La SER avverte del ritardo nel rilevare i sintomi dell'artrite psoriasica

La SER avverte del ritardo di anni nel diagnosticare l’artrite psoriasica e chiede una diagnosi e un trattamento più precoci per evitare danni articolari.

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La dottoressa Mireia Moreno, coordinatrice del Gruppo di Lavoro di Spondiloartrite (GRESSER) della Sociedad Española de Reumatología (SER), ha sottolineato la rilevanza di riconoscere adeguatamente le manifestazioni dell’artrite psoriasica, dato che la sua diagnosi, "a volte, continua a ritardare per anni".

Secondo quanto ha precisato, la prevalenza di questa malattia nella popolazione adulta in Spagna "si colloca allo 0,58 per cento, il che equivale a più di 230.000 persone, una cifra significativa a cui si deve prestare attenzione e su cui occorre insistere nel migliorare la diagnosi precoce", sottolineando al contempo l’importanza di iniziare il trattamento il prima possibile "per ridurre il rischio di danno articolare e preservare la qualità della vita".

In occasione della Giornata Mondiale dell’Artrite Psoriasica, che si celebra questo giovedì, 29 ottobre, e che pone l’attenzione su una patologia infiammatoria cronica capace di produrre lesioni nelle articolazioni, nella colonna vertebrale, nei tendini e in altre strutture del sistema muscoloscheletrico, la specialista ha ricordato che "si stima che colpisca un terzo delle persone con psoriasi, anche se può comparire in diversi momenti della vita e presentare sintomi molto diversi tra i pazienti".

Moreno ha ribadito che "il ritardo diagnostico continua a essere una delle principali sfide", poiché, "secondo un sondaggio tra pazienti di Acción Psoriasis, il ritardo può aggirarsi intorno ai quattro anni", e ha aggiunto che "altre stime raccolte indicano ritardi medi che possono raggiungere i cinque anni". A suo avviso, "anche ritardi più brevi possono associarsi a un maggiore rischio di danno strutturale e a minori probabilità di ottenere una risposta terapeutica adeguata".

BLOCCARE LO SVILUPPO DELLA MALATTIA

La reumatologa ha inoltre indicato che "un’altra delle sfide attuali si concentra nel tentativo di bloccarne lo sviluppo, per cui è necessaria la condivisione delle conoscenze tra la Reumatologia e la Dermatologia". Per questo, ha posto l’accento su "la necessità di affrontare le diverse manifestazioni di ciascuna persona, controllare l’attività infiammatoria e le malattie associate, nonché considerare anche l’impatto psicologico e lavorativo".

In questa linea, Moreno ha sottolineato che "esistono anche differenze tra donne e uomini nella presentazione della malattia e nella sua risposta al trattamento", indicando che "alcune ricerche descrivono un maggiore ritardo diagnostico e un più alto carico di sintomi nelle donne".

Allo stesso modo, ha dettagliato che negli ultimi anni si è approfondita la conoscenza della transizione tra psoriasi e artrite psoriasica e sono state incorporate terapie dirette a diversi bersagli infiammatori. Nonostante ciò, ha avvertito che, "sebbene questi progressi offrano nuove opzioni, resta necessario identificare meglio chi svilupperà la malattia, prevedere la risposta ai trattamenti e migliorare l'approccio ai pazienti che non rispondono adeguatamente".

Per concludere, l'esperta ha spiegato che le linee attuali di ricerca sono orientate verso un intervento sempre più precoce, anche in fasi precedenti alla comparsa di segni clinici evidenti, con la finalità di agire prima che si produca un danno strutturale e avanzare verso un controllo più completo e sostenuto della malattia.