Logopedisti allertano di gravi carenze nella riabilitazione dopo ictus e chiedono di essere integrati nell’assistenza sanitaria

I logopedisti denunciano disuguaglianze nella riabilitazione dopo l’ictus e chiedono la loro presenza stabile nelle unità ictus e nei team di neuroriabilitazione.

3 minuti

Aggiungi DEMOCRAT su Google

Pubblicato

3 minuti

Il Consejo General de Colegios de Logopedas ha messo in evidenza "carenze" e "disuguaglianze" nella riabilitazione delle persone che hanno subito un ictus, un processo che include il trattamento delle alterazioni del linguaggio, del linguaggio, della comunicazione e della deglutizione. Di fronte a questa situazione, l'organizzazione chiede che sia garantita la presenza di professionisti della logopedia nell'assistenza a questi pazienti לאורך tutto il percorso assistenziale.

La portavoce del Consejo General de Colegios de Logopedas, Ana Bistuer, ha lanciato questo appello in occasione della Giornata Mondiale dell'Ictus, che si celebra questo giovedì. "La riabilitazione della comunicazione e della deglutizione continua a essere disomogenea a seconda della comunità autonoma e dell'ospedale, nonostante i progressi del Código Ictus", ha affermato.

Per questo motivo, ha ribadito la necessità di integrare la Logopedia "in modo efficace e coordinato nell'assistenza sanitaria" e di "garantire" la presenza di logopedisti "nelle Unità di Ictus e nei team di riabilitazione e neuroriabilitazione, così come la continuità dei trattamenti per migliorare la sicurezza, la comunicazione e l'autonomia dei pazienti".

Nella stessa linea, il Consejo General de Colegios de Logopedas chiede una dotazione sufficiente di risorse professionali e l'attuazione di protocolli chiari di valutazione, derivazione e monitoraggio tra ospedali, assistenza primaria, domicilio e centri sociosanitari, al fine di assicurare un'assistenza omogenea e continuativa.

Bistuer ha spiegato che l'ictus "può danneggiare le reti cerebrali responsabili del linguaggio, del parlato, della voce e della deglutizione". Ha sottolineato, inoltre, "l'importanza di intervenire precocemente quando lo stato clinico lo consenta", pur precisando che i miglioramenti possono manifestarsi "anche nella fase cronica".

In questo senso, ha indicato che il recupero "dipende dalla gravità, localizzazione ed estensione della lesione, dalle sequele, dallo stato premorboso, dall'opportunità della riabilitazione, dalla continuità terapeutica e dal supporto dell'ambiente".

Inoltre, ha ribadito che "non deve essere stabilita una dimissione unicamente in base al tempo trascorso, ma in funzione dell'evoluzione, degli obiettivi e delle necessità di supporto", insistendo sul fatto che la durata dell'intervento logopedico deve adattarsi a ogni caso.

Conseguenze dell'ictus nella comunicazione e nella deglutizione

Tra le sequele più frequenti dell’ictus, Bistuer ha menzionato l’afasia, "che colpisce approssimativamente un terzo dei pazienti e può rendere difficile parlare, comprendere, leggere, scrivere e persino calcolare".

Ha precisato che questo disturbo della capacità di comunicare non si manifesta allo stesso modo in tutte le persone. Mentre "alcune persone parlano con sforzo e frasi spezzate", "altre usano parole sbagliate o hanno difficoltà a comprendere, anche se possono conservare le loro conoscenze, preferenze e capacità di decisione".

Ha inoltre distinto la disartria, "che altera l’esecuzione motoria del linguaggio e può influire sull’articolazione, la voce e il ritmo, dall’aprassia del linguaggio, che rende difficile pianificare i movimenti necessari per pronunciare, anche se i muscoli funzionano".

Secondo quanto ha indicato, entrambe le alterazioni "possono coesistere e richiedono trattamenti individualizzati, dagli esercizi di respirazione e articolazione fino a pratiche strutturate con supporti visivi e ritmici", adattando l’intervento alle esigenze specifiche di ciascun paziente.

In questo contesto, ha consigliato alle famiglie e all’ambiente vicino dell’afetto "parlare chiaramente, concedere tempo per rispondere, utilizzare supporti ed evitare di infantilizzare il linguaggio rivolto al paziente". Allo stesso modo, ha chiesto più formazione specifica per i caregiver, miglioramenti nell’accessibilità comunicativa e il sostegno di associazioni e gruppi di conversazione.

D’altra parte, ha sottolineato che la disfagia, o difficoltà a deglutire, "richiede un’attenzione particolarmente precoce". Come ha precisato, "colpisce tra il 37 e il 78 per cento delle persone nella fase acuta, a seconda del metodo di valutazione, e può provocare soffocamenti, malnutrizione, disidratazione e complicazioni respiratorie".

A suo giudizio, è indispensabile effettuare uno screening prima della prima assunzione orale e garantire una valutazione specialistica quando esista sospetto di rischio. In questa linea, ha spiegato che "l’intervento contempla la modifica di consistenze, liquidi, posture e igiene orale. L’uso di addensanti o la rimozione di una via alternativa di alimentazione devono decidersi in base alla valutazione e all’evoluzione".

Infine, Bistuer ha ricordato che "in caso di difficoltà improvvise a parlare o comprendere, deviazione della bocca o perdita improvvisa di forza bisogna chiamare il 112", e ha raccomandato "di rivolgersi a un logopedista abilitato in presenza di conseguenze nella comunicazione, nel linguaggio, nel parlato, nella voce o nella deglutizione", sottolineando l'importanza di un'assistenza specializzata e continuativa dopo l'ictus.