L'ambasciatore degli Stati Uniti in Libano, Michel Issa, ha ribadito questo mercoledì che l'offensiva di Israele sul territorio libanese si concluderà solo quando il partito milizia sciita Hezbollah procederà al suo disarmo, subordinando così qualsiasi cessate il fuoco a questo passo preliminare.
"Non c'è alcun accordo per porre fine all'aggressione israeliana perché Hezbollah non ha consegnato le sue armi", ha sottolineato in alcune dichiarazioni raccolte dal quotidiano libanese 'L'Orient- Le Jour'. "Il partito non vuole fare nulla, quindi perché chiedere a Israele di fare tutto?", ha osservato, mettendo in discussione le richieste rivolte esclusivamente a Israele.
In questa linea, Issa ha criticato le concessioni "unilaterali" che, a suo avviso, si richiedono a Israele, sottolineando che non si esige a Hezbollah di "deporre le armi". Nonostante le conversazioni sembrino bloccate, il diplomatico ha precisato che continuano a livello tecnico a Roma.
L'ambasciatore statunitense ha inoltre sottolineato che Washington non ha intenzione di avviare negoziati diretti con Hezbollah, e ha puntualizzato che considererebbe questa opzione solo se la milizia "avesse qualcosa da presentare" alle autorità statunitensi.
Aoun punta sulle conversazioni nonostante gli ostacoli
Per quanto riguarda il corso delle negoziazioni, il presidente libanese, Joseph Aoun, ha nuovamente sostenuto il dialogo come via principale, sottolineando che il suo obiettivo è "evitare le calamità e le tragedie causate dalla guerra".
"È vero che non è facile né veloce, e ci sono ostacoli e difficoltà, ma rimane comunque molto meglio della guerra", ha manifestato sul processo di contatti con Israele. Ha ribadito che la priorità di Beirut continua a essere "la liberazione del sud e il dispiegamento dell'Esercito fino al confine, il recupero dei prigionieri, il ritorno degli sfollati e la ricostruzione".
In questo senso, ha sostenuto che la realtà dimostra che questi obiettivi "non possono essere raggiunti mediante la guerra". "Non c'è opzione, di conseguenza, se non la negoziazione", ha concluso, insistendo sulla necessità di mantenere aperte le vie diplomatiche.