L’Ibex 35 si contagia dal crollo dell’IA a Wall Street e scende dell’1,3% a metà seduta, fino a 19.200 punti

L’Ibex 35 scende dell’1,3% a metà seduta, trascinato dal crollo tecnologico a Wall Street, dalla tensione in Medio Oriente e dalla pressione sul petrolio.

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L’Ibex 35 della Borsa di Madrid registrava a metà seduta di questo venerdì un calo dell’1,32%, collocando il listino a 19.225 punti, in una giornata condizionata dalle forti perdite della vigilia a Wall Street dopo il crollo dei grandi tecnologici per il timore che una vittoria democratica freni l’espansione dei centri dati e per le preoccupazioni legate all’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA).

Allo stesso tempo, la seduta di questo venerdì continuava a essere segnata dalla pubblicazione dei risultati aziendali del terzo trimestre del 2026 e dalla tensione in Medio Oriente, che mantiene il prezzo del petrolio intorno alla soglia dei 97 dollari.

La Guardia Rivoluzionaria dell’Iran ha confermato che altre due petroliere sono state colpite da mine navali nello stretto di Hormuz mentre tentavano di attraversare "una rotta non autorizzata", prima di aggiungere che entrambe le navi hanno dovuto fermare la navigazione dopo essersi dichiarati incendi a bordo in seguito alle esplosioni.

Da parte sua, il presidente statunitense, Donald Trump, ha affermato che l’Iran avrà bisogno di 25 anni per "ricostruire" il Paese dopo l’offensiva lanciata a febbraio da Stati Uniti e Israele contro il Paese asiatico e ha sottolineato che "presto" deciderà se procedere a "distruggere il resto del Paese", in un contesto di speculazioni su un possibile riavvio dell’offensiva.

Di fronte a questo scenario, l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, ha trasferito a Trump la necessità di "adottare mezzi diplomatici" e "evitare un’ulteriore escalation" in Medio Oriente.

In questo contesto, il barile di petrolio Brent, riferimento in Europa, avanzava dello 0,65% a metà seduta nelle borse europee, fino a 97,7 dollari, mentre il West Texas Intermediate (WTI), riferimento negli USA, diventava più caro fino a 90,17 "biglietti verdi", lo 0,36% in più.

Nel campo aziendale, Amadeus ha ottenuto un utile netto di 1.081,6 milioni di euro nei primi nove mesi del 2026, il che implica una caduta dello 0,6% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente.

A sua volta, IAG si è aggiudicata guadagni dopo le imposte di 2.264 milioni di euro tra gennaio e settembre, il 16,2% in meno rispetto a quelli di un anno fa. Entrambe le quotate sono state messe sotto pressione dall’aumento del costo del carburante e dalle disruzioni operative derivate dal conflitto militare in Medio Oriente.

All’interno dell’Ibex 35, alle 12.00 i valori più colpiti erano Inditex (-3,5%), Rovi (-3,26%), Grifols (-2,88%), Telefónica (-2,87%) e Cellnex (-2,69%). Dall’altro lato, solo sette società riuscivano ad avanzare: ACS (+1,47%), Merlin (+1,06%), Acciona Energia (+1,03%), Solaria (+0,93%), ArcelorMittal (+0,4%), IAG (+0,31%) e Acciona (+0,19%).

L’evoluzione dell’Ibex 35 replicava così i forti arretramenti registrati giovedì a Wall Street, dove il Dow Jones ha chiuso con un crollo del 3,44%, mentre il Nasdaq si è lasciato il 5,52% al termine della seduta.

In modo analogo, il resto dei grandi indici del Vecchio Continente subiva cali significativi alle 12:00. Il Cac40 di Parigi scendeva dell’1,64%; il Ftse100 di Londra, dell’1,94%; il FtseMib di Milano, dell’1,11%; e il DAX 30 di Francoforte, dell’1,98%.

Trascinati anche dalla correzione negli Stati Uniti, i principali listini asiatici registravano questo venerdì forti ribassi, con il Nikkei giapponese in calo del 5,96% e il Kospi sudcoreano vicino a perdite del 6%.

"L’estrema volatilità e i segnali di resa suggeriscono che i mercati potrebbero essere più vicini a un importante pavimento di quanto molti temano. Nonostante ciò, la prudenza consiglia di chiedersi se sia arrivato il momento di dire addio alla *febbre per l’IA* così come la conosciamo", ha argomentato il direttore della Ricerca di Julius Baer, Christian Gattiker.

Nel mercato del debito sovrano, il rendimento del bond spagnolo a 10 anni si collocava al 3,83%, sopra il 3,824% registrato alla chiusura di giovedì. In questo modo, lo spread di rischio rispetto al bond tedesco si posizionava a 59,24 punti base.

Infine, nel mercato delle valute, l’euro perdeva terreno rispetto al dollaro (-0,42%), fino a scambiarsi a un cambio di 1,1172 "biglietti verdi" per ogni moneta comunitaria.