Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha chiesto questo venerdì ai ribelli Houthi la consegna immediata del corpo di un impiegato delle Nazioni Unite, Mohamad al Shami, morto mentre si trovava sotto custodia dell’insurrezione yemenita dopo essere rimasto detenuto per più di due anni.
Il portavoce di Guterres, Stéphane Dujarric, ha spiegato che il cadavere di Al Shami, arrestato insieme ad altri cooperanti e membri del corpo diplomatico a partire da giugno 2024, «continua a essere sotto la custodia delle autorità Houthi» e che esistono già «persone di contatto» delle Nazioni Unite «che parlano con gli Houthi» per cercare di far sì che accedano a restituirlo.
Interrogato su «una qualche ragione» per cui gli Houthi rifiutano di consegnare il corpo, Dujarric ha espresso la sua ferma disapprovazione. «Quale ragione potrebbe esserci? Non c’è alcuna ragione perché continuino a trattenere 70 dei nostri colleghi, e non mi viene in mente nessuna ragione per cui qualcuno voglia continuare a trattenere il cadavere di una persona deceduta. Il suo cadavere deve essere restituito alla sua famiglia il prima possibile», ha sollecitato.
Per questo motivo, il portavoce ha ribadito l’«appello» dell’organismo e del diplomatico portoghese affinché venga svolta una «indagine rapida, indipendente, imparziale ed efficace sulle circostanze della sua morte». Allo stesso tempo, ha esortato il gruppo a consegnare senza ulteriore ritardo il corpo senza vita di Al Shami ai suoi familiari, «consentendo così un funerale dignitoso».
Dujarric ha ricordato inoltre che Al Shami è il secondo lavoratore dell’ONU «che muore mentre si trovava detenuto arbitrariamente dagli Houthi. Questo suscita gravi preoccupazioni sulla sicurezza e sul benessere di tutti gli altri colleghi e del resto del personale umanitario che si trova trattenuto in una situazione simile, in particolare coloro che soffrono di gravi malattie».