La Conselleria di Giustizia e Qualità Democratica della Generalitat ha consolidato l'utilizzo della realtà virtuale immersiva (RVI) nelle prigioni catalane come strumento innovativo per rafforzare la riabilitazione dei condannati per reati di violenza di genere, mediante l'uso di occhiali specifici per applicare questa tecnica.
Con questo sistema, le persone detenute possono vivere scene di violenza dal punto di vista della vittima, un'esperienza che "favorisce il miglioramento dell'empatia, la responsabilizzazione e la presa di coscienza sulle conseguenze del comportamento violento", come ha dettagliato questo martedì il dipartimento in un comunicato.
La RVI si integra nei programmi di trattamento specializzati che il sistema penitenziario della Catalogna sviluppa da oltre tre decenni per affrontare la violenza di genere, e si applica in tutti i centri penitenziari di regime ordinario, ad eccezione di Brians 1, che funge da centro di riferimento per i detenuti in attesa di giudizio.
Il design del progetto mira a far sì che le persone condannate apprendano a rilevare e trasformare i fattori psicologici, emotivi e sociali che influenzano il loro comportamento delittuoso, incorporando la realtà virtuale come supporto alle interventi terapeutici già esistenti.
Funzionamento delle sessioni con realtà virtuale
Per partecipare alle sessioni, si utilizzano degli occhiali di realtà virtuale e due controller che riproducono nell'ambiente digitale i movimenti del corpo della persona utente. In questo modo, il detenuto può vedere, sentire e percepirsi, per alcuni istanti, come se fosse una vittima di violenza di genere.
Il programma include diversi scenari virtuali, tra cui spicca il cosiddetto "embodiment" (o corporeizzazione), che permette di vivere la situazione dal corpo della vittima. Questa tecnica è stata oggetto di diversi studi e pubblicazioni scientifiche che ne avvalorano l'utilità nel campo dell'intervento con gli aggressori.
Inoltre, si incorporano altre scene, come l'osservazione di una discussione di coppia in un locale pubblico o una conversazione simulata tra aggressore e vittima, in cui la persona partecipante alterna tra i due punti di vista per approfondire la comprensione del danno causato.
Più detenuti in programmi di riabilitazione
Durante il 2025, un totale di 1.344 detenuti sono entrati nelle carceri catalane per reati legati alla violenza di genere, di cui 596, il 44%, hanno partecipato a programmi specifici di riabilitazione per la violenza maschile, il che rappresenta un aumento del 38% rispetto all'esercizio precedente.
Il tasso di partecipazione a questi programmi è passato dal 34,9% nel 2024 al 44,3% nel 2025, una crescita che "consolida la crescente" tendenza nell'accesso a risorse specializzate di intervento e trattamento per questo tipo di reati.
La realtà virtuale immersiva è concepita come uno strumento integrato nei programmi di riabilitazione e non come un sostituto del resto dei componenti terapeutici, che continuano a essere la base del lavoro con i detenuti.
Impatto sulla recidiva e leadership europea
Il tasso di recidiva per reati di violenza di genere si attesta al 17,7%, tre punti percentuali al di sotto del tasso di recidiva generale, che raggiunge il 21,1%, secondo l'ultima ricerca sulla recidiva penitenziaria pubblicata nel 2023 dal Centre d'Estudis Jurídics i Formació Especialitzada (CEJFE).
La Catalogna si è consolidata come una delle amministrazioni penitenziarie europee con maggiore esperienza nell'applicazione della realtà virtuale immersiva per la riabilitazione di persone condannate per violenza maschile, integrando questa tecnologia in una strategia di intervento a lungo termine.