L'Argentina onora le vittime dell'attentato della AMIA in mezzo a rimproveri per la paralisi giudiziaria

L'Argentina omaggia le vittime dell'attentato della AMIA tra forti critiche all'impunità e alla mancanza di progressi nella causa giudiziaria.

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L'Argentina ha reso omaggio questo venerdì alle 85 persone decedute nell'attentato contro l'Associazione Mutual Israelita Argentina (AMIA) a Buenos Aires, in una nuova commemorazione segnata dalle critiche al blocco della causa giudiziaria, 32 anni dopo l'attacco su cui continua a pesare il sospetto di responsabilità dell'Iran.

All'evento hanno preso la parola il presidente dell'AMIA, Osvaldo Armoza, e i familiari delle vittime, alla presenza del presidente argentino, Javier Milei, accompagnato da collaboratori stretti come sua sorella Karina, segretaria della Presidenza.

Nel suo messaggio iniziale rivolto ai familiari dei deceduti, Armoza ha elogiato la "lezione di dignità insuperabile" per "camminare eretti nonostante una parte delle loro vite sia rimasta sepolta qui sotto le macerie". "Non si sono dati per vinti. Ci hanno lasciato l'eredità etica di non cedere mai nella ricerca di ciò che è giusto", ha espresso.

In questa linea, ha attaccato l'"impunità" e l'assenza di risposte da parte dello Stato di fronte all'attentato, deplorando che il fascicolo giudiziario continui a non avere progressi sostanziali per chiarire quanto accaduto e punire i responsabili. A suo avviso, questa situazione di impunità costituisce un "abisso intollerabile per qualsiasi Repubblica che pretenda chiamarsi democratica". "Sono passati più di tre decenni in cui lo Stato argentino, colmo di negligenze, complicità e errori sistematici, è stato incapace di offrire luce su una delle pagine più oscure della nostra storia", ha sottolineato.

Armoza ha lamentato in particolare che durante l'ultimo anno non si sia registrata "nessuna novità rilevante" nell'indagine, ribadendo che la causa rimane "ferma, addormentata o accantonata" e richiedendo che smetta di smarrirsi nei "labirinti burocratici".

Il dirigente comunitario ha nuovamente indicato l'Iran come responsabile dell'attentato perpetrato nel 1994, appellandosi alle "prove accumulate nel corso degli anni nell'indagine giudiziaria". "Dietro l'attentato c'era l'Iran, e uno dei suoi bracci armati, il gruppo terroristico Hezbollah", ha affermato con fermezza sulla milizia libanese, insistendo che "non sono versioni né teorie".

Tuttavia, di fronte alla presenza di Milei, il presidente dell'AMIA ha sottolineato che la posizione dell'attuale governo argentino è "posizionarsi con fermezza dalla parte giusta della storia", evidenziando il suo sostegno a Israele e la decisione di dichiarare il Movimento di Resistenza Islamica (Hamas) come organizzazione terroristica.

Milei è intervenuto personalmente all'omaggio, nel quale non ha preso la parola, sebbene abbia avuto un breve incontro con Yair Horn, cittadino argentino-israeliano liberato dopo essere rimasto in ostaggio di Hamas nella Striscia di Gaza.

Da parte sua, il ministro degli Esteri argentino, Pablo Quirno, ha ricordato l'anniversario e ha indicato in un messaggio sui social media che l'attacco contro l'AMIA "ha segnato per sempre l'Argentina". "Riaffermiamo l'impegno del nostro paese nella lotta contro il terrorismo e con la richiesta permanente affinché i responsabili siano portati davanti alla Giustizia", ha dichiarato.

Inoltre, l'ambasciatore degli Stati Uniti a Buenos Aires, Peter Lamelas, ha dedicato alcune parole di ricordo alle vittime dell'attentato, sottolineando che l'attacco "non è stato solo contro la comunità ebraica, ma contro i valori della libertà, della democrazia e della dignità umana".

"Gli Stati Uniti riaffermano la loro solidarietà con il popolo argentino e con la comunità ebraica, e rinnovano il loro impegno a combattere l'antisemitismo, difendere la libertà religiosa e affrontare il terrorismo ovunque esso esista", ha enfatizzato. "La memoria richiede verità. La giustizia non può aspettare", ha concluso.

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