Marocco processa 86 persone per aver organizzato i passaggi irregolari verso Ceuta e Melilla

La Giustizia marocchina ha già condannato 11 accusati e mantiene aperte decine di cause per facilitare la migrazione irregolare, aggredire agenti e partecipare ad atti di violenza.

2 minuti

fotonoticia 20260803195628 1920

fotonoticia 20260803195628 1920

Aggiungi DEMOCRAT su Google

Chiedi a FREN

Pubblicato

Ultimo aggiornamento

2 minuti

I più letti

La Giustizia marocchina ha processato 52 persone per il loro presunto coinvolgimento nei passaggi irregolari di migranti verso Ceuta e Melilla durante la crisi migratoria degli ultimi giorni. Tutti gli indagati rimangono in detenzione preventiva, mentre avanzano le indagini giudiziarie aperte dalle autorità del paese.

Secondo quanto riportato dalla Associazione Marocchina per i Diritti Umani (AMDH) e confermato da RTVE, 11 giovani sono stati messi a disposizione della Sezione Penale del Tribunale di Appello di Nador, mentre altre 41 persone, tra cui due minorenni, si sono presentate davanti al Tribunale di Prima Istanza di quella stessa città.

Alcuni dei detenuti sono sotto indagine per reati di carattere criminale, anche se le autorità marocchine non hanno al momento dettagliato le accuse specifiche che gravano su ciascuno di loro.

L'AMDH mette in discussione la risposta giudiziaria

L'Associazione Marocchina per i Diritti Umani ha espresso la sua preoccupazione per lo sviluppo di queste azioni giudiziarie e considera che le autorità stiano ricorrendo a un approccio "principalmente securitario e repressivo" per affrontare il fenomeno migratorio.

L'organizzazione sostiene che la risposta dovrebbe concentrarsi anche sulle cause strutturali che portano numerosi giovani e minorenni a tentare di emigrare e ha richiesto che vengano rispettate tutte le garanzie processuali durante le procedure giudiziarie, specialmente in un contesto segnato dallo sciopero degli avvocati che colpisce il paese.

Rabat mantiene la sua spiegazione sulla crisi

Il processo di queste 52 persone coincide con la posizione mantenuta dal Governo marocchino sin dall'inizio della crisi migratoria.

Il Ministero dell'Interno del Marocco sostiene che l'arrivo massiccio di persone a Ceuta non ha risposto a un fenomeno spontaneo, ma a una combinazione di disinformazione diffusa sui social media, l'azione di reti di tratta di esseri umani e l'interpretazione errata della recente sentenza della Corte Suprema spagnola sulle restituzioni di persone intercettate in mare.

Secondo Rabat, tale informazione avrebbe generato tra numerosi giovani la convinzione che coloro che riuscivano a raggiungere il territorio spagnolo non potessero essere restituiti immediatamente, circostanza che avrebbe contribuito a scatenare l'ondata migratoria.

Differenze sul bilancio delle vittime

Mentre continuano le indagini da entrambi i lati della frontiera, persistono anche le differenze sul numero di vittime mortali registrate durante la crisi.

Le autorità spagnole mantengono un bilancio ufficiale di 80 morti nelle acque vicine a Ceuta, mentre l'ONG Caminando Fronteras eleva quella cifra a 141 morti, includendo corpi recuperati nel territorio marocchino. Da parte sua, il Marocco mantiene ufficialmente che sono morte 11 persone durante gli episodi registrati alla frontiera.

L'indagine giudiziaria aperta in Marocco si aggiunge alle azioni intraprese dalle autorità spagnole per chiarire le circostanze che hanno circondato una delle maggiori crisi migratorie registrate alla frontiera sud dell'Unione Europea.

Ciao, sono Fren. Come posso aiutarti?