Il Ministero dei Diritti Sociali, del Consumo e dell'Agenda 2030 ha aperto un procedimento sanzionatorio a un'azienda che commercializza biglietti di trasporto per non aver mostrato fin dall'inizio del processo di acquisto le spese di gestione incluse successivamente nell'importo che il cliente doveva pagare. È la prima azione di questo tipo dalla riforma che ha rafforzato la trasparenza sul prezzo finale.
Le informazioni, anticipate questo giovedì da El País e confermate a EFE da fonti del Ministero, non permettono di identificare la piattaforma interessata. Il procedimento è in fase di trattazione e l'azienda potrà formulare osservazioni, in modo che l'apertura del procedimento non equivale a una sanzione definitiva.
Cosa cambia con le spese di gestione quando si acquista un biglietto
La regolamentazione obbliga affinché l'importo annunciato al consumatore corrisponda al prezzo definitivo e completo che dovrà affrontare, inclusi imposte e quelle somme aggiuntive che l'azienda gli addebiterà. Il Ministero aveva già spiegato che questo obbligo intende evitare che il costo di un acquisto appaia scomposto in diversi momenti del processo.
Le spese di gestione possono continuare a esistere, ma devono essere incorporate fin dall'inizio quando fanno parte inevitabile dell'operazione. La normativa contempla concetti legati a compiti amministrativi, organizzativi, di intermediazione o di trattazione e richiede che rispondano a un servizio effettivamente prestato.
La conseguenza pratica è che una piattaforma non può attrarre il cliente con una somma inferiore e rivelare poi un costo obbligatorio quando questo ha già avanzato fino agli ultimi schermi. L'acquirente deve disporre delle informazioni necessarie per confrontare il costo reale di diverse offerte prima di decidere.
Cos'è il "drip pricing" o prezzo per goteo
Il comportamento che è al centro del procedimento è conosciuto come "drip pricing" o "prezzo per goteo". Consiste nel presentare inizialmente un'offerta e aggiungere poi somme inevitabili, come spese di gestione, distribuzione o trattazione, man mano che avanza il processo di contrattazione.
Questi sovrapprezzi si differenziano dai servizi che dipendono da una scelta volontaria del cliente. Se l'acquirente può decidere liberamente se contrattare una prestazione aggiuntiva, il suo importo non ha la stessa considerazione di un costo che deve necessariamente sostenere per completare l'acquisto del biglietto.
Il problema del prezzo per goccia influisce anche sulla concorrenza tra piattaforme. Un'azienda che nasconde inizialmente parte del costo può apparire in una ricerca come più economica di un'altra che mostra fin da subito l'importo intero, anche se la spesa finale risulta essere uguale o superiore.
La eventuale multa potrebbe raggiungere i 100.000 euro
L'indagine aperta questo giovedì non ha ancora una multa imposta. Se il procedimento si conclude accertando l'infrazione indagata, le informazioni conosciute sul fascicolo indicano che la sanzione potrebbe raggiungere i 100.000 euro.
La normativa sanzionatoria consente inoltre che, in determinati casi e in base alla gravità infine apprezzata, l'importo sia legato al profitto illecito ottenuto. Nel caso di infrazioni molto gravi può essere utilizzato come riferimento un multiplo di quel profitto, il che impedisce di anticipare ora un importo concreto per l'azienda indagata.
Sarà la trattazione amministrativa a determinare se ci sia stata responsabilità e quale conseguenza spetti. Fino a quando non ci sarà una risoluzione, i 100.000 euro rappresentano un possibile massimo associato al caso e non la sanzione che la compagnia riceverà necessariamente.
Come rilevare spese di gestione nascoste
Per il consumatore, il segnale più evidente appare quando l'importo aumenta tramite un addebito obbligatorio dopo aver selezionato il prodotto o servizio. Se quella somma poteva essere conosciuta in anticipo e risulta imprescindibile per completare la contrattazione, deve far parte delle informazioni sul prezzo offerte fin dall'inizio.
Il nome utilizzato per il sovrapprezzo non modifica nemmeno questo obbligo. Può apparire come spesa di amministrazione, distribuzione, formalizzazione o trattazione, così come sotto denominazioni come "booking fee" o "service fee". Ciò che è determinante è la sua natura e se l'azienda lo addebita necessariamente all'acquirente.
In caso di rilevare differenze durante la contrattazione, risulta utile conservare screenshot delle diverse schermate e del dettaglio finale. Questa documentazione consente di attestare quale prezzo è stato mostrato inizialmente e in quale momento sono apparsi i costi aggiuntivi.
Una pratica che era già sotto la lente delle associazioni dei consumatori
I sovraccosti aggiunti durante gli acquisti digitali avevano generato controversie prima del cambiamento normativo. L'Organizzazione dei Consumatori e Utenti (OCU) ha denunciato nel 2024 sei compagnie per pratiche relative ai costi di gestione dopo aver analizzato diverse piattaforme di vendita online.
In quello studio, l'organizzazione ha calcolato che i costi addebitati dai siti analizzati aumentavano mediamente dell'11% il prezzo inizialmente annunciato. Tra i problemi rilevati figuravano la loro occultazione fino al momento del pagamento, l'addebito per ingresso invece che per operazione e l'assenza di una giustificazione precisa.
La nuova azione amministrativa rappresenta un passo diverso: Consumo ha avviato per la prima volta un procedimento sanzionatorio specificamente legato al mancato rispetto dell'obbligo rafforzato di mostrare questi costi sin dall'inizio della contrattazione.
Consumo non ha rivelato quale piattaforma sta indagando
Le informazioni disponibili permettono solo di concretizzare che il fascicolo riguarda un'azienda dedicata alla vendita di biglietti di trasporto. Il nome della compagnia non è stato comunicato, quindi non può essere attribuito il procedimento a nessuna piattaforma concreta senza una conferma ufficiale.
Il procedimento determinerà ora se la condotta indagata costituisce effettivamente un'infrazione. L'azienda avrà la possibilità di difendere la propria azione prima che l'Amministrazione adotti una risoluzione definitiva.