Il nuovo decreto abitativo che preparano PSOE e Sumar arriva alla sua fase finale con una difficoltà politica evidente: il Governo può approvarlo nel Consiglio dei Ministri, ma poi deve raccogliere una maggioranza sufficiente nel Congresso per convalidarlo, e quella maggioranza non è garantita. Podemos e Junts, due forze imprescindibili in molte votazioni della legislatura, mantengono posizioni quasi opposte su alcuni dei punti centrali del testo, il che lascia l'Esecutivo di fronte a una negoziazione particolarmente delicata.
L'accordo interno del Governo prevede una proroga straordinaria di determinati contratti di affitto fino al 30 giugno 2028 e la regolamentazione degli affitti stagionali e per stanze, due formule che hanno guadagnato peso nel mercato e che, secondo l'Esecutivo, possono essere utilizzate per eludere le limitazioni previste per l'abitazione abituale in zone tese. La redazione finale, tuttavia, non è ancora chiusa e sarà decisiva per sapere quali contratti potranno beneficiare dell'estensione, in quali condizioni e con quali garanzie per inquilini e proprietari.
Podemos chiede di ripristinare la sospensione degli sfratti
Podemos reclama che il decreto includa nuovamente la sospensione degli sfratti per famiglie vulnerabili, una misura che considera imprescindibile se l'obiettivo reale del testo è proteggere gli inquilini e evitare che famiglie senza alternativa abitativa possano perdere la loro casa. La formazione di Ione Belarra sostiene che una norma diretta a contenere gli effetti della crisi abitativa non può limitarsi a prorogare contratti o regolamentare nuove modalità di affitto, ma deve blindare le famiglie in situazione più fragile.
Il partito rifiuta inoltre che si utilizzino risorse pubbliche per compensare fiscalmente i proprietari. Il suo argomento è che un decreto pensato per fermare la pressione sugli inquilini non deve incorporare benefici per i locatori, specialmente in un contesto in cui i prezzi degli affitti continuano ad assorbire una parte crescente dei redditi di molte famiglie. Per questo, Podemos ha chiesto di separare le misure in testi distinti, in modo da poter sostenere le iniziative che considera favorevoli agli inquilini senza essere costretto ad accettare concessioni negoziate con altre formazioni.
Junts chiede incentivi per i proprietari e misure contro l'occupazione
La posizione di Junts va in senso contrario. Il partito considera che la proposta del Governo sia troppo interventista e reclama benefici fiscali per i proprietari, oltre a misure contro l'occupazione e garanzie affinché la proroga straordinaria dei contratti sia vincolata al rispetto del pagamento dell'affitto da parte dell'inquilino.
La formazione indipendentista vuole che qualsiasi ampliamento di contratti abbia contrappesi chiari per i proprietari e che il decreto non diventi, a suo avviso, un'imposizione generale che riduca la sicurezza giuridica o disincentivi l'offerta di abitazioni in affitto. Questa esigenza si scontra frontalmente con le linee rosse di Podemos, che vede in quegli incentivi una cessione al settore proprietario e un uso inadeguato delle risorse pubbliche.
Il Governo cerca di conciliare richieste difficili
Il problema per l'Esecutivo è che le due richieste sono difficili da incastrare in un unico testo. Se il Governo si avvicina a Podemos e introduce una protezione più forte contro gli sfratti, può allontanare Junts e complicare la convalida. Se, al contrario, incorpora incentivi fiscali per i proprietari o rafforza le condizioni richieste all'inquilino per accedere alla proroga, può provocare il voto contrario di Podemos.
L'aritmetica parlamentare rende qualsiasi sfumatura decisiva. I quattro deputati di Podemos possono essere determinanti se il Partito Popolare, Vox e Junts rifiutano il decreto, ma Junts può anche far cadere la norma se ritiene che il testo finale non preveda sufficienti garanzie per i proprietari. Il Governo torna così a una dinamica conosciuta: ogni socio parlamentare ha la capacità di irrigidire la negoziazione perché il margine di errore in Congresso è minimo.
Quali contratti potrebbero essere prorogati fino al 2028
La misura centrale del decreto è la proroga straordinaria dei contratti di affitto fino al 30 giugno 2028, anche se l'ambito esatto dipenderà dalla redazione definitiva. Per ora, non si può affermare che tutti gli affitti saranno automaticamente prorogati, poiché il testo dovrà specificare quali contratti rientrano nella misura, quali requisiti dovrà soddisfare l'inquilino e quali presupposti permetteranno al proprietario di opporsi all'estensione.
Deve anche essere definito cosa accade nei casi di vulnerabilità accreditata, come si articola la compensazione se alla fine si mantiene qualche meccanismo di equilibrio per i locatori e quale ruolo avranno le comunità autonome o i servizi sociali nel verificare ogni situazione. Quella lettera piccola sarà fondamentale, perché da essa dipenderà se la norma è percepita come una protezione reale per gli inquilini o come un intervento che genera insicurezza nel mercato degli affitti.
Affitto stagionale e stanze, il altro grande fronte
Il decreto affronta anche la regolamentazione degli affitti stagionali e dei contratti per stanze, due modalità che sono cresciute negli ultimi anni e che sono diventate uno dei principali punti di attrito del dibattito sull'abitazione. Il Governo sta studiando di avvicinare la loro regolamentazione a quella dell'abitazione abituale per evitare che queste formule vengano utilizzate come via di fuga rispetto ai limiti di prezzo o alle obbligazioni applicabili in zone tese.
La questione non è da poco. In molte città, l'affitto stagionale ha smesso di essere legato esclusivamente a studenti, lavoratori trasferiti o soggiorni temporanei reali, ed è diventato una formula utilizzata per offrire abitazioni per meno tempo, con meno stabilità per l'inquilino e prezzi più alti. Regolare questo spazio permetterebbe di chiudere una delle crepe del sistema, ma aumenta anche la resistenza di proprietari e partiti che considerano che il Governo stia intervenendo in modo eccessivo nel mercato.
Il ricordo del fallimento di aprile
La negoziazione arriva segnata da un precedente recente: un'altra iniziativa sugli affitti è stata respinta ad aprile dal Congresso. Quel fallimento pesa ora sull'Esecutivo, che sa che approvare il decreto nel Consiglio dei Ministri non basta se poi non riesce a raccogliere i sostegni necessari per salvare la convalida parlamentare.
L'obiettivo del Governo è portare il testo al Consiglio dei Ministri del 28 luglio, ma fino ad allora le conversazioni rimangono aperte con Podemos, Junts, PNV e il resto dei partner parlamentari. L'approvazione iniziale servirebbe a fissare una posizione politica, anche se il voto definitivo in Congresso sarà la vera prova di forza.
Una votazione che misurerà la maggioranza del Governo
Il decreto sulla casa è diventato qualcosa di più di una norma sugli affitti. Misurerà anche la capacità del Governo di sostenere una maggioranza parlamentare frammentata su uno dei temi sociali più sensibili della legislatura. La casa coinvolge giovani, famiglie, redditi medi, piccoli proprietari, grandi affittuari, comunità autonome e comuni, e ogni decisione ha costi politici su vari fronti contemporaneamente.
Senza un accordo dell'ultimo minuto, il testo potrebbe ripetere il finale della proposta respinta ad aprile. Il Governo deve proteggere gli inquilini senza perdere Junts, offrire sicurezza giuridica senza rompere con Podemos e regolare nuove modalità di affitto senza provocare una maggioranza di rifiuto. Questa è la difficoltà centrale del decreto: non deve solo risolvere un problema di casa, ma anche sopravvivere a un Congresso dove ogni voto arriva con condizioni diverse.