Cosa sono i fondi sovrani e perché se ne parla sempre di più? La chiave del denaro pubblico che investe miliardi in aziende di tutto il mondo

Questi grandi fondi di investimento appartengono agli Stati e gestiscono la ricchezza di paesi come Norvegia, Arabia Saudita o Qatar. La loro influenza sull'economia mondiale non smette di crescere e sono già attori decisivi in settori strategici come l'energia, la tecnologia o le infrastrutture

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Los fondos soberanos invierten 6.700 millones de euros en España entre 2024 y 2025. ICEX

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È sempre più comune che un'operazione aziendale, l'acquisto di una società o un grande investimento internazionale abbiano dietro un fondo sovrano. Sebbene il termine appaia frequentemente nelle notizie economiche, molte persone non sanno cosa siano realmente questi organismi, da dove provenga il denaro che gestiscono o perché abbiano così tanto peso nell'economia mondiale.

I fondi sovrani sono, in sostanza, grandi fondi di investimento di proprietà di uno Stato. La loro missione consiste nell'investire parte della ricchezza pubblica per ottenere benefici a lungo termine, proteggere l'economia da future crisi o garantire risorse per le prossime generazioni.

Cos'è un fondo sovrano e da dove proviene il denaro che investe

A differenza dei fondi di investimento privati, i fondi sovrani appartengono ai governi. Il denaro che amministrano proviene normalmente dalle entrate straordinarie che un paese ottiene, come la vendita di petrolio e gas, i surplus commerciali o gli avanzi dei conti pubblici.

L'esempio più noto è la Norvegia. Il paese scandinavo ha deciso decenni fa di non spendere tutte le entrate ottenute dallo sfruttamento del petrolio del Mare del Nord e di creare un grande fondo di investimento per assicurare il benessere delle generazioni future quando queste risorse naturali si esauriranno.

Altri paesi, come l'Arabia Saudita, il Qatar o gli Emirati Arabi Uniti, hanno anche creato enormi fondi sovrani grazie alla ricchezza generata dagli idrocarburi, mentre economie come la Cina o Singapore utilizzano parte delle loro riserve finanziarie per investire nei mercati internazionali.

In cosa investono i fondi sovrani

I fondi sovrani non tengono il denaro in un conto bancario. Il loro obiettivo è farlo crescere attraverso investimenti distribuiti in tutto il mondo.

Per questo acquistano azioni di grandi aziende, investono in infrastrutture, edifici per uffici, aeroporti, porti, energie rinnovabili, hotel o debito pubblico. Partecipano anche a progetti tecnologici e a società emergenti con potenziale di crescita.

Grazie a questa strategia diversificata, alcuni fondi sovrani possiedono partecipazioni in migliaia di aziende distribuite in decine di paesi e gestiscono patrimoni di centinaia di miliardi di euro.

Il fondo sovrano della Norvegia, il più grande investitore pubblico del pianeta

Il più grande fondo sovrano del mondo è il Fondo Globale di Pensioni del Governo della Norvegia. Gestisce un patrimonio valutato in più di 1,8 bilioni di euro e mantiene investimenti in migliaia di imprese internazionali.

La sua filosofia ha trasformato il fondo norvegese in un punto di riferimento internazionale: trasformare una ricchezza limitata, come il petrolio, in un patrimonio finanziario capace di generare entrate per decenni senza dipendere dall'estrazione di risorse naturali.

Spagna, sesta destinazione mondiale di investimento di fondi sovrani

Tra luglio 2024 e dicembre 2025, la Spagna ha ricevuto 18 operazioni di investimento diretto promosse da fondi sovrani, con un volume complessivo di 6.700 milioni di euro. Di queste, 12 sono state realizzate da fondi sovrani internazionali e le sei restanti da veicoli di investimento nazionali, secondo quanto riportato dal rapporto Sovereign Wealth Funds Report 2026, elaborato dal Center for the Governance of Change dell'IE University in collaborazione con ICEX-Invest in Spain.

