La moglie del gestore del Golf Ría de Vigo respinge un sistema di società di comodo e denaro nascosto all'Erario pubblico

La moglie del gestore del Golf Ría de Vigo nega società schermo e sostiene che i proventi siano stati destinati a pagare debiti, di fronte a un’accusa di frode milionaria.

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La moglie del responsabile del club di golf Ría de Vigo, processato per vari presunti reati contro l’Erario pubblico, ha negato davanti al tribunale l’esistenza di un intreccio di società 'schermo' destinato a eludere obblighi fiscali o a canalizzare entrate non dichiarate.

Queste dichiarazioni le ha rese in qualità di testimone durante il processo contro suo marito, Cholmin K.K., per il quale la Procura chiede pene che arrivano fino a 10 anni di carcere per frode fiscale. L’udienza si svolge nella quinta sezione della Audiencia Provincial di Pontevedra, nella sede giudiziaria di Vigo.

Nella seduta di questo lunedì, oltre al dibattito sulle questioni preliminari, sono comparsi i testimoni presentati dalla difesa, che cercano di dimostrare che l’imputato non ottenne alcun beneficio da proventi illeciti e che le somme percepite furono destinate a far fronte a debiti accumulati.

In questa linea, sia uno dei dipendenti del club di golf sia la stessa moglie dell’imputato hanno ammesso che la società che amministrava le strutture attraversò seri problemi economici, il che provocò ritardi nel pagamento degli stipendi e un aumento delle obbligazioni pendenti di pagamento.

La moglie di Cholmin ha insistito sul fatto che non ricorsero ad alcuna rete di società schermo per ricevere fondi senza dichiararli, e ha sottolineato che, quando l’azienda incassava denaro proveniente da altre società, tali somme venivano utilizzate immediatamente per coprire i debiti esistenti. Ha inoltre precisato che gli esercizi fiscali oggetto di questo procedimento sono il 2016, 2017 e 2019, periodi in cui non erano ancora sposati.

Accusa di frode milionaria all’Erario

Secondo l’atto d’accusa del Ministerio Fiscal, l’imprenditore avrebbe frodato l’Agencia Tributaria per circa 1,4 milioni di euro corrispondenti agli esercizi 2016, 2017 e 2019. In quegli anni presentò dichiarazioni IRPF con risultato negativo, il che motivò che Hacienda gli rimborsasse quasi 5.000 euro.

Tuttavia, secondo quanto sostiene la Procura, in quello stesso intervallo l’imputato percepì altri redditi che non furono inclusi nelle sue dichiarazioni, canalizzati attraverso società con sede a Panamá. Tra il 2017 e il 2019 avrebbe incassato più di 2 milioni di euro da tali entità.

Inoltre, avrebbe ricevuto altre somme provenienti da una società con sede in Angola, da conti bancari aperti in Corea e da redditi da lavoro nei Paesi Bassi e in Corea, che complessivamente supererebbero i 300.000 euro. A ciò si aggiungerebbero altri redditi "non giustificati" versati su conti in Corea, Paesi Bassi e Spagna, per oltre 425.000 euro, nonché redditi di capitale mobiliare "occulti" per un importo vicino ai 40.000 euro.

Per questi fatti, la Procura gli attribuisce tre reati contro l'Erario e chiede per lui un totale di 10 anni di reclusione, oltre all'imposizione di multe che ammontano a 3 milioni di euro.

Il processo proseguirà questo martedì e mercoledì con la deposizione di nuovi testimoni e periti, e si concluderà con la comparizione dell'imputato stesso, che sarà l'ultimo a deporre.