La Corte dei Conti Europea (CCE) ha avvertito questo martedì che solo il 36% delle azioni esaminate per modernizzare le amministrazioni pubbliche degli Stati membri a carico dei fondi europei di recupero ha generato risultati rilevanti, nonostante l'UE abbia impegnato 49.100 milioni di euro per questo scopo. Secondo gli auditor, questa iniezione di denaro ha servito a malapena per affrontare problemi strutturali già noti, come l'insufficiente capacità amministrativa, gli ostacoli di coordinamento interno e le carenze nella gestione.
Queste conclusioni sono raccolte in un rapporto diffuso questo martedì dall'organo di controllo, che mette in dubbio l'efficacia di una parte delle riforme e degli investimenti finanziati con il Meccanismo di Recupero e Resilienza (MRR). Il documento constata che i governi hanno dato priorità a progetti di digitalizzazione rispetto a trasformazioni strutturali più profonde e che, nella maggior parte dei fascicoli analizzati, non ci sono ancora evidenze di miglioramenti chiari nelle prestazioni dei servizi pubblici.
"Il MRR avrebbe potuto essere utilizzato in modo più strategico per rafforzare le amministrazioni pubbliche degli Stati membri. È stata in gran parte sprecata l'opportunità di affrontare sfide strutturali persistenti", ha sottolineato il membro della Corte responsabile dell'audit, Ivana Maletic.
Per la redazione del rapporto, gli auditor hanno esaminato riforme e investimenti in quindici Stati membri, con un'analisi più approfondita delle iniziative avviate in Spagna, Germania, Grecia e Repubblica Ceca. Hanno verificato che, sebbene le misure soddisfacessero gli obiettivi immediati concordati, il loro impatto reale sulla qualità e sull'efficienza delle amministrazioni risultava piuttosto più modesto.
In termini quantitativi, solo il 36% dei progetti valutati ha ottenuto risultati significativi, mentre il 57% si è concluso con progressi limitati e, nel 7% restante, non sono state trovate evidenze sufficienti sui loro effetti.
La Corte richiama anche l'attenzione sulla mancanza di strumenti per verificare se gli investimenti hanno permesso di semplificare le procedure, ridurre i carichi amministrativi o migliorare l'assistenza al cittadino, dato che solo il 43% delle azioni esaminate sul campo disponeva di indicatori adeguati per misurare i loro risultati.
Spagna, il paese che destina più risorse a modernizzare la propria amministrazione
La Spagna è in testa alla lista dei paesi dell'UE che hanno orientato più fondi di recupero verso riforme e investimenti legati all'amministrazione pubblica, con 11.033 milioni di euro, davanti all'Italia, con 9.039 milioni, e alla Grecia, con 6.678 milioni, secondo i dati inclusi nel rapporto del TCE.
Nonostante le carenze riscontrate nel complesso dell'Unione, i revisori hanno identificato un bilancio più positivo nelle interventi spagnoli analizzati con maggiore dettaglio: tre delle quattro misure esaminate hanno registrato progressi significativi e la quarta ha ottenuto risultati limitati, rispetto al 36% di iniziative con effetti rilevanti osservato nel totale dei quattro paesi studiati.
In particolare, l'organismo di controllo valorizza i progressi ottenuti nella modernizzazione dell'Amministrazione Generale dello Stato e nella digitalizzazione dei servizi pubblici. Tuttavia, avverte che la riforma degli appalti pubblici in Spagna ha avuto un raggio d'azione ridotto, il che evidenzia che l'esecuzione formale delle azioni previste non garantisce da sola miglioramenti sostanziali nel loro funzionamento.
Predominio della digitalizzazione rispetto ai cambiamenti di spessore
Il Tribunale constata che gli Stati membri hanno orientato la maggior parte delle risorse verso iniziative di digitalizzazione, che hanno assorbito il 71% dei fondi delle misure esaminate, relegando riforme strutturali di maggiore complessità. Questo spiegherebbe che solo il 35% delle raccomandazioni europee sull'amministrazione pubblica sia stato affrontato in modo ampio e che i progressi in materia di governance siano stati particolarmente modesti.
I revisori avvertono, inoltre, che la proposta della Commissione per il prossimo quadro finanziario 2028-2034 continua a non garantire una valutazione solida dell'impatto degli investimenti. Pertanto, chiedono di fissare obiettivi quantificabili, verificare la fattibilità reale delle riforme e offrire assistenza tecnica con sufficiente anticipo per evitare ritardi nella loro attuazione.
Bruxelles rivendica i progressi e sottolinea che le riforme richiedono tempi lunghi
Di fronte alle critiche del Tribunale, la Commissione Europea sostiene che i fondi di recupero hanno contribuito a migliorare il funzionamento delle amministrazioni nazionali e sono stati un motore per promuovere riforme strutturali, sebbene ammetta che persistono sfide irrisolte.
Nella sua risposta al rapporto, l'Esecutivo comunitario sottolinea che le misure finanziate hanno affrontato il 95% delle raccomandazioni relative alla pubblica amministrazione, sebbene precisi che la normativa europea richiedeva solo di affrontare l'interezza o una parte sostanziale di tali raccomandazioni, ma non necessariamente di risolvere ogni problema rilevato.
Bruxelles rifiuta anche che la mancanza di risultati significativi in numerose misure debba essere interpretata automaticamente come una dimostrazione di inefficacia. A suo avviso, questa situazione è dovuta soprattutto alla scarsità di dati disponibili finora e al fatto che le riforme di carattere strutturale necessitano di più tempo per generare effetti quantificabili.
In questa linea, ricorda che il sistema di monitoraggio dei fondi è stato progettato principalmente per verificare il rispetto di traguardi e obiettivi concreti, come l'approvazione di norme o l'avvio di servizi digitali, e non per catturare in dettaglio tutte le loro ripercussioni a lungo termine.
La Commissione aggiunge che l'esecuzione dei piani nazionali è stata condizionata dall'impatto della guerra della Russia contro l'Ucraina, dalla crisi energetica, dall'aumento dell'inflazione e dalle interruzioni nelle catene di approvvigionamento, fattori che hanno costretto a introdurre aggiustamenti e a riorientare alcuni progetti.
Per quanto riguarda le raccomandazioni per il bilancio 2028-2034, l'Esecutivo comunitario ricorda che le proposte legislative sono ancora in fase di negoziazione con il Parlamento Europeo e il Consiglio, quindi evita di anticipare il risultato finale, sebbene assicuri che terrà conto delle osservazioni della Corte dei Conti quando sarà approvato il nuovo quadro normativo.