Questo volume di investimenti ha posizionato la Spagna come la terza destinazione preferita in Europa per i fondi sovrani e la sesta a livello mondiale, consolidando il paese come uno dei principali destinatari di capitale proveniente da questi grandi investitori pubblici.

La Spagna ha un fondo sovrano?

La Spagna non dispone di un fondo sovrano paragonabile a quelli esistenti in Norvegia, Arabia Saudita o Qatar.

Sebbene lo Stato partecipi in determinate imprese strategiche attraverso organismi pubblici e disponga di entità finanziarie di carattere pubblico, queste istituzioni hanno obiettivi diversi e non funzionano come un grande fondo di investimento destinato a gestire il patrimonio nazionale nei mercati internazionali.

Perché i fondi sovrani sono sempre più importanti

L'influenza dei fondi sovrani è aumentata notevolmente negli ultimi anni. La loro enorme capacità finanziaria permette loro di partecipare a operazioni di grandi dimensioni e di diventare azionisti rilevanti di imprese strategiche in settori come l'energia, le telecomunicazioni, la banca, la tecnologia o le infrastrutture.

Ogni volta che uno di questi fondi annuncia un investimento milionario, i mercati reagiscono e i governi seguono da vicino i loro movimenti, poiché possono influenzare sia l'economia che la politica internazionale.

Per questo motivo, i fondi sovrani hanno smesso di essere uno strumento finanziario poco conosciuto per diventare protagonisti abituali dell'attualità economica e imprenditoriale, specialmente quando partecipano a operazioni che riguardano aziende considerate strategiche.

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¿Cuáles son los trámites necesarios para que un país cree un fondo soberano y qué requisitos legales deben cumplirse?

La creación de un fondo soberano exige, en la mayoría de países, una norma de alto rango (generalmente una ley) que defina su finalidad, su fuente de financiación y el marco de gobernanza y control. Además, debe encajar con la Constitución (propiedad pública, estabilidad presupuestaria, reparto de competencias) y con las reglas fiscales internas e internacionales. En el plano práctico, el proceso combina decisiones políticas (Gobierno y Parlamento), diseño técnico (Hacienda, Banco Central, supervisores financieros) y mecanismos de supervisión ex ante y ex post (cortes de cuentas, parlamento, reguladores).

1. Decisión política y encaje constitucional

El primer paso es una decisión política explícita sobre para qué se crea el fondo: estabilización macroeconómica, ahorro intergeneracional de recursos naturales, apoyo a la transición ecológica, desarrollo industrial, etc. Esta finalidad condiciona todo lo demás.

Después se analiza el encaje constitucional y fiscal:

  • Propiedad y titularidad: normalmente el Estado central (Tesoro, Ministerio de Hacienda) figura como titular de los activos; en Estados federales puede requerir acuerdos con regiones.
  • Reglas de estabilidad presupuestaria: la aportación de recursos al fondo no debe vulnerar techos de déficit o deuda ni tratar de “esconder” deuda pública fuera del perímetro de las cuentas nacionales.
  • Control parlamentario: la Constitución suele exigir que el Parlamento autorice la creación del fondo y el uso de recursos públicos mediante ley y presupuestos.

2. Norma habilitante: tipo de ley y contenido mínimo

En la práctica comparada, la mayoría de países crean el fondo mediante:

  • Ley específica del fondo soberano (modelo habitual en Europa), o
  • Reforma de leyes orgánicas/financieras ya existentes que introducen un capítulo sobre el fondo.

Esa ley suele incluir como mínimo:

  • Objeto y mandato: por ejemplo, estabilizar los ingresos públicos derivados de una materia prima, ahorrar para pensiones futuras o invertir en activos estratégicos.
  • Fuentes de financiación: superávits presupuestarios, ingresos de recursos naturales, privatizaciones, dividendos de empresas públicas, etc.
  • Régimen jurídico: naturaleza del fondo (ente público, sociedad estatal, vehículo financiero), derecho aplicable y sede.
  • Límites de inversión: qué tipos de activos puede comprar, en qué países, con qué grado de riesgo y apalancamiento.
  • Normas de transparencia y rendición de cuentas: obligación de informes periódicos al Parlamento, auditorías externas, publicación de la cartera agregada, etc.

