Spagna chiede all’UE di porre fine alla pubblicità occulta degli influencer

L’iniziativa, promossa insieme a Danimarca e Portogallo prima della presentazione della Legge sulla Equità Digitale, chiede nuovi obblighi di trasparenza per distinguere le raccomandazioni indipendenti dai contenuti di interesse commerciale e include anche l’influenza generata dall’Intelligenza Artificiale.

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Il Governo della Spagna ha mosso una mossa prima della presentazione, il prossimo mercoledì, della cosiddetta Legge sull’Equità Digitale (DFA, per le sue sigle in inglese), con la quale la Commissione europea intende mettere un freno ai progetti "oscuri" delle piattaforme tecnologiche. Moncloa, insieme ai governi di Danimarca e Portogallo, ha inviato un documento alla Commissione europea in cui definisce questa iniziativa come "un’opportunità per avanzare nella protezione dei consumatori, nella concorrenza leale e nella fiducia nei mercati digitali".

Il testo, a cui ha avuto accesso DEMÓCRATA, chiede espressamente una nuova regolamentazione per gli influencer, la progettazione dei mercati digitali e la protezione dei consumatori. I tre governi ritengono che la futura normativa dovrebbe garantire che gli utenti possano distinguere facilmente le raccomandazioni indipendenti che compaiono negli algoritmi delle loro reti sociali da quelle che rispondono a un interesse commerciale. Il tutto, sostengono, deve essere accompagnato da un rafforzamento della "trasparenza e della responsabilità tra gli attori coinvolti".

La proposta apre così la porta a stabilire nuovi obblighi per i creatori di contenuti nell’ambito comunitario, soprattutto per quanto riguarda l’identificazione delle pubblicazioni promozionali. L’iniziativa promossa dalla Spagna punta direttamente questo settore, chiedendo all’esecutivo comunitario che la futura legislazione "affronti le forme emergenti di influenza commerciale che sfumano i confini tra le raccomandazioni personali". L’ambito della misura non resterebbe limitato ai social network e sarebbe collegato anche all’intrattenimento e alla pubblicità, inclusa "l’influenza digitale e quella generata dall’Intelligenza Artificiale".

Gli influencer, sotto i riflettori della nuova regolamentazione

L’inclusione dei creatori di contenuti nel documento colloca questo settore tra gli ambiti che Madrid, Copenaghen e Lisbona considerano prioritari per il futuro intervento comunitario. La preoccupazione dei tre governi risiede nella crescente difficoltà di distinguere tra una raccomandazione spontanea e una comunicazione commerciale, specialmente in contesti digitali in cui la pubblicità e i contenuti personali convivono negli stessi spazi.

L’intenzione è che la nuova regolamentazione permetta di rafforzare l’identificazione degli interessi commerciali che si celano dietro determinate raccomandazioni e contenuti. In questo senso, il documento chiede che le norme tengano conto delle nuove forme di influenza emerse con l’evoluzione delle piattaforme e che non sempre rientrano nei meccanismi tradizionali della pubblicità.

Il riferimento esplicito all’Intelligenza Artificiale amplia ancora di più la portata dell’iniziativa. I governi ritengono che l’influenza commerciale non sia più limitata ai formati pubblicitari convenzionali, ma si estenda a contenuti e raccomandazioni la cui natura può risultare meno evidente per i consumatori. Per questo, chiedono che la futura legislazione contempli anche queste nuove formule di promozione.

Bruxelles vuole intervenire sul design delle piattaforme

Dopo una prima ondata regolatoria incentrata nel fissare limiti alle grandi aziende tecnologiche e dopo aver presentato la legislazione con cui si stabilirà un’età minima per accedere ai social network, l’Esecutivo guidato da Ursula von der Leyen vuole agire direttamente sui modelli che si celano nel design delle applicazioni.

Moncloa sostiene che, sebbene l’innovazione digitale offra benefici "significativi", essa consente anche alle imprese di configurare ambienti digitali capaci di influenzare il comportamento dei consumatori. Il Governo concentra così l’attenzione su una dimensione che va oltre l’informazione che ricevono gli utenti e che incide direttamente sul modo in cui le piattaforme presentano i propri servizi e condizionano le decisioni di coloro che li utilizzano.

