Il Governo spagnolo ha condannato "fermamente" il nuovo progetto di costruzione di un insediamento promosso da Israele in Cisgiordania e ha ricordato all'Esecutivo del primo ministro Benjamin Netanyahu che gli insediamenti "sono contrari al Diritto Internazionale", chiedendogli di tornare indietro su questa decisione.
In una nota diffusa dal Ministero degli Affari Esteri, l'Esecutivo sottolinea che condanna "fermamente la decisione del Governo di Israele di pubblicare la gara per costruire più di 1.200 abitazioni di insediamento nella zona E1, che rompe la continuità territoriale della Palestina e separa Gerusalemme Est dalla Cisgiordania".
In linea con quanto sopra, il Governo sottolinea che "tutti gli insediamenti israeliani in territorio occupato sono contrari al Diritto internazionale, ostacolano l'applicazione della soluzione dei due Stati e costituiscono un ostacolo per la pace".
Per questo motivo, l'Esecutivo spagnolo esorta con urgenza il Governo israeliano a "revertire questa decisione che viola il Diritto Internazionale e a rispettare i propri obblighi internazionali", e, parallelamente, chiama la comunità internazionale a "assumere le proprie responsabilità per avanzare nell'implementazione della soluzione dei due Stati, l'unica che permetterà di progredire verso una pace giusta e duratura nella regione" secondo la posizione della Spagna.
Con questa posizione, la Spagna si unisce alle critiche formulate negli ultimi giorni da diversi paesi, tra cui quelle contenute nel comunicato congiunto diffuso questo giovedì da Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Canada, Paesi Bassi e Norvegia, nel quale qualificano come "inaccettabile" l'ultimo progetto di Netanyahu e sottolineano che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania "sono illegali".
In detto testo, i paesi firmatari avvertono che questi insediamenti "non solo ci allontaneranno ulteriormente dalla pace, ma mineranno ulteriormente la reputazione internazionale di Israele", e avvertono inoltre che il piano minaccia la "soluzione dei due Stati aprendo un divario in Cisgiordania e danneggiando la contiguità territoriale dei territori palestinesi".