3. Diseño institucional y gobernanza

Una fase clave es definir quién gestiona el fondo y cómo se evitan interferencias políticas de corto plazo:

  • Entidad gestora: puede ser una agencia pública independiente, un banco público de inversión o una sociedad holding controlada por el Estado.
  • Órganos de gobierno: consejo de administración y dirección ejecutiva con criterios profesionales (experiencia financiera, incompatibilidades estrictas, mandatos fijados).
  • Política de inversión: documento público que fija tolerancia al riesgo, horizonte temporal, límites sectoriales y criterios ESG si los hay.
  • Gestión de conflictos de interés: reglas éticas, prohibición de usar el fondo como instrumento de financiación encubierta de grupos cercanos al poder.

Las buenas prácticas europeas se inspiran en los llamados “Principios de Santiago”, que recomiendan separar la función de propietario (Estado) de la de gestor profesional, garantizar transparencia y orientarse a objetivos financieros a largo plazo.

4. Relación con el Banco Central y el presupuesto

Es esencial delimitar la relación con el Banco Central y con la política monetaria, especialmente si el país está en una unión monetaria:

  • El Banco Central suele actuar como asesor técnico o custodio de reservas, pero el fondo debe tener personalidad y objetivos distintos de la política monetaria.
  • Las operaciones del fondo no deben utilizarse para financiar directamente el déficit público, para no vulnerar prohibiciones de financiación monetaria ni normas de ayudas de Estado.

Presupuestariamente, la ley debe fijar:

  • Reglas de entrada y salida de recursos: por ejemplo, aportaciones automáticas cuando el precio de una materia prima supera cierto umbral, o retiradas solo en situaciones de crisis definidas.
  • Tratamiento contable: si el fondo consolida en las cuentas públicas y cómo se registran sus beneficios y pérdidas.

5. Controles parlamentarios y de fiscalización

En democracia, el fondo queda sometido a un doble control:

  • Parlamentario: aprobación inicial por ley, comparecencias periódicas de los responsables, debate del informe anual, posibilidad de modificar el marco legal.
  • Fiscalización externa: intervención de la corte de cuentas o tribunal de cuentas, además de auditorías privadas sobre los estados financieros y la gestión de riesgos.

6. Dimensión internacional y financiera

Por último, al invertir fuera de sus fronteras, el fondo debe respetar:

  • Normativa financiera internacional: reglas de los mercados en los que opera, supervisión de autoridades bursátiles y bancarias.
  • Acuerdos de inversión y competencia: límites a la adquisición de activos estratégicos en otros países y obligación de actuar como inversor puramente económico, sin objetivos políticos encubiertos.

En conjunto, la creación de un fondo soberano no es solo una decisión económica, sino un proceso jurídico y político complejo que exige una arquitectura institucional sólida para garantizar su legitimidad, estabilidad y utilidad a largo plazo.

¿Podrías detallar qué buenas prácticas concretas siguen los fondos soberanos europeos más grandes en materia de transparencia y gobernanza? ¿Qué riesgos políticos y económicos suelen aparecer cuando un país crea un fondo soberano y cómo pueden mitigarse desde el diseño legal? ¿Cómo se coordina en la práctica un fondo soberano con la política industrial y la política fiscal de un país sin vulnerar las normas de competencia y ayudas de Estado en Europa?

¿Qué competencias tiene el Gobierno de Noruega respecto a la gestión de su fondo soberano y cómo se estructura su dirección?

