texto en DOUE) y guías como las del IDAE (explicación del reglamento marco).
  • Directiva 2009/125/CE de diseño ecológico, que fija el marco para establecer requisitos mínimos de rendimiento energético y ambiental de los productos relacionados con la energía, analizada críticamente por el Tribunal de Cuentas Europeo en su informe sobre ecodiseño y etiquetas (informe del TCE).
  • Reglamento ESPR (UE) 2024/1781, nuevo reglamento de diseño ecológico para productos sostenibles, que ampliará progresivamente el enfoque a más categorías de productos, según explica la Comisión en su nota sobre el despliegue del ESPR y el ecodiseño (noticia sobre el ESPR).
  • Reglamentos de ejecución sobre EPREL, como el Reglamento de Ejecución (UE) 2024/994, que detalla el funcionamiento de la base de datos europea de productos.

Poderes delegados y de ejecución de la Comisión

A partir de ese marco, la Comisión ejerce competencias muy amplias, pero regladas, en tres planos principales:

  • Actos delegados por grupo de producto: el Reglamento 2017/1369 y la Directiva 2009/125/CE prevén que la Comisión adopte un acto delegado separado para cada categoría (lavadoras, frigoríficos, pantallas, etc.). En ellos define:
    • El diseño concreto de la etiqueta y la escala A–G.
    • Los parámetros de eficiencia y los métodos de ensayo.
    • La información mínima que debe aparecer en la etiqueta y en la ficha de producto.
  • Selección de productos y nivel de exigencia: en ecodiseño, la Comisión selecciona qué productos regular atendiendo a criterios de volumen de ventas, impacto ambiental y potencial de mejora, y fija los requisitos mínimos sin los cuales un producto no puede venderse legalmente en la UE, según detalla la Comisión en sus memorias explicativas (nota de la Comisión sobre ecodiseño).
  • Revisión y reescalado de etiquetas: el Reglamento 2017/1369 confía a la Comisión la tarea de revisar periódicamente las etiquetas y reescalarlas (por ejemplo, eliminando las clases A+++) para mantener su utilidad para el consumidor. Esto se ha reflejado en reformas recientes que la propia Comisión presenta como “simplificación y mejor uso de opciones digitales” en sus notas de prensa sobre etiquetado energético y neumáticos (nota de prensa 2026, Q&A) y en la versión en español publicada por la Representación en España (noticia en España).

Además, la Comisión gestiona la base de datos EPREL, que contiene millones de modelos y sirve tanto a consumidores como a autoridades de vigilancia, y está integrando este sistema con el futuro Pasaporte Digital de Producto, como explica el periódico Demócrata al resumir la última propuesta de reforma digital del etiquetado (artículo de Demócrata sobre simplificación y etiquetado). La Comisión también ha anunciado, en sus documentos de evaluación de los planes nacionales de energía y clima, que seguirá actualizando las reglas de etiquetado y ecodiseño para reforzar la eficiencia energética (Q&A sobre planes energía-clima).

Límites y papel de los Estados miembros

Aunque el diseño del sistema es muy centralizado en Bruselas, la ejecución no lo es. La propia normativa marco establece que:

  • La vigilancia del mercado, las inspecciones en comercios físicos y online y la imposición de sanciones corresponden a las autoridades nacionales.
  • La Comisión actúa como “guardiana de los Tratados”, puede incoar procedimientos de infracción contra los Estados que no apliquen correctamente las directivas y reglamentos –como ha hecho en materia de eficiencia energética de edificios, según relata Demócrata–, pero no sustituye a los reguladores nacionales en el control cotidiano.

En síntesis, la Comisión diseña y actualiza las reglas técnicas de etiquetado energético y diseño ecológico mediante actos delegados y de ejecución, apoyada en los Tratados y en el marco legislativo de la UE; los Estados miembros, a través de sus administraciones y tribunales, son los encargados de hacerlas cumplir en el mercado.

¿Qué ejemplos concretos de actos delegados sobre etiquetado energético ha adoptado la Comisión Europea en los últimos años? ¿Cómo se está integrando el etiquetado energético con el nuevo Reglamento de diseño ecológico para productos sostenibles (ESPR)? ¿Qué papel juegan España y sus autoridades de vigilancia del mercado en la aplicación práctica de estas normas de etiquetado energético?

¿Qué requisitos legales deben cumplir los fabricantes para obtener la etiqueta energética de clase A en la Unión Europea?

En la Unión Europea, para que un fabricante pueda anunciar un producto como de clase energética A debe, por un lado, cumplir los criterios técnicos de eficiencia que fijan los reglamentos delegados de su categoría de producto y, por otro, respetar las obligaciones administrativas del Reglamento (UE) 2017/1369 (registro en EPREL, etiquetado correcto, documentación técnica, etc.). Además, desde el “reseteo” de la escala a A–G en 2021, la clase A se ha dejado casi vacía y los umbrales son extremadamente exigentes, de modo que solo unos pocos modelos muy avanzados pueden alcanzarla. A esto se añaden nuevas propuestas de la Comisión para simplificar y digitalizar el sistema, reforzando el papel de la base de datos EPREL y los códigos QR, según explican la Representación de la Comisión en España y la propia Comisión Europea en sus notas sobre simplificación del etiquetado energético y de neumáticos (nota de la Representación en España; nota de prensa de la Comisión).

