Il segretario generale di UGT, Pepe Álvarez, ha lanciato questo mercoledì un nuovo avviso al Governo ricordando che "o rispetta, o il dialogo sociale è compromesso" in relazione all'impegno di portare avanti il decreto sul registro orario, dopo l'ultimatum formulato da UGT e CCOO alla fine di luglio.
In un'intervista a RNE, rispondendo alla domanda sull'entità di quell'ultimatum, Álvarez ha chiarito che il decreto relativo al registro orario "non è un accordo chiuso con i sindacati", per cui ha insistito sul fatto che "è evidente che il Governo o rispetta, o il dialogo sociale è compromesso".
Il dirigente sindacale ha sottolineato che la modifica del registro orario è "assolutamente imprescindibile" e ha ricordato che "ci sono 3 milioni di ore straordinarie che ogni settimana vengono fatte nel nostro paese e che non vengono retribuite né appaiono da nessuna parte".
Questo volume di ore, ha indicato, rappresenta "un buco di salari per le persone che fanno quelle ore, di entrate per la Sicurezza Sociale, di entrate per l'Amministrazione Pubblica", per cui ha richiesto che "immediatamente vengano utilizzati tutti i mezzi", che "oggi sono molti dal punto di vista digitale", considerando che non si può continuare a rimandare la riforma.
Impegno del Ministero del Lavoro con il decreto
Sempre questo mercoledì, il segretario di Stato per il Lavoro, Joaquín Pérez Rey, ha ribadito nella conferenza stampa di valutazione dei dati sulla disoccupazione che l'intenzione del Ministero è che il decreto che regolerà il registro orario arrivi "il prima possibile" al Consiglio dei Ministri, negando che ci siano al momento differenze tra Lavoro ed Economia su questo tema.
Pérez Rey ha spiegato che la volontà del Governo è che il testo possa essere elevato al Consiglio dei Ministri "il prima possibile", anche se ha puntualizzato che sarà necessario adeguarsi "alla programmazione del Consiglio dei Ministri stesso" e ai temi che presenteranno altri dipartimenti.
CEPYME avverte dell'impatto sulle microimprese
In parallelo, la presidente di Cepyme, Ángela de Miguel, che ha anche partecipato al programma di RNE, ha avvisato delle complicazioni che, a suo avviso, può generare la riforma del registro orario per le microimprese.
"Abbiamo avuto alcuni anni in cui abbiamo 25.000 microimprese in meno rispetto a quelle che avevamo prima della pandemia", ha indicato, attribuendo in buona parte questo calo alla "sovraccarico normativo che c'è".
De Miguel ha segnalato che esistono "moltissime aziende di uno o due lavoratori che non devono essere digitalizzate" e "moltissime in zone dove non arriva la copertura", oltre a ricordare che "nessuna ha un dipartimento IT".
In questa linea, ha sollevato diverse domande sull'applicazione pratica della riforma: "Cosa succederà quando il sistema si fermerà? Quanto ci vorrà per far venire qualcuno? Chi pagherà tutti questi costi?".
Allo stesso modo, ha sottolineato che le grandi compagnie "hanno già meccanismi elettronici o digitali per controllare nella grande maggioranza gli orari" e ha avvertito che la nuova regolamentazione può "complicare la vita dell'azienda più piccola", che dovrebbe assumere "un ulteriore onere" insieme ad altri costi già esistenti.