Il Likud si scaglia contro il capo del Comitato elettorale israeliano per escludere la frode nonostante l’allerta sulle ingerenze

Il Likud mette in dubbio il presidente del Comitato Elettorale israeliano per aver negato la frode nonostante avesse lanciato l’allarme su ingerenze che, secondo il partito, hanno favorito Raam.

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Il Likud, la formazione del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha attaccato questo lunedì il giudice Noam Solberg, presidente del Comitato Centrale Elettorale, per aver scartato l'ipotesi di una frode elettorale, nonostante avesse indicato una possibile ingerenza straniera nei comizi. Il partito di Netanyahu, di estrema destra, sostiene che tale interferenza avrebbe favorito il partito arabo Raam, che si trova ora in una posizione determinante per influire sulla configurazione del prossimo Governo di Israele.

"Risulta molto sconcertante che il giudice Solberg affermi che si tratta di sospetti molto gravi di finanziamento estero e, allo stesso tempo, determini in anticipo che questi non hanno influenza sui risultati elettorali, prima ancora che sia conclusa l'indagine", ha denunciato in un messaggio diffuso attraverso gli account del primo ministro.

Il Likud ribadisce che il blocco di destra che guida è rimasto a "4.612 voti dal fatto che un seggio passasse da Raam" alla sua coalizione. "Avrebbe cambiato completamente i risultati elettorali e la mappa politica", ha ribadito la formazione, sottolineando il margine ristretto dello spoglio e l'impatto che avrebbe avuto un solo seggio.

Per questo, il partito ha reiterato la sua richiesta di una "indagine rapida ed esaustiva per preservare la pulizia delle elezioni alla Knesset e la sovranità del popolo". A suo avviso, solo un'inchiesta approfondita permetterà di dissipare i dubbi sulla possibile ingerenza esterna nel processo elettorale.

"Fino a quando non sarà conclusa l'indagine, un'ombra nera incombe sui risultati elettorali in Israele", ha affermato il Likud, che ha vinto le elezioni ma affronta grandi difficoltà ad articolare una maggioranza di governo essendo rimasto lontano dalla soglia necessaria e mancando, per il momento, di partner chiari con cui chiudere accordi.

Le accuse di un possibile frode in favore di Raam si basano su alcune precedenti dichiarazioni dello stesso Solberg, in cui ha menzionato la presunta interferenza di attori stranieri che avrebbero cercato di influire sul processo elettorale e di corrompere elettori per spingere i partiti arabi.

In ogni caso, il Comitato Centrale delle Elezioni di Israele ha respinto categoricamente l’esistenza di una frode generalizzata, sostenendo che l’integrità del processo è rimasta fermamente protetta e che "non esiste fondamento per sostenere violazioni sistematiche". L’organismo afferma che, nonostante i sospetti di ingerenze, il risultato complessivo delle urne non è stato alterato in modo strutturale.