"L’autonomia del consumatore non dipende unicamente dall’accesso alle informazioni, ma anche da come sono progettati gli ambienti digitali e da come vengono presentate le opzioni", riporta il documento inviato a Bruxelles. Questa premessa costituisce uno degli argomenti centrali dei tre governi per chiedere un intervento normativo che non si limiti a garantire la trasparenza, ma che esamini anche i meccanismi che condizionano le decisioni degli utenti.

Il commissario responsabile della Protezione dei Consumatori, Michael McGrath, renderà noti i dettagli della proposta il prossimo mercoledì. L’iniziativa figurava tra gli incarichi della sua lettera di missione quando è arrivato alla carica e costituisce anche una delle priorità del gruppo socialista al Parlamento europeo durante l’attuale legislatura.

Inizialmente era previsto che la cosiddetta 'Kids Act', incentrata sulla protezione dei minori nell’ambiente digitale, facesse parte di questo stesso pacchetto legislativo. Tuttavia, l’Esecutivo comunitario ha infine scelto di separare entrambe le iniziative in due blocchi. La decisione risponde all’intenzione di affrontare in modo differenziato la protezione dei minori e quella dell’insieme dei consumatori che partecipano ai mercati digitali.

Frenare i disegni di tipo adescante e la spesa compulsiva

Madrid, Copenaghen e Lisbona chiedono inoltre che la futura normativa agisca sui meccanismi di partecipazione comunemente associati al design adescante delle piattaforme. I tre governi avvertono che questi strumenti sono destinati, principalmente, a massimizzare il tempo che gli utenti trascorrono nei servizi digitali.

Il documento indica inoltre che determinati modelli di design possono finire per favorire "una spesa eccessiva o compulsiva". La preoccupazione, pertanto, non si limita al tempo di esposizione alle applicazioni, ma riguarda anche le conseguenze che determinati meccanismi possono avere sulle decisioni economiche dei consumatori.

Le aspettative dei tre governi prevedono che la proposta comunitaria affronti le raccomandazioni personalizzate e i meccanismi di adattamento al tempo di utilizzo, assicurando al tempo stesso che "garantisca una scelta e un controllo significativi da parte del consumatore". Si tratta di intervenire su elementi che, pur facendo parte dell’esperienza abituale di navigazione, possono condizionare la capacità decisionale degli utenti.

La richiesta colloca così il design delle piattaforme al centro del dibattito regolatorio. Di fronte a un approccio incentrato esclusivamente sulle informazioni che le aziende devono fornire, i tre Paesi sostengono che sia necessario esaminare anche come si costruiscono gli ambienti digitali e quali incentivi incorporano le loro funzionalità.

Evita le lacune e le duplicazioni normative

Fonti che conoscono la gestione di questa normativa stanno spiegando che la futura Legge sull’Equità Digitale aiuterà a "chiudere le lacune e i punti ciechi normativi". A tal fine, il documento inviato da Spagna, Danimarca e Portogallo apre la porta a "migliorare la chiarezza e la capacità di applicazione delle norme di tutela del consumatore". I tre governi ritengono che la nuova legislazione debba servire per rafforzare il quadro esistente senza creare sovrapposizioni regolatorie. L’obiettivo sarebbe evitare duplicazioni tra le diverse norme che regolano già l’attività delle piattaforme e, allo stesso tempo, impedire che l’emergere di nuove pratiche commerciali lasci spazi senza una copertura normativa sufficientemente chiara.

Questa questione risulta particolarmente rilevante in un contesto in cui gli obblighi delle grandi aziende tecnologiche sono suddivisi tra diversi strumenti legislativi dell’Unione. La futura DFA dovrà determinare come si inseriscono le nuove esigenze in tale quadro e quali aspetti necessitano un intervento aggiuntivo per garantire una protezione effettiva dei consumatori. In questo contesto, Spagna, Danimarca e Portogallo chiedono a Bruxelles una proposta che combini la tutela degli utenti con la sicurezza giuridica degli operatori economici. L’intenzione è che i nuovi obblighi possano essere applicati in modo efficace senza imporre oneri inutili né riprodurre requisiti già previsti in altre disposizioni.

"Facciamo appello alla Commissione Europea affinché presenti una DFA ambiziosa ed efficace che protegga l’autonomia dei consumatori, garantisca mercati digitali equi e generi la fiducia del consumatore che sostiene la competitività dell’Europa", conclude il documento.