El Gobierno de Noruega, a través del Ministerio de Finanzas, tiene la responsabilidad política y estratégica sobre el Government Pension Fund Global (GPFG), mientras que la gestión diaria de las inversiones se delega en Norges Bank Investment Management (NBIM), una unidad del banco central. El control de la dimensión ética recae en un Consejo de Ética independiente, que analiza empresas y recomienda su exclusión cuando vulneran ciertos estándares. Esta arquitectura separa claramente quién fija las reglas (Gobierno y Parlamento), quién ejecuta las inversiones (NBIM) y quién vigila la conducta ética (Consejo de Ética).

Competencias del Gobierno y del Ministerio de Finanzas

El titular formal del fondo es el Estado noruego, y el Gobierno ejerce sus competencias principalmente a través del Ministerio de Finanzas (Finansdepartementet). Según el marco descrito en análisis especializados como Rankia o el resumen de políticas públicas de SDG16+, las funciones clave del Ministerio son:

  • Definir la estrategia de inversión de largo plazo (por ejemplo, el reparto entre renta variable y renta fija y la posibilidad de invertir en inmobiliario).
  • Aprobar las directrices de gestión y el llamado “mandato” que recibe Norges Bank para operar el fondo.
  • Establecer el marco ético general y los criterios que debe aplicar el Consejo de Ética en sus recomendaciones.
  • Proponer al Parlamento cambios relevantes en la política del fondo: estructura de activos, reglas de gasto, umbrales de riesgo, etc.

El Parlamento (Stortinget) no gestiona el fondo, pero actúa como instancia de control democrático: grandes cambios estratégicos requieren su aprobación, como subrayan tanto el análisis académico recogido por [enlace] como el informe de ICEX sobre fondos soberanos, que recuerda que el GPFG es un fondo de inversión puro de titularidad estatal con más de 2 billones de dólares en activos según ICEX.

Gestión operativa: Norges Bank Investment Management (NBIM)

La ejecución de la política definida por el Gobierno recae en Norges Bank, el banco central, a través de su división especializada Norges Bank Investment Management (NBIM). De acuerdo con las noticias de economía de Demócrata, NBIM es “la entidad vinculada al banco central noruego responsable de la administración del vehículo inversor” del fondo.

En ese marco, las competencias de NBIM incluyen:

  • Tomar decisiones de inversión concretas dentro de los límites fijados por el mandato del Ministerio de Finanzas (elección de empresas, bonos, proyectos inmobiliarios, etc.).
  • Gestionar el riesgo y la rentabilidad de la cartera; por ejemplo, con una distribución que, según Rankia, se sitúa en torno al 69–70% en renta variable y el resto en renta fija y otros activos.
  • Contratar gestores externos y otorgar mandatos especializados en determinados mercados o estrategias.
  • Aplicar en la práctica las exclusiones y observaciones éticas decididas tras el proceso que inicia el Consejo de Ética.

NBIM responde formalmente ante el Ministerio de Finanzas, que evalúa periódicamente su desempeño frente a un índice de referencia oficial. Medios como el periódico Demócrata recogen de manera recurrente las cifras trimestrales y anuales de rentabilidad, subrayando que el fondo suele compararse con ese benchmark oficial definido por el Ministerio.

Consejo de Ética: función y relación con el Gobierno

El tercer pilar es el Consejo de Ética, un órgano independiente creado para garantizar que las inversiones del GPFG respeten criterios éticos definidos políticamente. Según la descripción sintetizada en SDG16+ y El País, este Consejo:

  • Analiza de forma continua a miles de empresas incluidas en el universo de inversión del fondo.
  • Investiga posibles violaciones graves de derechos humanos, daños ambientales severos, corrupción o producción de determinados tipos de armas.
  • Emite recomendaciones de exclusión o de observación al Consejo Ejecutivo de Norges Bank.

La competencia última sobre la inclusión o exclusión de una compañía no es del Gobierno, sino de Norges Bank, que decide a la vista de las recomendaciones del Consejo de Ética y las directrices generales aprobadas por el Ministerio de Finanzas. El papel del Gobierno es, por tanto, fijar el marco y nombrar a los miembros del Consejo de Ética, preservando al mismo tiempo su independencia operativa.

