La spesa per la difesa di Spagna è tornata a diventare un focolaio di tensione politica e diplomatica, sia all'interno della NATO che nei rapporti con Stati Uniti. Il Governo di Pedro Sánchez difende che il paese ha già raggiunto l'obiettivo del 2% del PIL in sicurezza e difesa, un traguardo che per anni è stato richiesto dall'Alleanza Atlantica e che la Spagna ha impiegato più tempo rispetto ad altri alleati per raggiungere.
La discussione, tuttavia, non si limita più a quel 2%. Il nuovo dibattito ruota attorno all'obiettivo del 5% del PIL previsto per il 2035, una cifra che l'Amministrazione di Donald Trump esige dagli alleati europei con l'argomento che gli Stati Uniti hanno assunto per decenni un onere eccessivo nella difesa collettiva. La Spagna si rifiuta di accettare quella percentuale come un obbligo uniforme e sostiene che il suo contributo deve essere misurato anche in base alle capacità militari, ai dispiegamenti, al supporto operativo e alle priorità strategiche, non solo da una cifra di bilancio.
Quanto spende la Spagna per la difesa nel 2026
Secondo i calcoli presentati da La Moncloa, la Spagna destina nel 2026 35.419 milioni di euro a sicurezza e difesa. L'Esecutivo sottolinea che quella cifra triplica in termini nominali i 11.172 milioni di euro registrati nel 2018 e colloca il paese come il settimo alleato della NATO per volume assoluto di investimento.
Il Governo sostiene che la Spagna ha consolidato tra il 2025 e il 2026 un investimento equivalente al 2% del PIL, rispetto allo 0,9% del 2018. Per Sánchez, quell'incremento dimostra uno sforzo straordinario in un periodo relativamente breve, specialmente in un contesto in cui l'Esecutivo vuole anche preservare la spesa sociale, la stabilità di bilancio e gli investimenti in altri ambiti strategici.
La metodologia della NATO
Uno dei punti chiave del dibattito è che non sempre le cifre nazionali coincidono con le stime della NATO. L'Alleanza utilizza una metodologia comune per decidere quali voci possono essere conteggiate come spesa per la difesa, mentre ogni paese può presentare i propri bilanci con una classificazione più ampia o più ristretta a seconda della propria struttura amministrativa.
Per questo, la discussione non è unicamente quanto denaro dedica la Spagna alle sue Forze Armate, ma quali spese possono essere incluse nel concetto di sicurezza e difesa. Il Governo vuole che si tenga conto di una visione più ampia, che incorpori investimenti in cybersicurezza, infrastrutture critiche, resilienza, industria tecnologica, supporto all'Ucraina e capacità che contribuiscono indirettamente alla sicurezza collettiva.
Il contributo operativo spagnolo
La Moncloa insiste anche sul fatto che il contributo spagnolo non può essere misurato solo in base alla percentuale del PIL. La Spagna mantiene circa 3.000 militari in missioni legate alla NATO e partecipa a dispiegamenti internazionali che fanno parte della strategia di deterrenza e difesa collettiva dell'Alleanza.
Inoltre, il Governo sottolinea l'incorporazione spagnola nelle Forze Terrestri Avanzate dispiegate in Finlandia, una presenza particolarmente rilevante dopo l'allargamento della NATO verso il nord Europa e il rafforzamento del fianco orientale contro la Russia. Per l'Esecutivo, quegli impegni mostrano che la Spagna non è al margine della sicurezza alleata, anche se rifiuta di assumere senza sfumature il nuovo soglia del 5%.
Cosa significa l'obiettivo del 5%
L'obiettivo del 5% del PIL approvato dagli alleati per il 2035 si divide in due grandi blocchi. Il primo, equivalente al 3,5%, sarebbe destinato a necessità militari di base, come personale, armamento, munizioni, capacità di difesa, modernizzazione di attrezzature, sistemi di comando, intelligence, sorveglianza e preparazione operativa.
Il secondo blocco, fino al 1,5%, potrebbe essere orientato a investimenti legati alla sicurezza in senso ampio, come infrastrutture critiche, cybersicurezza, resilienza energetica, protezione delle comunicazioni, mobilità militare o rafforzamento di settori strategici. Questa divisione cerca di rispondere a una realtà nuova: la difesa non si limita più a carri armati, aerei o navi, ma include reti elettriche, cavi sottomarini, satelliti, sistemi digitali, capacità industriale e protezione contro attacchi ibridi.
