Il magistrato della Corte Suprema Federale del Brasile, Alexandre de Moraes, ha ordinato a Flávio Bolsonaro, aspirante sconfitto al secondo turno delle elezioni presidenziali tenutesi domenica scorsa, di consegnare il suo passaporto, il che di fatto gli vieta di lasciare il territorio brasiliano.
La risoluzione è legata a un caso di riciclaggio di denaro collegato alle connessioni di Flávio Bolsonaro con l'avvocato Willer Tomaz, anch'esso indagato all'interno di indagini aperte per sospetti movimenti irregolari di fondi nel settore delle scommesse.
Nell'ordinanza, il giudice stabilisce inoltre che Flávio Bolsonaro e Tomaz non potranno mantenere alcun tipo di comunicazione; ordina l'annullamento di tutti i passaporti brasiliani a nome di Bolsonaro, incluso quello di carattere diplomatico, e fissa un termine massimo di 24 ore per la consegna di tutti i documenti di viaggio di cui dispone, compresi quelli di altre nazionalità, dato che possiede un passaporto italiano.
Flávio Bolsonaro ha criticato pubblicamente la decisione tramite un video diffuso sui social media, in cui afferma che l'ordinanza giudiziaria sarebbe stata datata proprio domenica, coincidente con la giornata elettorale. Secondo il suo racconto, agenti di polizia gli hanno richiesto questo lunedì il passaporto mentre lasciava l'abitazione di suo padre, Jair Bolsonaro, che sta scontando gli arresti domiciliari per un tentativo di colpo di Stato.
"Quando stavo uscendo, la Polizia Federale di Lula (il presidente Luiz Inácio Lula da Silva) era davanti alla sua casa e in mezzo alla strada e mi hanno chiesto di consegnare i miei passaporti e mi hanno anche vietato di uscire dal paese", ha spiegato.
La risoluzione giudiziaria si baserebbe, secondo la versione di Bolsonaro, sulla presunta intenzione di lasciare il Brasile in caso di perdita delle elezioni. "Io non ho mai detto questo", ha replicato.
Il procedimento penale è stato avviato nello stato di Rio Grande do Sul per presunto riciclaggio di denaro ed evasione di divise mediante l'uso di case da gioco. Una volta apparso il nome di Bolsonaro negli atti, il fascicolo è stato inviato alla Corte Suprema, godendo di foro privilegiato per la sua condizione di senatore.