Regla de gasto y limitaciones de inversión

Otra competencia clave del Gobierno es fijar la llamada “regla de gasto”: sólo puede incorporarse al presupuesto anual alrededor del 3% del valor del fondo, equivalente a su rendimiento real esperado a largo plazo, como explican análisis divulgativos como Loris Retirement. Esto blinda políticamente el fondo como mecanismo de ahorro intergeneracional, limitando el margen del Ejecutivo para usarlo con fines coyunturales.

El marco legal también incorpora restricciones materiales, resumidas en fuentes como Rankia y Wikipedia:

  • Prohibición de invertir en acciones noruegas o en inmuebles situados en Noruega, para evitar interferencias en la economía doméstica.
  • Límite de máximo 10% del capital en cualquier empresa cotizada.
  • Exclusión de empresas de armas nucleares, ciertos combustibles fósiles (como gran minería de carbón) y compañías con reiteradas violaciones de derechos humanos o medioambientales.

En conjunto, el modelo noruego descansa en una clara división de roles: el Gobierno define objetivos y reglas, el banco central, a través de NBIM, gestiona profesionalmente los activos, y un Consejo de Ética independiente vela por la coherencia de las inversiones con los valores fijados democráticamente.

¿Cómo se nombra a los miembros del Consejo de Ética del fondo soberano noruego y qué perfil profesional suelen tener? ¿Qué cambios en las directrices éticas del fondo está estudiando el Gobierno de Noruega de cara a los próximos años? ¿Cómo se compara la gobernanza del fondo noruego con la de otros grandes fondos soberanos, como el de Emiratos Árabes o el de Singapur?

¿Cuáles fueron los resultados de las últimas elecciones generales en Noruega y qué partidos ocupan los principales cargos de gestión del fondo soberano?

Las últimas elecciones generales en Noruega (al Storting) se celebraron en septiembre de 2025 y dieron una victoria ajustada al bloque de izquierdas y ecologista, permitiendo que el primer ministro laborista Jonas Gahr Støre continúe en el cargo. El Partido Laborista fue el más votado, con algo más del 28% y 54 escaños, y la suma de fuerzas roji-verdes se movió en torno a los 87‑88 diputados sobre 169, una mayoría muy estrecha. En cuanto al fondo soberano (Government Pension Fund Global), las noticias disponibles describen su gestión como técnicamente independiente, liderada por Norges Bank Investment Management (NBIM) con directivos como Nicolai Tangen y Patrick du Plessis, pero no aportan datos sobre su afiliación partidista ni sobre el partido del ministro de Finanzas noruego.

Resultados de las últimas elecciones generales en Noruega

Según el periódico Demócrata, en las legislativas noruegas de 2025 los partidos de izquierda y los ecologistas “han conseguido mantenerse al mando del Parlamento con una ligera ventaja”, lo que permite que Jonas Gahr Støre siga como primer ministro al frente del Partido Laborista. El propio diario detalla que los laboristas obtuvieron el 28,2% de los votos y 54 escaños en el Storting, que es el Parlamento unicameral noruego, sobre un total de 169 asientos, tal como recoge la crónica sobre las elecciones noruegas.

El resto de resultados que menciona Demócrata para esa cita electoral son:

  • Partido del Progreso (ultraderecha): 23,9% y 47 escaños.
  • Partido Conservador: 14,6% y 24 escaños.
  • Partido de Centro: 5,6% y 9 escaños.
  • Partido de la Izquierda Socialista: 9 escaños.
  • Partido Rojo (comunista): 9 escaños.
  • Partido Verde: 7 escaños.
  • Partido Demócrata Cristiano: 7 escaños.
  • Partido Liberal: 3 escaños.

Con este reparto, el propio Demócrata subraya que se conforma “una mayoría roji‑verde con 88 escaños, frente a los 81 de los partidos de derecha” en un Parlamento de 169 miembros, consolidando un bloque de centroizquierda y ecologista en torno al liderazgo laborista.

