I lavoratori autonomi mantengono nel 2026 il sistema di contribuzione per redditi reali. Ogni professionista deve effettuare una previsione dei propri redditi netti, collocarsi in uno dei 15 scaglioni stabiliti e scegliere una base compresa tra il minimo e il massimo consentito per quel livello di reddito.
Il Governo ha prorogato per il 2026 le basi applicate nel 2025, con un aggiornamento dei massimi negli scaglioni superiori. Il sistema continua a essere diviso in tre scaglioni ridotti e dodici scaglioni generali.
La novità che riguarda la ricevuta è l'aumento del Meccanismo di Equità Intergenerazionale, noto come MEI, fino allo 0,9%. A questo percentuale si sommano i contributi ordinari per le contingenti comuni, professionali, cessazione dell'attività e formazione professionale.
Quanto paga un autonomo nel 2026 in base ai suoi redditi
Queste sono le quote minime approssimative ottenute applicando i tassi generali di contribuzione del 2026 alla base minima ufficiale di ogni scaglione:
- Con redditi netti fino a 670 euro mensili: circa 205,88 euro al mese.
- Tra 670 e 900 euro: circa 226,47 euro.
- Tra 900 e 1.166,70 euro: circa 267,65 euro.
- Tra 1.166,70 e 1.300 euro: circa 299,56 euro.
- Tra 1.300 e 1.500 euro: circa 302,65 euro.
- Tra 1.500 e 1.700 euro: circa 302,65 euro.
- Tra 1.700 e 1.850 euro: circa 360,29 euro.
- Tra 1.850 e 2.030 euro: circa 380,88 euro.
- Tra 2.030 e 2.330 euro: circa 401,47 euro.
- Tra 2.330 e 2.760 euro: circa 427,21 euro.
- Tra 2.760 e 3.190 euro: circa 452,94 euro.
- Tra 3.190 e 3.620 euro: circa 478,68 euro.
- Tra 3.620 e 4.050 euro: circa 504,41 euro.
- Tra 4.050 e 6.000 euro: circa 545,59 euro.
- Oltre 6.000 euro mensili: circa 607,35 euro.
Le quantità corrispondono alla base minima di ogni scaglione e al tasso ordinario generale. La quota può essere superiore quando l'autonomo sceglie volontariamente una base più alta e può cambiare in situazioni con bonifiche, riduzioni o coperture speciali.
Il BOE fissa per il 2026 un tasso del 28,3% per le contingenti comuni, un 1,3% per le contingenti professionali e un 0,9% per il MEI. A questi concetti si aggiungono lo 0,9% per cessazione dell'attività e lo 0,1% destinato alla formazione professionale.
Perché si parla di quote tra 200 e 590 euro
Le quantità da 200 a 590 euro derivano dal design originale delle quote minime per il 2025, prorogato durante il 2026. Tuttavia, questi importi devono essere letti insieme all'incremento del MEI e al resto dei tassi applicabili sulla base di contribuzione.
Per questo, il carico effettivo ordinario può situarsi leggermente al di sopra delle cifre tonde che di solito appaiono nelle guide iniziali. La differenza è particolarmente rilevante per coloro che preparano un budget mensile molto stretto.
Come si calcolano i rendimenti netti
Il triennio non si determina usando direttamente la fatturazione.
Per calcolare i rendimenti netti si sottraggono dai redditi le spese fiscalmente deducibili relative all'attività. Sul risultato si applica una deduzione aggiuntiva per spese generiche del 7%, che scende al 3% per i lavoratori autonomi societari.
La media mensile risultante è quella che deve essere confrontata con i trienni di contribuzione.
Un professionista può fatturare 3.000 euro in un mese e non trovarsi necessariamente nel triennio corrispondente a 3.000 euro, perché prima devono essere detratti i costi deducibili e effettuato l'aggiustamento previsto dalla normativa.
Cosa succede se scegli un triennio errato
La base scelta durante l'anno ha carattere provvisorio.
Quando l'Agenzia delle Entrate comunica alla Tesoreria Generale della Sicurezza Sociale i rendimenti definitivi, si effettua la regolarizzazione:
- Se il lavoratore autonomo ha contribuito al di sotto di quanto gli spettava, dovrà pagare la differenza.
- Se ha contribuito al di sopra, la Sicurezza Sociale restituirà l'eccedenza entro i limiti previsti.
- Se la base scelta coincide con il triennio definitivo, non ci sarà aggiustamento.
Il sistema consente di cambiare la base fino a sei volte all'anno per adattarla all'evoluzione dei redditi e ridurre il rischio di ricevere successivamente una richiesta elevata.
Quando conviene cambiare la base
Il cambiamento risulta particolarmente utile quando l'attività subisce una variazione sostenuta.
Un incarico straordinario o una fattura isolata non giustificano sempre la modifica della contribuzione. Sì può essere raccomandabile quando i redditi aumentano o diminuiscono per diversi mesi e la previsione annuale smette di coincidere con il triennio comunicato.
Aspettare fino alla regolarizzazione può provocare che il lavoratore autonomo debba pagare di colpo diversi mesi di differenze.
Cosa succede con i lavoratori autonomi societari
I lavoratori autonomi societari e i familiari collaboratori hanno regole specifiche sulla base minima.
Nel 2026 possono mantenere provvisoriamente determinate basi precedenti, ma la regolarizzazione può successivamente elevare la base definitiva quando risulta inferiore al minimo richiesto per questi gruppi.
Come controllare la base che stai pagando
Il lavoratore autonomo può consultare la sua base di contribuzione, le sue ricevute e i dati comunicati tramite Importass, il portale della Tesoreria Generale della Sicurezza Sociale.
Prima di modificare il tratto conviene rivedere la previsione annuale completa, non solo i redditi dell'ultimo mese. Devono essere presi in considerazione anche le spese deducibili, le possibili riduzioni e la situazione particolare del professionista.