PACMA reclama alle CCAA di vietare la caccia per recuperare erbivori che puliscono il monte e frenano gli incendi

PACMA esorta le CCAA a proibire la caccia e indica l'allevamento intensivo come causa chiave dell'aumento degli incendi boschivi in Spagna.

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PACMA ha inviato una lettera ai governi autonomi della Penisola per sollecitarli a vietare la caccia al fine di recuperare le popolazioni di erbivori. Secondo la formazione animalista, la presenza di questi animali, che pascolano in modo naturale sui monti, contribuirebbe a fermare la propagazione degli incendi boschivi.

Il partito denuncia che, mentre sempre più "comuni" introducono animali nei loro ambienti affinché pascolino e aiutino a prevenire i fuochi, le comunità autonome (CCAA) stanno "promuovendo che si uccidano per sport milioni" di erbivori selvatici, come cervi, daini, caprioli o capre selvatiche. PACMA sostiene che queste specie potrebbero svolgere in modo naturale quel lavoro di pulizia nutrendosi di erba, cespugli e vegetazione infestante.

Inoltre, l'organizzazione sottolinea che il divieto di caccia eviterebbe anche incendi "provocati direttamente da questa attività". Ricorda, in questo contesto, il fuoco di Aliseda (Cáceres) nel 2025, che ha devastato 4.000 ettari. L'allora consigliere estremo di Presidenza e Interno e oggi vicepresidente della Junta, Abel Bautista, ha dichiarato ai media che l'incendio è stato originato da "interessi economici" legati all'attività venatoria.

Il partito cita inoltre uno studio del Consiglio Superiore delle Ricerche Scientifiche (CSIC) che ha concluso che "gli spazi protetti, dove è vietata l'attività venatoria, come i parchi nazionali, sperimentano meno incendi boschivi rispetto alle loro zone periferiche".

Secondo quanto ricorda PACMA, l'organismo statale ha indicato che "La caccia depaupera le popolazioni di erbivori, condiziona la loro distribuzione e impedisce che sviluppino pienamente le loro funzioni ecologiche. Tra queste, la riduzione della vegetazione combustibile. La natura ha i propri meccanismi di regolazione e difesa. È l'intervento umano a modificarli e provocare squilibri".

D'altra parte, PACMA sostiene che l'allevamento animale fa anche "parte del problema". A suo avviso, è "innegabile" che il forte aumento del consumo di prodotti di origine animale ha portato a sostituire l'allevamento estensivo con modelli intensivi e che, dove prima pascolavano centinaia di animali domestici che contribuivano al mantenimento del combustibile naturale, ora ci sono "milioni ammassati" in mega-fattorie senza accesso al pascolo.

In questa linea, la formazione ricorda l'incendio di Burgohondo (Ávila) registrato a luglio, originato da "imprudenza" nell'uso di macchinari pesanti e che ha finito per bruciare più di 50.000 ha. PACMA denuncia che "Più dell'80% degli incendi si verificano per azione umana, evidenziando le pratiche legate all'allevamento, come le bruciature agricole e l'uso di motori e macchinari pesanti nei boschi, come nel caso di Ávila".