L’Ibex 35 schiva il tonfo tecnologico a Wall Street e avanza dello 0,6% con il petrolio vicino a 97 dollari

L’Ibex 35 sale dello 0,6% e regge la sferzata tecnologica a Wall Street, con il greggio vicino a 97 dollari e il conflitto in Medio Oriente sullo sfondo.

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L’Ibex 35 ha chiuso la seduta di questo giovedì con un progresso vicino allo 0,6%, nonostante il forte ridimensionamento subìto dalle grandi tecnologiche e dalle società dei semiconduttori all’apertura di Wall Street, sotto pressione per il timore che la vittoria democratica freni l’espansione dei data center e per l’incertezza sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA).

In questo scenario, il principale indice spagnolo ha aggiunto lo 0,59%, fino a 19.486 punti, dopo essere arrivato a salire di circa l’1,8% nel corso della giornata, prolungando in modo puntuale il “rally” vissuto mercoledì dopo le elezioni negli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, la seduta è stata condizionata dalla nuova tornata di risultati aziendali del terzo trimestre del 2026 e dalla tensione in Medio Oriente, che mantiene il prezzo del petrolio ancorato intorno ai 97 dollari.

La Guardia Rivoluzionaria dell’Iran ha indicato questo giovedì che due petroliere di grande capacità e un rimorchiatore si sono incendiati dopo essersi scontrati con mine navali mentre cercavano di attraversare in modo “illegale” lo stretto di Ormuz, aggiungendo di aver intercettato e deviato due droni d’attacco statunitensi.

Inoltre, il presidente del Parlamento e principale negoziatore dell’Iran, Mohamad Baqer Qalibaf, ha ironizzato questo giovedì sull’interpretazione del vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, che attribuisce la guerra con Teheran al crollo del Partito Repubblicano nelle elezioni di medio mandato, invitandolo a trasferire queste conclusioni all’attuale inquilino della Casa Bianca, Donald Trump.

In questo contesto, il barile di Brent, riferimento in Europa, saliva alla chiusura delle Borse del Vecchio Continente del 2,3%, fino a 96,78 dollari, mentre il West Texas Intermediate (WTI), riferimento negli USA, si collocava a 90 “biglietti verdi”, con un rialzo del 2,4%. Questi rimbalzi arrivano dopo che mercoledì entrambi i contratti erano arrivati ad affondare fino all’8%.

“Il mercato sembra percepire una minore probabilità di un’escalation immediata del conflitto, anche se, da parte nostra, non ci sono prove convincenti che lo sostengano. Detto questo, questo tipo di movimenti volatili non dovrebbe sorprendere in uno scenario generale di mercati che si trova in uno stato di agitazione”, ha spiegato il direttore della Ricerca Economica e Next Generation di Julius Baer, Norbert Rücker.

ROVI e BBVA trainano l’Ibex 35

Sul piano imprenditoriale, Rovi ha comunicato, prima dell’apertura, di aver ottenuto un utile netto di 162,8 milioni di euro nei primi nove mesi dell’esercizio, il 67% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Si è anche saputo che il gruppo cooperativo spagnolo Dcoop e Acesur si sono imposti nella gara per Deoleo rispetto alla proposta presentata dal gruppo oleario sevillano Migasa e dalla italiana Coricelli, in un’operazione valutata 520 milioni di euro.

D’altra parte, il gruppo siderurgico ArcelorMittal ha indicato di aver registrato un utile netto attribuibile di 867 milioni di dollari (circa 800 milioni di euro) nei primi nove mesi del 2026, il che comporta un calo del 70,8% rispetto agli utili di 2.975 milioni di dollari (circa 2.744 milioni di euro) dello stesso periodo dell’anno precedente.

All’interno del listino selettivo spagnolo, i maggiori progressi sono stati di Rovi (+8,31%), BBVA (+2,05%), Bankinter (+1,78%), Inditex (+1,69%) e Repsol (+1,55%). Sul versante opposto, Indra ha guidato i ribassi con un -3,94%, seguita da Merlín (-3,67%), ACS (+3,03%), Acerinox (-2,09%) e Sacyr (-2,08%).

Il resto dei principali mercati europei si è chiuso con cali, salvo il CAC 40 di Parigi, che ha guadagnato lo 0,34%. Invece, il FTSE 100 di Londra e il DAX di Francoforte hanno ceduto lo 0,43%, mentre il MIB di Milano è arretrato dell’1,03%.

Negli Stati Uniti, il Nasdaq 100 registrava un calo vicino al 5% alle 18.00, mentre il S&P 500 e il Dow Jones si collocavano rispettivamente al 3% e al 2,4% al di sotto.

Nel reddito fisso, il rendimento del bond spagnolo a 10 anni si collocava al 3,824%, rispetto al 3,826% della chiusura di mercoledì, con il premio di rischio rispetto al “bund” tedesco a 56,86 punti base.

Nel mercato delle valute, l’euro rimaneva praticamente piatto rispetto al dollaro (+0,02%), scambiandosi a 1,2229 “biglietti verdi” per ogni unità della moneta unica.

Per quanto riguarda l’oro, principale bene rifugio nei periodi di turbolenza, manteneva la sua tendenza al rialzo (+1,5%) alla chiusura delle borse europee, fino a 4.100 dollari. Da parte sua, il bitcoin ha reagito in modo negativo alla correzione del Nasdaq e del S&P 500 negli USA, crollando quasi del 5%, fino a 76.600 “biglietti verdi”.