CAPCorp 2026, il congresso di riferimento in Spagna per l'industria del private equity e del M&A (fusioni e acquisizioni), ha chiuso l'edizione di quest'anno con un messaggio comune tra gli esperti: si anticipa un aumento dell'attività di investimento a breve termine e si consolida il ruolo delle scissioni aziendali --'carve-out'-- come pezzo centrale delle nuove strategie di investimento.
Durante l'incontro, relatori e partecipanti hanno sottolineato la capacità di resistenza del capitale di rischio di fronte all'incertezza geopolitica, alla scarsità di liquidità e all'ambiente di tassi elevati. Allo stesso tempo, hanno indicato i settori della tecnologia, della salute e della difesa, inquadrati nell'impulso europeo per la sicurezza strategica, come focchi prioritari per canalizzare nuovi investimenti.
Il congresso, tenutosi a Madrid nei giorni 26 e 27 ottobre, ha riunito più di quattrocento professionisti dell'ecosistema degli investimenti e affronta già la sua ventiseiesima edizione, consolidandosi come un appuntamento chiave per il mercato nazionale.
Nella sessione inaugurale, moderata da Pablo García Berdoy, di LLYC, "Rosa Duce, di Deutsche Bank España, e María Concepción Bravo, di Mapfre AM, hanno sottolineato che l'M&A rimane attivo in un ambiente complesso, sebbene abbiano avvertito della lacuna di competitività rispetto agli Stati Uniti, evidenziata dal fatto che solo due dei dieci maggiori accordi dell'anno erano europei e nessuno tecnologico."
Nonostante questo svantaggio, le relatrici hanno mostrato fiducia nel fatto che una regolamentazione più semplice permetta all'Europa di mantenere il passo con altri mercati, sostenendosi sul dato che l'80% dei gestori in Spagna prevede di chiudere nuove operazioni nei prossimi dodici mesi, accettando comunque costi maggiori e processi di due diligence più esigenti.
Da parte sua, Eric Halverson, di Qualitas Funds, ha messo l'accento sull'estensione dei termini di disinvestimento nel settore, che si sono allungati da cinque a sette anni, poiché molti fondi preferiscono ritardare l'uscita fino a raggiungere i multipli di valutazione desiderati.
Sulla stessa linea, Miguel Echenique, di Altamarcam Partners, ha indicato che non ci si aspetta ondate di fusioni e acquisizioni così intense come quelle del decennio precedente, sebbene ci sia un costante gocciolamento di operazioni di uscita che daranno spazio a nuovi reinvestimenti.
'Carve-out' come leva strategica
In uno dei pannelli, gli esperti hanno approfondito la strategia di investimento basata sul 'carve-out'. "Valvanera Lecha, di LLYC, l'ha definita come figura in transizione da operazioni distress a diventare leva attiva di creazione di valore strategico e Javier Rodríguez, di KPMG Spagna, ha indicato che l'efficienza ha lasciato spazio alle disruzioni, in modo che ora si disinveste in attivi molto redditizi, ma meno resilienti."
Allo stesso modo, "Rafael Pérez-Cea, di MCH Private Equity, e Carlos Julià, di Miura Partners, hanno spiegato che in determinati casi permettono di trattenere "attivi trofeo" oltre la durata abituale investitrice di un fondo senza essere obbligati a vendere, o come alternativa quando un'uscita in borsa non si materializza."
In parallelo, "Da parte sua, Javier Casado, di Vecta Partners, ha sottolineato che i 'carve-out' sono sempre più un'opportunità per i dirigenti coinvolti nello sviluppo del business; mentre Pau Bermúdez-Cañete, di Suma Capital, ha spiegato che queste opportunità sono arrivate anche al 'lower' e 'mid-market' e alle 'small caps', sempre meno intermediati da consulenti e più centrati nell'allineare "testa, cuore e portafoglio"."