L’Assemblea nazionale francese boccia all’unanimità il bilancio del 2027 al suo primo esame

L’Assemblea Nazionale francese respinge in prima lettura la parte delle entrate del bilancio del 2027, che continuerà ora il suo iter in Senato.

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L’Assemblea Nazionale della Francia ha respinto nella serata di mercoledì, con 458 voti contrari e nessun voto a favore, il primo blocco del progetto di bilancio per il 2027, corrispondente al capitolo delle entrate dello Stato. Tutti i gruppi parlamentari hanno votato contro, salvo due deputati che hanno scelto l’astensione.

Con questa prima parte scartata, e secondo il regolamento interno della Camera, l’intero progetto si considera respinto in prima lettura, in modo che la seconda sezione, relativa alla parte delle spese, non arriverà a essere discussa.

La proposta presentata inizialmente dal primo ministro, Sébastien Lecornu, prevedeva un investimento di 54.000 milioni di euro e un deficit pubblico equivalente al 5% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Tuttavia, gli emendamenti introdotti durante l’iter parlamentare hanno alterato in modo sostanziale tale equilibrio di bilancio.

Dopo questo primo rovescio in Assemblea Nazionale, il testo proseguirà ora il suo percorso legislativo al Senato. Fonti vicine al capo del Governo francese hanno sminuito il dramma del risultato e hanno sottolineato che "dopo la lettura al Senato, arriverà il momento del compromesso", come riportato da Franceinfo.

Dall’entourage del primo ministro hanno insistito sul fatto che questo sviluppo parlamentare risponde a "lo scenario classico" osservato negli ultimi tre cicli di bilancio, e hanno equiparato questa fase iniziale a "un riscaldamento" in cui ogni gruppo definisce le proprie linee rosse e la propria strategia politica, il che sfocia in un documento impossibile da accettare in un primo voto.

La decisione dei deputati si produce inoltre, in un clima di forte tensione sociale in Francia, e coincide con la convocazione, per questo stesso giovedì, di ampie mobilitazioni in tutto il Paese contro la perdita del potere d’acquisto, l’aumento del costo della vita e il deterioramento dei servizi pubblici.