Giuristi e forze di sicurezza avvertono della onnipresenza della violenza di genere digitale

Giuristi e Polizia chiedono una risposta specializzata di fronte alla violenza di genere digitale, sempre più diffusa e difficile da perseguire in rete.

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Esperti del settore giuridico e delle forze di sicurezza hanno avvertito questo venerdì delle sfide senza precedenti che comporta la violenza di genere nell'ambiente digitale, che hanno qualificato come una forma di aggressione "onnipresente", richiedendo inoltre una risposta specifica da parte di giudici e poliziotti di fronte a questo tipo di comportamenti.

Le riflessioni sono state sollevate in un tavolo rotondo dei corsi estivi dell'Università Complutense di Madrid (UCM) a San Lorenzo di El Escorial, diretto dalla delegata del Governo contro la violenza di genere, Carmen Martínez Perza, in cui i relatori hanno esaminato questa violenza e il suo approccio dalla prospettiva giudiziaria e poliziesca.

Il pubblico ministero María Eugenia Prendes Menéndez ha centrato la sua esposizione sull'approccio giuridico, sottolineando che non si tratta di un fenomeno isolato, ma di un'"estensione della violenza di genere" che storicamente colpisce donne e ragazze.

Prendes ha spiegato che le tecnologie non solo servono come veicolo di diffusione, ma amplificano in modo "esageratamente enorme" l'effetto "lesivo", permettendo che l'aggressione sia "costante" e sfumando i confini di tempo e spazio. Questa "ubiquità", ha indicato, provoca che la vittima manchi di un luogo sicuro, anche all'interno della propria abitazione.

Definizione e quadro internazionale

Il pubblico ministero ha lamentato l'assenza di una "definizione internazionale consensuale" sulla violenza di genere digitale, qualcosa che "complica" la creazione di una regolamentazione omogenea. Tuttavia, ha messo in valore il leadership della Spagna, dove il Patto di Stato contro la Violenza di Genere incorpora dal 2017 questa modalità in modo trasversale, con una revisione prevista nel 2025 orientata a rafforzare la rilevazione precoce tra la popolazione giovane.

In relazione alla persecuzione penale, ha sottolineato la rilevanza della "ciberprova", avvertendo della sua vulnerabilità e della facilità di manipolarla mediante strumenti come il 'fake chat'.

"La preservazione precoce è la cosa più rilevante", ha rimarcato. Per questo motivo, ha difeso l'adozione di misure cautelari che consentano la cessazione immediata dell'aggressione e l'impiego di "strumenti di indagine avanzata", tra cui la registrazione remota di dispositivi informatici e la figura dell'agente sotto copertura informatico per infiltrarsi in reti di sfruttamento sessuale che operano su Internet.

Dalla prospettiva poliziesca, la commissaria e capo della Brigata Centrale dell'Unità di Assistenza alla Famiglia e alla Donna (UFAM), Eva Gutiérrez Carrera, ha offerto la prospettiva operativa, sottolineando che la sua unità dispone di protocolli e mezzi tecnologici equiparabili a quelli delle unità specializzate nel crimine organizzato.

Mito dell'amore romantico e adolescenti

Nella sua intervento, Gutiérrez ha avvertito sulla "escalation della violenza" tra adolescenti, dove l'accesso a password e dispositivi del partner arriva a "normalizzarsi" rifugiandosi nel "mito dell'amore romantico".

La responsabile dell'UFAM ha sottolineato anche la trascendenza della "preservazione della prova digitale", poiché molte vittime, nel tentativo di "protezione emotiva", scelgono di eliminare messaggi o immagini, il che finisce per distruggere il supporto probatorio della denuncia. Per questo motivo, ha chiesto alle vittime di effettuare screenshot che includano URL, data e ora, al fine di evitare possibili manipolazioni.

Il magistrato della Sezione Prima dell'Audienza Provinciale di Gipuzkoa, Julián García Marcos, ha ripercorso la dottrina della Corte Suprema, evidenziando risoluzioni che incorporano la prospettiva di genere in reati come lo 'stalking' o molestia, inteso come un prolungamento del controllo sulla vittima dopo la rottura della relazione.

García Marcos ha sottolineato che l'Alto Tribunale riconosce già l'"abuso sessuale virtuale", in cui la posizione di superiorità dell'aggressore in rete e l'anonimato "aggravano il danno alla libertà sessuale, anche senza contatto fisico".

Il magistrato ha mostrato anche la sua preoccupazione per le "ultrafalsificazioni" o pornografia sintetica generata tramite Intelligenza Artificiale (IA), menzionando casi in cui si utilizza il volto delle vittime su corpi estranei per produrre contenuti sessuali senza consenso. Ha concluso sottolineando che questi comportamenti vengono qualificati non solo come reati di produzione di materiale di abuso, ma anche come gravi attentati contro l'integrità morale delle donne.

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