AUGC avvisa la direttrice della Guardia Civil di rischio biologico per gli agenti destinati a Ceuta

AUGC denuncia presso la Direzione Generale della Guardia Civil un rischio biologico a Ceuta e richiede misure urgenti di protezione per gli agenti.

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L'Associazione Unificata delle Guardie Civili (AUGC) ha inviato una comunicazione formale al Direttore Generale della Guardia Civile in cui denuncia l'esposizione al "rischio biologico" che subiscono gli agenti dispiegati a Ceuta dal 30 luglio scorso, e richiede l'implementazione "urgente" di protocolli di protezione specifici.

Secondo quanto dettagliato nel documento, registrato questo mercoledì dal segretario giuridico dell'organizzazione, le unità dislocate nella città autonoma svolgono compiti di soccorso, identificazione e custodia che comportano un contatto fisico "stretto e prolungato" con fluidi corporei, secrezioni respiratorie e oggetti potenzialmente contaminati, come sottolinea l'AUGC in un comunicato.

L'associazione avverte che le guardie civili sono esposte a patogeni di elevata gravità come tubercolosi, epatite B e C, HIV o meningococco, oltre a focolai di scabbia. In relazione a quest'ultimo aspetto, l'AUGC sottolinea che il pericolo "non è ipotetico", ricordando i 24 militari dell'Esercito di Terra contagiati a Ceuta e l'esistenza di casi già confermati tra gli agenti della Polizia Nazionale.

"La prevenzione dei rischi lavorativi non consiste nel reagire quando ci sono già contagiati, consiste nel evitare che ce ne siano. Agire quando il focolaio è già dichiarato non è prevenire, è contare le perdite", hanno sottolineato dall'associazione. Con questa iniziativa, inoltre, intendono attivare la procedura legale affinché qualsiasi malattia derivata da questa situazione sia riconosciuta come incidente in atto di servizio.

Esigono misure immediate di protezione

Nel loro scritto, l'AUGC richiede la realizzazione di una valutazione dei rischi specifica con un calendario concreto di applicazione, così come la consegna immediata di Equipaggiamenti di Protezione Individuale (EPI), tra cui mascherine FFP2 e FFP3, guanti contro microorganismi, protezione oculare e camici monouso.

L'organizzazione richiede anche l'installazione di punti di lavaggio e spogliatoi separati per i vestiti puliti e quelli potenzialmente contaminati, oltre alla disinfezione periodica di veicoli, celle e alloggi. Allo stesso modo, esige che l'Amministrazione si assuma il lavaggio professionale degli uniformi, un compito attualmente svolto dagli stessi agenti nelle loro abitazioni, una pratica che contravviene alla normativa di prevenzione dei rischi lavorativi e che, secondo l'associazione, trasferisce il rischio di contagio alle loro famiglie.

Tra le misure proposte si include l'offerta formale e gratuita di vaccinazione (Epatite A e B, tetano, tripla virale, tra le altre) e l'avvio di una sorveglianza della salute specifica con screening per la tubercolosi. L'AUGC richiede inoltre un protocollo post-esposizione con profilassi contro l'HIV, la creazione di un registro del personale esposto che consenta di velocizzare future dichiarazioni di incidente in atto di servizio, formazione tecnica sull'uso di DPI e la comunicazione immediata di tutte queste carenze alla Commissione per i Rischi Lavorativi.

Infine, sebbene l'associazione riconosca lo sforzo e la "comunicazione fluida" mantenuta con il Comando della Comandancia di Ceuta, insiste sul fatto che queste azioni "di maggiore spessore" superano le competenze della struttura locale e, pertanto, devono essere autorizzate in modo diretto dalla Direzione Generale.

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