La Suprema riconosce indennizzo alla moglie per una vasectomia fallita non essendo informata sui suoi rischi

La Corte Suprema avalla che la moglie di un paziente di vasectomia fallita sia indennizzata per il danno proprio derivato dalla mancanza di informazioni sui suoi rischi.

2 minuti

fotonoticia 20261026142406 1920
Aggiungi DEMOCRAT su Google

Pubblicato

2 minuti

La Sezione del Contenzioso-Amministrativo della Corte Suprema ha accolto il ricorso per cassazione presentato da una coppia e ha concluso che la moglie di un uomo sottoposto a una vasectomia ha legittimazione per esigere responsabilità patrimoniale dall'Amministrazione sanitaria quando l'intervento non risulta efficace e non è stata adeguatamente avvertita di quel possibile rischio.

Il caso ha origine dopo una vasectomia praticata a un paziente in un ospedale pubblico della Comunità di Madrid. Dopo l'operazione si è verificata una ricanalizzazione spontanea dei dotti deferenti, il che ha provocato il fallimento del metodo di sterilizzazione e, come conseguenza diretta, una gravidanza non desiderata.

L'Amministrazione e il Tribunale Superiore di Giustizia di Madrid avevano già ammesso che c'era stata una carenza nelle informazioni cliniche fornite, concedendo al paziente un risarcimento per il danno morale derivante dalla violazione del suo diritto al consenso informato. Tuttavia, hanno respinto la richiesta di risarcimento della moglie ritenendo che lei non avesse legittimazione attiva per reclamare.

La questione di interesse cassazionale si concentrava nel chiarire se il partner del paziente possa richiedere un risarcimento proprio in questo tipo di casi.

La sentenza della Sezione Quinta della Terza Sezione della Corte Suprema sottolinea che il diritto a ricevere informazioni assistenziali e a fornire il consenso informato spetta solo al paziente, trattandosi di un diritto personalissimo legato alla sua autonomia e al suo diritto fondamentale all'integrità fisica e morale. Tuttavia, il tribunale distingue tra chi è titolare di quel diritto e chi può risultare danneggiato dalla sua violazione.

La Corte Suprema ragiona che, sebbene la mancanza di informazioni mediche leda direttamente il diritto del paziente, le conseguenze del fallimento della vasectomia incidono anche sul suo partner. L'assenza di spiegazione riguardo al rischio di ricanalizzazione ha impedito a entrambi di prendere decisioni pienamente informate in relazione alla pianificazione familiare e all'uso di altri metodi contraccettivi. "Pertanto, la donna ha subito un danno proprio, autonomo e individualizzato, consistente nella frustrazione della sua capacità di autodeterminazione riproduttiva e di pianificazione familiare", segnala il Tribunale.

La Sala stabilisce come dottrina giurisprudenziale che, quando si omette informazione rilevante sulla possibilità di fallimento di una vasectomia, la coppia stabile del paziente è autorizzata a richiedere responsabilità patrimoniale per i danni propri che derivano da tale omissione. Precisa, inoltre, che tale legittimazione non deriva da una titolarità condivisa del diritto al consenso informato, ma dal danno autonomo subito da chi soffre le conseguenze della mancanza di informazione.

Applicando questa dottrina al caso concreto, la Corte Suprema accoglie il ricorso, annulla la sentenza emessa dalla Corte Superiore di Giustizia di Madrid e riconosce il diritto di entrambi i ricorrenti a essere risarciti. La Sala fissa un'indennità di 35.000 euro per ciascuno di loro, a cui si aggiungeranno gli interessi legali corrispondenti.