Sondaggio Ceuta: l'80% supporta il ritorno dei minori in Marocco e solo il 9% sostiene di distribuirli per CCAA

L'80% degli spagnoli sostiene che i minori migranti non accompagnati che sono entrati a Ceuta tornino in Marocco, secondo l'indagine di SocioMétrica per El Español pubblicata questo sabato. Il sostegno a questa opzione raggiunge anche il 77,6% degli elettori del PSOE, il 92,4% di quelli del PP, il 96,8% di quelli di Vox e l'81,4% di coloro che votano per partiti nazionalisti e indipendentisti.

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Il dato il più sorprendente del sondaggio è la distanza tra questa preferenza maggioritaria e il piano di ripartizione territoriale difeso dal Governo. Solo l'8,9% degli intervistati è d'accordo con distribuire questi minori tra le comunità autonome, mentre il 10,4% crede che dovrebbero rimanere a Ceuta con risorse economiche straordinarie per la città.

Il sondaggio arriva in piena crisi migratoria a Ceuta, dove El Español stima in almeno 1.100 i minori non accompagnati che rimangono nella città, sebbene alcune associazioni elevino la stima a quasi 5.000. La ministra della Gioventù e dell'Infanzia, Sira Rego, ha visitato Ceuta questo venerdì e ha constatato un cambiamento di profilo rispetto alle crisi precedenti: più minori di 13 anni e più ragazze tra gli arrivati in questo afflusso.

Un 80% supporta il ritorno in Marocco

La principale conclusione politica del sondaggio è che il ritorno in Marocco appare come l'opzione con maggiore sostegno sociale.

SocioMétrica chiede della possibilità che i minori tornino in Marocco per riunirsi con le loro famiglie, anche se fosse necessario promuovere cambiamenti normativi per renderlo possibile. L'80% sostiene questa soluzione.

La formulazione è importante perché non si limita a chiedere della gestione immediata a Ceuta. Propone una soluzione di fondo: che Spagna e Marocco articolino il ritorno dei minori quando esistano garanzie familiari, amministrative e giuridiche.

Il risultato attraversa quasi tutta la mappa elettorale. Non si concentra unicamente sugli elettori di destra. È anche maggioritario tra gli elettori socialisti e tra gli elettori di partiti nazionalisti e indipendentisti.

Il dato del PSOE cambia la lettura politica

Il 77,6% degli elettori del PSOE supporta il ritorno dei minori in Marocco, secondo SocioMétrica.

Questa percentuale trasforma la questione in qualcosa di più ampio rispetto a una richiesta del PP o di Vox. Il sondaggio indica che una parte molto maggioritaria dell'elettorato socialista condivide l'idea che l'uscita prioritaria dovrebbe essere il ritorno in Marocco, non la ripartizione per comunità autonome.

La gestione dei minori migranti non accompagnati tende a dividersi in termini ideologici, ma il sondaggio punta a un consenso molto più trasversale quando si chiede del ritorno con le loro famiglie.

Solo l'8,9% supporta la ripartizione per comunità

Il piano di derivare minori ad altre comunità autonome è l'opzione con minor sostegno nel sondaggio.

Solo l'8,9% degli intervistati supporta di distribuirli tra territori, come propone il Governo per alleviare la situazione di Ceuta.

La misura si scontra con la resistenza di varie comunità autonome, che lamentano saturazione dei loro sistemi di accoglienza. Il procuratore generale dello Stato, Teresa Peramato, ha annunciato istruzioni ai pubblici ministeri delegati per agire contro i governi autonomici che si rifiutano di accogliere minori provenienti da Ceuta.

Lo scontro politico, quindi, ha due piani. Uno amministrativo, per la capacità di accoglienza. E un altro sociale, perché la soluzione della distribuzione territoriale appare molto lontana dall'essere maggioritaria tra gli intervistati.

