La Corte dei Conti ha avvertito che la Casa del Mediterraneo, nonostante faccia parte della Rete delle Case dipendente dal Ministero degli Affari Esteri, opera senza "direzione, assistenza tecnica né supervisione" da parte del dipartimento guidato da José Manuel Albares. Inoltre, sottolinea che concentra la maggior parte della sua programmazione ad Alicante, il che "limita il suo impatto nei paesi che costituiscono il suo ambito di azione", quando la sua missione è rafforzare l'immagine della Spagna negli Stati rivieraschi.
Queste conclusioni sono raccolte nel Rapporto di verifica del Consorzio Casa del Mediterraneo, relativo agli esercizi 2024 e 2025, approvato dall'organo guidato da Enriqueta Chicano nella sua ultima seduta prima della pausa estiva.
Il Consorzio Casa del Mediterraneo è un ente pubblico di carattere interamministrativo collegato all'Amministrazione Generale dello Stato attraverso il Ministero degli Affari Esteri. Oltre al ministero stesso, ne fanno parte l'Agenzia Spagnola di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo, la Generalitat Valenciana, la Provincia di Alicante e i comuni di Alicante, Benidorm e Jávea.
Il suo obiettivo è promuovere e rafforzare le relazioni tra i paesi delle rive della regione euromediterranea, contribuendo a proiettare una migliore immagine della Spagna in quei territori.
Secondo il rapporto della corte, raccolto da Europa Press, il consorzio interviene nella diplomazia pubblica spagnola come membro della Rete delle Case assegnata al Ministero degli Esteri, ma l'organo di controllo non apprezza "che abbia ricevuto la corrispondente direzione, assistenza tecnica e supervisione del ministero per costituire uno strumento efficace su cui appoggiarsi per lo sviluppo di tale funzione".
Debolezze nel controllo interno
La Corte dei Conti richiama anche l'attenzione su "debolezze e carenze" nel sistema di controllo interno dell'ente. In particolare, segnala che la pianificazione è carente, "non essendo possibile conoscere il grado di raggiungimento degli obiettivi strategici previsti, né il loro legame con i fini del consorzio".
Inoltre, evidenzia che il 93,8% delle attività della Casa del Mediterraneo si sono svolte in Spagna, con particolare peso ad Alicante, "il che limita il suo impatto nei paesi che costituiscono il suo ambito di azione".
Il fiscalizzatore insiste anche sul fatto che la posizione economica del consorzio "migliora ogni anno", poiché i risultati negativi accumulati dal 2017 obbligano a utilizzare il residuo di tesoreria come fonte di finanziamento abituale.
Rischi per la sostenibilità finanziaria
Secondo le sue stime, quel residuo potrebbe esaurirsi in circa cinque anni se si mantiene l'evoluzione attuale, o in due o tre esercizi nel caso vengano eseguiti i lavori di ampliamento della sede previsti.
Nel capitolo delle entrate, il rapporto constata che non viene rispettato il modello di finanziamento fissato negli statuti, dato che non tutte le amministrazioni consorziate apportano le risorse nei percentuali impegnati.
Tuttavia, il tribunale apprezza "una certa miglioria nel rispetto delle raccomandazioni formulate" nelle fiscalizzazioni precedenti, così come uno "sforzo di correzione di alcune delle carenze segnalate".
Tra le nuove raccomandazioni, l'organo presieduto da Enriqueta Chicano propone diverse proposte per correggere le carenze rilevate in questo ultimo rapporto, con particolare enfasi nel perfezionare la pianificazione e nel condurre uno studio di fattibilità esaustivo sulla situazione finanziaria del consorzio.