Il Gruppo di Trattamento dei Tumori Digestivi (TTD) ha messo in evidenza l’utilità del Registro dei Tumori RETUD, una banca dati che disegna un’immagine fedele delle necessità, delle tendenze e delle aree di miglioramento nella gestione del carcinoma epatocellulare, a partire dalle informazioni cliniche di più di 800 pazienti assistiti in Spagna.
Secondo quanto ha spiegato il presidente del Gruppo TTD e responsabile di servizio presso l’Ospedale Marqués de Valdecilla, Fernando Rivera, questa banca dati, la "più grande" in Spagna, offre agli oncologi dati reali sulla risposta ai diversi trattamenti e facilita la selezione delle opzioni terapeutiche più appropriate per ogni profilo di paziente.
RETUD ha servito da supporto a due ricerche sviluppate da specialisti in tumori epatici del TTD, i cui risultati sono stati resi noti recentemente al Congresso di Tumori Gastrointestinali della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO-GI, secondo l’acronimo in inglese) e all’incontro della Società Spagnola di Oncologia Medica (SEOM).
Il primo studio, coordinato dall’oncologo medico dell’Ospedale Universitario Marqués de Valdecilla Carlos López, ha confermato l’efficacia della combinazione atezolizumab e bevacizumab, una delle terapie sistemiche più utilizzate in prima linea in Spagna per il trattamento del carcinoma epatocellulare avanzato.
In questa analisi del Registro dei Tumori sono stati inclusi 247 pazienti trattati con questo schema, utilizzato in Spagna da tre anni. I dati indicano una sopravvivenza libera da progressione di 10,3 mesi e una sopravvivenza dall’inizio del trattamento di 14 mesi. Inoltre, una proporzione rilevante di pazienti ha ottenuto il controllo della malattia o una risposta iniziale al trattamento.
"Nonostante si tratti ancora di dati preliminari, con scarso follow-up, questi risultati sono molto importanti perché provengono dalla pratica clinica reale", ha sottolineato il responsabile dello studio.
Il lavoro ha anche permesso di definire meglio i fattori che possono condizionare il beneficio di questa terapia. In particolare, i registri di RETUD hanno mostrato che una funzione epatica compromessa o la presenza di invasione macrovascolare si associano a una prognosi peggiore e a risultati meno favorevoli, sia in termini di sopravvivenza libera da progressione sia di sopravvivenza globale.
Contributo a un altro studio chiave
La seconda analisi, diretta dall’oncologa medica dell’Ospedale Universitario di Burgos Ana María López, ha fornito nuove evidenze sulla sequenza di trattamento nel carcinoma epatocellulare dopo una prima linea con immunoterapia e ha messo in evidenza che, in Spagna, gli inibitori della tirosina chinasi (TKI) sono l’opzione più utilizzata.
Inoltre, questo lavoro ha sottolineato la necessità di mantenere un buon stato funzionale durante l’evoluzione della malattia per poter accedere a successive linee di trattamento che apportino un beneficio clinico rilevante.
Per i pazienti, progetti come il Registro dei Tumori del TTD rappresentano un progresso notevole, poiché consentono che l’esperienza individuale contribuisca a perfezionare l’assistenza di coloro che riceveranno una diagnosi in futuro. In questa linea, la presidente della Federazione Spagnola del Fegato (FEH), Elena Arcega, ha ribadito che la ricerca è "fondamentale" per avanzare nel trattamento del cancro al fegato e ha chiesto che i progressi raggiunti siano distribuiti in modo equo tra tutti gli interessati.
In coincidenza con la Giornata Mondiale del Cancro al Fegato, che si celebra questo venerdì, gli esperti del TTD hanno insistito sulla rilevanza della prevenzione e della diagnosi precoce, dei progressi nei trattamenti, dell’approccio multidisciplinare, della ricerca nei biomarcatori e della garanzia di un accesso equo alle terapie.
Secondo la Società Spagnola di Oncologia Medica (SEOM), il cancro al fegato viene diagnosticato ogni anno a circa 7.000 persone in Spagna e presenta una sopravvivenza limitata, con solo due pazienti su 10 vivi a cinque anni dalla diagnosi. L’inserimento di nuove terapie sistemiche, insieme a un’assistenza integrale e multidisciplinare, ha permesso di migliorare le aspettative di sopravvivenza.