Marco normativo básico

El sistema jurídico se apoya en dos capas:

  • Reglamento (UE) 2017/1369, que establece el marco general de etiquetado energético, crea el Registro Europeo de Productos para el Etiquetado Energético (EPREL) y fija las obligaciones horizontales de fabricantes y proveedores. La Comisión y los Estados miembros están trabajando en su actualización y simplificación, con más uso de opciones digitales y clarificación de responsabilidades, como recoge el periódico Demócrata al analizar el “paquete de simplificación” de la Comisión (artículo de Demócrata).
  • Reglamentos delegados por producto (diseño ecológico y etiquetado) que fijan, para cada categoría (frigoríficos, lavadoras, pantallas, etc.), los umbrales numéricos de consumo y rendimiento que determinan si un modelo entra en clase A, B, C…

Guías prácticas sobre el sistema pueden encontrarse en portales oficiales como “Tu Europa Empresas” (ficha de Tu Europa), en el IDAE (explicación del IDAE) o en resúmenes jurídico–técnicos de la propia Comisión (resumen en EUR-Lex).

Requisitos técnicos para alcanzar la clase A

Legalmente, “obtener” la clase A no es una autorización administrativa previa, sino el resultado de aplicar los métodos de ensayo armonizados de cada reglamento delegado. Para poder etiquetar un modelo como A, el fabricante debe:

  • Diseñar el producto de modo que, en las pruebas normalizadas, su índice de eficiencia (energía por ciclo, por hora de uso, etc.) quede por debajo del umbral fijado para la clase A en el reglamento específico de ese producto.
  • Ensayar el modelo con métodos de prueba armonizados en laboratorio (propio o externo) siguiendo las normas citadas en el acto delegado correspondiente.
  • Reflejar fielmente los resultados en la documentación técnica y en los parámetros que se cargarán en EPREL, sin usar “dispositivos de manipulación” que alteren el rendimiento solo bajo condiciones de ensayo, práctica expresamente prohibida por el marco comunitario.

Con la nueva escala A–G, explicada en recursos como la entrada sobre la etiqueta energética o las guías de consumidores (OCU, Endesa), la clase A se ha reservado para productos “de nueva generación”, de modo que muchos modelos que antes eran A+++ han pasado a C o D. Esto hace que, de facto, alcanzar A exija hoy rendimientos muy por encima del mercado medio.

Obligaciones administrativas del fabricante

1. Registro y generación de la etiqueta

Antes de comercializar un modelo en la UE, el fabricante (o su representante autorizado) debe:

  • Registrar el producto en EPREL (Registro Europeo de Productos para el Etiquetado Energético), aportando todos los datos técnicos exigidos. La Comisión destaca que EPREL contiene ya millones de modelos y se está convirtiendo en el núcleo digital del sistema, también en la futura simplificación del etiquetado de neumáticos y productos energéticos (nota de la Representación en España).
  • Verificar la identidad de la empresa mediante sistemas electrónicos reconocidos (eIDAS), como apunta Demócrata al explicar cómo EPREL se interconectará con el nuevo Pasaporte Digital de Producto (análisis de Demócrata sobre el DPP).
  • Generar, a partir de EPREL, la etiqueta oficial (incluido el código QR) y la ficha de información del producto.
2. Uso correcto de la etiqueta en el mercado

Una vez registrado el modelo, el fabricante está obligado a:

  • Incorporar la etiqueta al producto o a su embalaje según lo exija el reglamento delegado del sector (electrodomésticos, pantallas, neumáticos, etc.). Las nuevas propuestas de la Comisión abren la puerta a sustituir parte del etiquetado físico por soportes digitales (códigos QR, etiquetas electrónicas), siempre garantizando el acceso de todos los consumidores a la información esencial en el momento de la compra, como se detalla en la sesión de preguntas y respuestas de la Comisión.
  • Suministrar la etiqueta y la ficha a distribuidores y minoristas, que deberán mostrarla de forma visible en tienda y en venta a distancia. En comercio electrónico, debe aparecer cerca del precio, con acceso directo a la etiqueta completa y a la ficha, tal y como recogen las guías de la Comisión y de “Tu Europa” (ficha de Tu Europa, versión francesa).
  • Mantener la coherencia de la información entre etiqueta, EPREL, publicidad y documentación comercial; la información debe ser veraz, comparable y basada en los ensayos normalizados.
3. Documentación técnica y vigilancia del mercado

El fabricante debe conservar un expediente técnico que permita a las autoridades de vigilancia del mercado verificar la exactitud de la clase A declarada, incluyendo resultados de ensayos, métodos de medición y cálculos. La Comisión subraya en sus comunicaciones que una vigilancia eficaz —especialmente en ventas por internet— es clave para evitar incumplimientos y competencia desleal frente a quienes sí respetan las normas (nota de prensa de la Comisión).

Además, cuando la UE revisa y “reescala” las etiquetas para un grupo de productos, el fabricante debe reevaluar sus modelos y reetiquetarlos si cambian las clases, ajustándose a los plazos transitorios que establecen los nuevos actos delegados (memoria de la Comisión sobre el nuevo etiquetado).

Qué NO cubre esta etiqueta

Por último, conviene distinguir la etiqueta energética de productos de consumo de la certificación energética de edificios, que se rige por otra normativa y afecta a la compraventa o alquiler de inmuebles, no a fabricantes de electrodomésticos. Esta diferencia se explica en recursos divulgativos sobre certificación de edificios (guía sobre certificación de edificios) y en artículos sobre etiqueta energética general (análisis de etiqueta energética).

En síntesis, la “clase A” no es una licencia, sino el resultado de la combinación de diseño altamente eficiente y cumplimiento estricto de este entramado normativo europeo.

¿Qué productos concretos (lavadoras, frigoríficos, etc.) están hoy más cerca de poder alcanzar la clase A con la normativa vigente? ¿Cómo planea la Comisión Europea cambiar EPREL y el uso de códigos QR en las futuras reformas del etiquetado energético? ¿Qué controles realiza en la práctica la vigilancia de mercado en España para detectar fraudes en la etiqueta energética?

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