Sumar e Podemos preferiscono più di altri che rimangano a Ceuta

L'opzione che i minori rimangano a Ceuta con risorse straordinarie riceve il supporto del 10,4% dell'insieme degli intervistati.

È una posizione minoritaria nel totale nazionale, ma ha più forza tra gli elettori di Sumar e Podemos. In quello spazio, il sostegno sale al 38,4%, secondo l'indagine di SocioMétrica.

Quel dato riflette una divisione rilevante all'interno del blocco della sinistra. Mentre una larga maggioranza di elettori del PSOE supporta il ritorno in Marocco, gli elettori di Sumar e Podemos mostrano maggiore inclinazione a una soluzione di accoglienza rafforzata nella città autonoma.

Il Marocco accetta di collaborare, ma chiede di eliminare ostacoli

Il contesto diplomatico pesa anche nell'indagine.

Secondo El Español, il Marocco si è mostrato disposto a collaborare affinché i minori tornino nel loro paese, a patto che la Spagna elimini gli ostacoli giudiziari e amministrativi che ostacolano la procedura.

Questo punto è fondamentale perché il ritorno dei minori non può essere trattato come un'espulsione collettiva né automatica. Richiede una procedura specifica, garanzie giuridiche e verifica delle condizioni di accoglienza o riunificazione.

Qui entra in gioco l'accordo bilaterale firmato da Spagna e Marocco a Rabat il 6 marzo 2007 e pubblicato nel BOE nel 2013. Quel testo stabilisce un quadro di cooperazione per la prevenzione dell'emigrazione irregolare di minori non accompagnati, la loro protezione e il loro ritorno concordato.

L'accordo del 2007 richiede protezione e ritorno concordato

L'accordo Spagna-Marocco non parla di un rimpatrio automatico.

Il testo pubblicato nel BOE stabilisce che la cooperazione tra i due paesi deve basarsi sul rispetto della legislazione nazionale, del diritto internazionale e della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia. Sottolinea anche che il superiore interesse del minore deve essere la base di ogni azione.

L'accordo prevede il ritorno assistito nel seno della famiglia o in un'istituzione di tutela del paese d'origine. Inoltre, stabilisce che Spagna e Marocco devono collaborare per garantire, in ogni caso, la riunificazione familiare effettiva o la consegna a un'istituzione di tutela.

Per questo motivo il sondaggio misura una preferenza sociale e politica, ma non risolve da sola la fattibilità giuridica di ogni ritorno. La procedura deve essere analizzata caso per caso.

La parola chiave è "ritorno", non espulsione collettiva

La distinzione è rilevante per una lettura rigorosa.

Il ritorno di minori migranti non accompagnati può essere previsto in accordi internazionali, ma sempre legato a garanzie di protezione. La legislazione e i convenzioni internazionali obbligano a preservare il superiore interesse del minore.

Ciò significa che la soluzione non può essere concepita solo come un problema di distribuzione territoriale o di controllo delle frontiere. Influisce anche sulla tutela, l'identificazione, la localizzazione familiare e la reale capacità del Marocco di prendersi cura dei minori ritornati.

Il sondaggio mostra che l'opinione pubblica si inclina in modo schiacciante per il ritorno in Marocco. Il quadro giuridico, tuttavia, richiede che quel ritorno sia ordinato, garantista e concordato tra i due Stati.

Una crisi con impatto territoriale

La pressione immediata ricade su Ceuta, ma il dibattito riguarda tutto lo Stato.

La città autonoma ha temporaneamente attivato due scuole pubbliche per assistere i minori più vulnerabili. Il Governo vuole attivare derivazioni verso la Penisola il prima possibile, come ha spiegato la ministra Sira Rego durante la sua visita.

Le comunità autonome, da parte loro, sostengono che i loro centri di accoglienza sono già sotto pressione. Questo argomento ha trasformato la crisi di Ceuta in un conflitto di competenze, risorse e responsabilità territoriale.

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