Tre famiglie hanno presentato una denuncia dinanzi ai tribunali contro il colegio San Jaime de Majadahonda, il suo ex direttore e una docente per presunta sottomissione continuata di diversi studenti a umiliazioni, vessazioni e castighi "sproporzionati".
Uno degli alunni coinvolti, di 14 anni, si è gettato a febbraio da un ponte della M-50 ed è morto il 29 marzo. Le famiglie chiedono che si chiarisca se esiste un legame tra il trattamento che, secondo quanto sostengono, avrebbe ricevuto nella struttura e il successivo episodio di suicidio.
Nella denuncia, alla quale ha avuto accesso Europa Press, l’avvocato Ignacio Gordillo, a nome delle famiglie, chiede l’apertura di indagini preliminari per un presunto reato contro l’integrità morale contro il colegio San Jaime S.L., il suo ex direttore e una docente.
L’attuale direzione del colegio San Jaime, che dispone di un nuovo responsabile alla guida, ha rifiutato di offrire la propria versione a Europa Press sulla denuncia, nonostante i tentativi dell’agenzia di raccogliere la sua posizione.
Gli esponenti della denuncia affermano che i fatti che hanno colpito questo minore "non sarebbero stati episodi isolati, bensì farebbero parte di una dinamica prolungata di trattamento vessatorio verso diversi studenti".
Secondo l’atto, lo studente deceduto avrebbe sopportato durante l’anno scolastico 2025/2026 "richiami, rimproveri e umiliazioni davanti ai suoi compagni", espulsioni ripetute dall’aula, sanzioni considerate "sproporzionate" e accuse di bullismo ad altri studenti che, a giudizio delle famiglie, non avevano alcun fondamento.
Accuse di bullismo e malessere del minore
Il documento specifica che il minore veniva indicato frequentemente come responsabile degli incidenti avvenuti in classe e gli venivano attribuiti episodi di 'bullying' a studenti di classi inferiori. I genitori sostengono che la stessa tutor abbia riconosciuto loro in seguito che non vedeva l’adolescente come un molestatore di altri compagni.
"Questa realtà non si fonda soltanto sulla percezione dei genitori. Esistono testimoni diretti -compagni di classe e membri dello stesso centro- e, soprattutto, risulta che lo stesso minore, da vivo, ha riferito a una professionista indipendente, la sua psicologa, il profondo malessere che gli provocava il trattamento ricevuto a scuola", afferma la denuncia.
Il testo si sofferma in particolare su quanto accaduto il 12 febbraio, vigilia di quando il giovane si sarebbe gettato dal ponte della M-50. Secondo il racconto dei genitori, quel giorno alcuni compagni gli lanciarono una palla e, dopo l’incidente, l’adolescente fu rimproverato e costretto a redigere un documento in cui spiegare quanto era successo.
La denuncia espone che l’alunno si è gettato dal ponte nella notte tra il 12 e il 13 febbraio. È stato trasferito d’urgenza in un ospedale, dove è rimasto ricoverato per 44 giorni, fino al decesso il 29 marzo.
I genitori allegano anche una relazione della sua psicologa, datata 10 luglio e redatta a partire dalle sedute precedenti ai fatti di febbraio, nella quale si raccoglieva un malessere legato all’ambito scolastico e un “effetto molto limitante sul suo sviluppo psicoemotivo”.
“Fin dal primo momento, i compagni di classe dell’alunno hanno manifestato apertamente il loro malessere per la scuola, che consideravano responsabile di quanto accaduto. Gli studenti hanno rimproverato alla docente denunciata la sua responsabilità; lei ha risposto loro di scrivere tutto ciò che pensavano di lei per portarlo al direttore, e gli alunni hanno redatto quattro fogli di reclami, di cui non si conosce la destinazione”, aggiunge il documento.
Le famiglie chiedono che l’indagine giudiziaria chiarisca se esiste un nesso tra il trattamento denunciato e la morte del minore, senza che il testo stesso della denuncia stabilisca, di per sé, una causalità diretta.
Altri due ex alunni e un modello di comportamento
Il documento incorpora inoltre i casi di altri due ex alunni della scuola, le cui famiglie assicurano di aver subìto un trattamento simile. In uno di essi, si descrivono numerose comunicazioni disciplinari, espulsioni e un fascicolo sanzionatorio che è stato annullato dall’Amministrazione educativa il 1° aprile 2025, al rilevamento di irregolarità, tra cui la violazione delle garanzie della procedura.
Nel secondo caso, la famiglia denuncia commenti denigratori e misure disciplinari che considera ingiustificate. La Direzione dell’Area Territoriale Madrid-Oeste ha annullato il 1° giugno 2026 un fascicolo aperto dalla direzione della scuola, al constatare difetti formali che avrebbero provocato una condizione di mancata difesa aludentе.
In relazione a questo alunno, la denuncia indica che la famiglia aveva già trasferito le sue lamentele sia alla direzione della scuola sia all’Ispezione Educativa. Inoltre, viene allegato un rapporto di assistenza psichiatrica che, secondo l’atto, rispecchia un malessere persistente del minore associato alla sua permanenza a scuola e un miglioramento durante i fine settimana e i periodi di vacanza.
Le tre famiglie interpretano che questi episodi mostrano una linea di condotta nei confronti di determinati alunni e sostengono che la direzione conoscesse le lamentele senza adottare misure sufficienti per impedirne la ripetizione.
Atti richiesti e documentazione richiesta
Nell’atto i denuncianti chiedono che venga citato come indagato il rappresentante legale della società titolare della scuola, il precedente direttore e la professoressa indicata, e che venga raccolta la dichiarazione dei genitori, dei docenti, dei coordinatori e di altri possibili testimoni.
Chiedono inoltre che il centro consegni i fascicoli accademici e disciplinari degli alunni, i rapporti di incidenza, le comunicazioni interne, i verbali del Consiglio Scolastico e tutta la documentazione relativa agli episodi di gennaio e febbraio 2026.
Tra gli atti richiesti è inclusa anche la dichiarazione dei professionisti che hanno seguito i minori e l’acquisizione dei rapporti psicologici e medici elaborati.
I genitori chiedono inoltre che vengano raccolte le azioni giudiziarie aperte dopo la morte dell’adolescente, attualmente in archivio provvisorio, affinché possano essere analizzate alla luce dei fatti che ora vengono denunciati.