Cuba denuncia il trattamento "discriminatorio" e sempre più frequente degli Stati Uniti nei confronti dei cubani appena arrivati

Bruno Rodríguez accusa Washington di trattamento "discriminatorio" nei confronti dei cubani appena arrivati e denuncia l'inasprimento della repressione migratoria.

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Il ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez, ha denunciato questo martedì che "molti" cittadini cubani che sono emigrati negli Stati Uniti sono diventati "vittime" di un trattamento "abituale e crescente" che ha definito "discriminatorio". Secondo quanto ha indicato, questo comportamento si dirige specialmente contro i nuovi arrivati dell'isola.

"Molti dei cubani che sono emigrati negli Stati Uniti sono vittime del trattamento discriminatorio abituale e crescente che subiscono i nuovi arrivati", ha sostenuto l'alto funzionario in un messaggio sui social media, in cui ha attaccato le "feroci politiche di repressione antimigranti" applicate da Washington.

Rodríguez ha aggiunto che, a questo scenario, si aggiunge una "tradizione di politici anticubani che, storicamente, hanno manipolato" l'emigrazione con l'obiettivo di ottenere benefici elettorali, per poi "abbandonare al loro destino" coloro che "hanno invitato a migrare" e a coloro che hanno promesso "successo e protezione".

In parallelo, dati del progetto 'Deportation Data Project' dell'Università della California Berkeley indicano che, a luglio, il Servizio di Immigrazione e Controllo delle Dogane (ICE, per le sue sigle in inglese) ha arrestato 49.571 persone, rispetto alle 43.021 registrate nel mese precedente, il che riflette un incremento notevole delle detenzioni migratorie.

Le parole del cancelliere cubano si inquadrano in un contesto di forte deterioramento delle relazioni tra L'Avana e Washington, dopo che l'Amministrazione dell'allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha inasprito ulteriormente il regime di sanzioni contro l'isola, già sottoposta da decenni al blocco economico del paese nordamericano.