Il modello di Destinazioni Turistiche Intelligenti promuove una migliore gestione in più di 255 destinazioni

Uno studio sul modello DTI conferma miglioramenti nella gestione turistica, nella governance e nella digitalizzazione in oltre 255 destinazioni spagnole.

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Il modello di Destinos Turísticos Inteligentes (DTI), promosso dalla Segreteria di Stato per il Turismo attraverso Segittur da oltre dieci anni, è stato oggetto della sua prima valutazione globale dal punto di vista delle stesse destinazioni. Il rapporto, intitolato "Analisi del modello di Destinos Turísticos Inteligentes. La prospettiva delle destinazioni", constata progressi nella gestione turistica e definisce un quadro di azione orientato al miglioramento continuo del settore.

Il lavoro, coordinato dal professor Josep A. Ivars Baidal e sviluppato da un team dell'Università di Alicante e dell'Università Complutense di Madrid, costituisce la prima revisione esaustiva del modello tenendo conto della visione delle destinazioni che lo hanno messo in atto. Lo studio raccoglie l'opinione dei responsabili di oltre 255 destinazioni nazionali che hanno applicato questa metodologia, che si è anche estesa a quasi una decina di destinazioni dell'Iberoamerica.

Secondo l'analisi, la governance è il campo in cui il modello ha generato i maggiori progressi. I gestori percepiscono che ha rafforzato la gestione delle destinazioni, ha incrementato il peso del turismo nell'amministrazione locale e ha fornito una roadmap sostenuta da una metodologia omogenea.

La sostenibilità si colloca come il secondo asse meglio valutato, contribuendo, secondo i responsabili consultati, a rafforzare l'immagine delle destinazioni, favorire la preservazione del patrimonio e ottimizzare l'uso delle risorse come l'acqua e l'energia.

In ambito tecnologico, il rapporto sottolinea che il modello ha spinto la digitalizzazione delle destinazioni mediante l'implementazione di sistemi di intelligenza turistica e il miglioramento della relazione con i visitatori. Per quanto riguarda l'accessibilità, si evidenziano progressi nell'accessibilità universale e nei protocolli digitali, sebbene condizionati dalla limitazione delle risorse economiche.

In senso contrario, l'innovazione è l'asse in cui l'impatto percepito è più ridotto, anche se in determinate destinazioni ha servito da leva per la creazione di nuovi prodotti turistici. Lo studio precisa che il ritorno economico diretto del modello continua a non essere chiaramente definito, sebbene si apprezzino effetti positivi sul tessuto delle aziende fornitrici, in particolare tecnologiche e di consulenza.

La ricerca conclude altresì che la valutazione dell'impatto è più favorevole nelle destinazioni rurali che in quelle urbane e segnala come principali barriere per attuare le azioni previste la mancanza di budget, la carenza di personale tecnico, la frammentazione istituzionale, la resistenza al cambiamento e la rigidità amministrativa.

Raccomandazioni e ruolo della Rete DTI

Tra le proposte, il rapporto propone di adattare la metodologia alle dimensioni e caratteristiche di ogni destinazione e semplificare determinati indicatori e ambiti di valutazione per facilitare la loro applicazione.

Da parte sua, il presidente di Segittur, Enrique Martínez, ha sottolineato che l'ente prenderà le conclusioni dello studio come riferimento per perfezionare il modello e continuare a supportare le destinazioni nel loro processo di trasformazione turistica.

L'analisi sottolinea anche l'importanza della Rete di Destinazioni Turistiche Intelligenti come uno dei pilastri del modello, configurandosi come uno spazio di cooperazione, scambio di conoscenze e supporto tecnico. Tra i servizi più apprezzati ci sono l'offerta di formazione, l'accesso a informazioni su aiuti e bandi, la biblioteca delle buone pratiche, le informazioni sui capitolati e il catalogo di soluzioni tecnologiche.

Il modello, con riconoscimento internazionale da parte di organismi come la Banca Interamericana di Sviluppo (BID), ONU Turismo, l'OCSE e l'Unione Europea, è stato attuato in più di 255 destinazioni spagnole e in quasi una decina di destinazioni iberoamericane. Lo studio è stato elaborato mediante tecniche quantitative e qualitative, tra cui interviste, gruppi di lavoro e un sondaggio rivolto ai membri della Rete di Destinazioni Turistiche Intelligenti.

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