Perché la Spagna rifiuta di arrivare automaticamente al 5%
Pedro Sánchez sostiene che la Spagna può rispettare gli obiettivi militari assegnati dalla NATO senza aumentare automaticamente la spesa fino al 5% del PIL. La posizione del Governo è che applicare la stessa percentuale a tutti gli alleati non tiene conto delle differenze di dimensione economica, struttura di bilancio, posizione geografica, necessità strategiche e capacità già esistenti in ogni paese.
La Moncloa calcola che raggiungere quella soglia obbligherebbe a mobilitare fino a 780.000 milioni di euro per un decennio, una cifra che l'Esecutivo considera incompatibile con una politica di bilancio equilibrata se applicata in modo rigido. La priorità spagnola, secondo il Governo, deve essere investire meglio, rafforzare capacità concrete, promuovere l'industria europea della difesa e evitare che l'aumento militare eroda le voci sociali o comprometta la sostenibilità fiscale.
Sánchez difende di spendere meglio, non solo di spendere di più
Il messaggio del Governo è che il dibattito non può ridursi a una corsa di percentuali. Sánchez difende che la NATO deve prima identificare quali capacità necessita ogni alleato e poi adeguare gli investimenti a quelle necessità, invece di esigere una cifra identica per tutti i paesi.
Questa posizione cerca di combinare tre obiettivi: mantenere la credibilità della Spagna all'interno dell'Alleanza, rispondere alle nuove minacce alla sicurezza e evitare che l'aumento della spesa militare diventi una pressione permanente sullo Stato sociale. Per l'Esecutivo, lo sforzo deve concentrarsi su capacità utili, industria nazionale ed europea, tecnologia, interoperabilità e preparazione reale delle Forze Armate.
Cosa chiede Trump alla Spagna
Donald Trump ha trasformato la distribuzione della spesa militare in una delle sue principali richieste ai partner europei. La sua Amministrazione sostiene che gli Stati Uniti hanno sopportato per decenni una parte sproporzionata del costo della difesa occidentale e che l'Europa deve assumersi una maggiore responsabilità di bilancio, industriale e militare.
In questo contesto, la Spagna è diventata uno dei paesi indicati per aver rifiutato l'obiettivo del 5%. Trump preme affinché tutti gli alleati avanzino verso quella cifra e ha diretto critiche specifiche a Madrid per resistere a un impegno che Washington considera necessario per bilanciare il carico all'interno dell'Alleanza.
La risposta di Madrid
La Spagna risponde che il suo contributo non può essere valutato unicamente con una regola contabile. Il Governo menziona la partecipazione a missioni internazionali, il supporto all'Ucraina, il dispiegamento di truppe, la presenza in fianchi sensibili della NATO e il rispetto degli obiettivi di capacità stabiliti dall'Alleanza.
La posizione spagnola non nega la necessità di aumentare l'investimento nella sicurezza, ma rifiuta che il 5% sia l'unico indicatore valido di impegno. Madrid vuole un'interpretazione più flessibile, basata su capacità reali e su contributi concreti, di fronte alla pressione statunitense per trasformare la percentuale in un'unità di misura politica.
Può la Spagna rimanere fuori dalla NATO
Il disaccordo sulla spesa non implica che la Spagna uscirà dalla NATO né che esista un meccanismo automatico per espellerla per non raggiungere il 5%. La Spagna continua a far parte della pianificazione militare, delle decisioni politiche e delle missioni dell'Alleanza, e mantiene il suo impegno per la difesa collettiva prevista nell'articolo 5 del Trattato dell'Atlantico del Nord.
La tensione si colloca su un altro piano: il ritmo, il volume e la forma dell'aumento di bilancio. La Spagna accetta di rafforzare la difesa, ma vuole farlo senza assumere come obbligo automatico una cifra che considera eccessiva e poco adattata alla sua situazione. Il dibattito rimarrà aperto fino al 2035, data fissata dalla NATO per raggiungere il nuovo obiettivo.
Una disputa su denaro, potere e priorità
Lo scontro tra Spagna, NATO e l'Amministrazione Trump non è solo una discussione di bilancio. È anche una disputa sul ruolo dell'Europa nella propria difesa, sulla dipendenza strategica dagli Stati Uniti e sull'equilibrio tra sicurezza militare, spesa sociale e stabilità fiscale.
La Spagna sostiene di aver già fatto uno sforzo storico passando dallo 0,9% al 2% del PIL e che il suo contributo deve essere valutato in base a ciò che realmente apporta alla sicurezza alleata. Trump, al contrario, esige un salto molto maggiore e vuole che i partner europei si assumano un onere che Washington considera arretrato da anni.
La domanda che rimane aperta non è se la Spagna spenderà di più per la difesa, ma quanto, a che ritmo e secondo quali criteri. Questo sarà uno dei grandi dibattiti politici del prossimo decennio all'interno della NATO.