Composición del gobierno y liderazgo político

Otra pieza de Demócrata explica que, tras estas elecciones, Jonas Gahr Støre “ha empezado a dialogar con los partidos de centroizquierda con el objetivo de formar un gobierno” y que la coalición formada por el Partido Laborista, los comunistas, el Partido de Centro, los socialistas y los Verdes alcanzaría 87 escaños, apenas dos por encima de la mayoría absoluta en el Storting, con una participación cercana al 79% (alianzas de Støre).

Desde el punto de vista estrictamente político, las noticias de Demócrata confirman por tanto:

  • Primer ministro actual: Jonas Gahr Støre, del Partido Laborista.
  • Bloque de gobierno: combinación de partidos de centroizquierda, socialistas, comunistas y verdes, con mayoría muy ajustada.

Hay también cobertura internacional de reacción española: Pedro Sánchez felicita “al líder laborista y primer ministro de Noruega” por esta victoria y da por hecha la continuidad de su gobierno, “con el respaldo de otras agrupaciones políticas de izquierda y ecologistas” (mensaje de Sánchez a Støre).

En cuanto a la figura concreta del ministro de Finanzas noruego y su partido, en las fuentes consultadas (incluidas las de Demócrata y otras internacionales que aparecen en la traza) no se ofrece una identificación clara y verificable. No se dispone, por tanto, de un dato sólido sobre qué partido ocupa hoy esa cartera a partir de la información accesible en esta investigación.

Partidos y cargos en la gestión del fondo soberano noruego

El fondo soberano de Noruega, el Government Pension Fund Global, está gestionado por Norges Bank Investment Management (NBIM), una gestora vinculada al banco central noruego. Demócrata lo describe repetidamente como “la gestora vinculada al banco central noruego responsable de la administración del vehículo inversor” y recuerda que se trata del “mayor fondo soberano del planeta” tanto en su análisis de resultados de 2025 (rentabilidad 2025) como en la pieza sobre las pérdidas del primer trimestre de 2026 (resultados hasta marzo).

En esas mismas informaciones se mencionan varios nombres clave de la cúpula técnica del fondo:

  • Nicolai Tangen, identificado como consejero delegado de NBIM, responsable de la administración del fondo (rentabilidad 2025 y cita sobre Bilderberg).
  • Trond Grande, citado como subdirector general de NBIM, que explica los resultados del primer trimestre de 2026 y el impacto de la caída de las tecnológicas (resultados hasta marzo).
  • Patrick du Plessis, nombrado en 2026 como nuevo máximo responsable de Riesgos del fondo, tomando el relevo de Dag Huse (dirección de riesgos).

Además, otros artículos económicos de Demócrata recuerdan que NBIM es “la entidad gestora del vehículo que invierte los beneficios del país derivados del petróleo” y destacan su condición de gran inversor global, con participaciones significativas en empresas españolas como Iberdrola o Telefónica (alianza con Iberdrola y posición en Telefónica).

Sobre la afiliación política de estos directivos y de las autoridades del banco central, las informaciones consultadas los presentan siempre como perfiles técnicos y profesionales, sin referencia a militancia en partidos ni a cuotas partidistas. Tampoco se ofrecen datos concretos sobre qué partido controla políticamente el banco central o el órgano supervisor del fondo, más allá de que el Gobierno noruego fija el marco general y recibe los beneficios. Por tanto, a partir de las fuentes utilizadas, no es posible atribuir de forma documentada una afiliación política específica a los responsables de NBIM o a otros cargos clave del fondo.

¿Cómo ha cambiado el peso de cada partido en el Storting noruego respecto a las elecciones anteriores a 2025? ¿Qué líneas políticas ha seguido Jonas Gahr Støre en materia de energía y gestión del fondo soberano durante esta legislatura? ¿Qué papel juega el fondo soberano de Noruega en inversiones en España y qué empresas españolas son sus principales destinatarias?

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