Lavoro e Sicurezza Sociale respingono la richiesta di chiamare “assenteismo” le assenze per malattia e chiedono di evitarne la criminalizzazione

Lavoro e Previdenza Sociale respingono che le assenze mediche si chiamino assenteismo e chiedono alla parte datoriale di non criminalizzare i lavoratori malati.

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I segretari di Stato del Lavoro, Joaquín Pérez Rey, e della Sicurezza Sociale e delle Pensioni, Borja Suárez, hanno ribadito questo mercoledì la loro opposizione al fatto che le assenze lavorative debitamente giustificate per malattia vengano etichettate come assenteismo, rivendicando il diritto dei dipendenti a non recarsi sul posto di lavoro quando non sono nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro.

Nel corso della conferenza stampa per analizzare i dati di disoccupazione e di affiliazione corrispondenti a ottobre, Suárez ha insistito sul fatto che risulta scorretto impiegare il termine assenteismo per riferirsi alle assenze supportate da motivi di salute, ritenendo che tale concetto debba essere riservato alle mancanze ingiustificate sul lavoro.

In questa linea, ha difeso che il sistema di protezione per incapacità temporanea è «adeguato» o «ragionevolmente adeguato» e ha ricordato che deve essere oggetto di revisione e analisi nell’ambito del Patto di Toledo.

Allo stesso tempo, ha messo in discussione la proposta secondo cui la Sicurezza Sociale assuma di nuovo il pagamento della prestazione per incapacità temporanea tra il quarto e il quindicesimo giorno di congedo, ritenendo che l’attuale schema costituisca un modello consolidato a partire dagli anni Novanta.

D’altra parte, Pérez Rey ha chiesto alle organizzazioni imprenditoriali che non «criminalizzino» i lavoratori che si assentano dai loro posti perché sono malati e non si trovano nelle condizioni di lavorare. Il segretario di Stato del Lavoro ha sottolineato che si tratta di un diritto conquistato e ha rimarcato che la protezione della salute deve collocarsi in «prima linea».