Garamendi (CEOE) indica che l'iperregolamentazione è un grande fardello per il settore digitale

Antonio Garamendi denuncia l'iperregolamentazione come freno all'innovazione digitale e reclama norme globali e stabilità per attrarre investimenti.

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Il presidente di CEOE, Antonio Garamendi, ha avvertito che la "iperregolamentazione" è diventata il "grande dramma" che attraversa l'industria digitale, intrappolata in un "bosco legislativo" che funge da "freno brutale agli investimenti e all'innovazione".

Garamendi ha fatto queste considerazioni durante il suo intervento al 40° Incontro dell'Economia Digitale e delle Telecomunicazioni, organizzato dall'Associazione Multisettoriale delle Imprese di Tecnologie dell'Informazione, Comunicazioni ed Elettronica (Ametic). Il forum, che ha avuto inizio questo lunedì a Santander, fa parte della programmazione dell'Università Internazionale Menéndez Pelayo (UIMP).

Nel colloquio tenuto con il giornalista Pedro Piqueras, incaricato di condurre l'Incontro di AMETIC, il dirigente imprenditoriale ha difeso che, in questo ambito, determinate norme dovrebbero essere "globali" perché, altrimenti, se no "non servono a niente".

"Per quanto in Spagna vogliamo regolamentare, per esempio, il tema etico, se l'Europa non vuole, se gli Stati Uniti non lo vogliono o se non lo vuole la Cina o l'India..., realmente non serve a niente", ha sostenuto Garamendi, che ha sottolineato che "a questo (all'innovazione) non lo ferma nessuno".

In un altro ordine, ha sottolineato che l'innovazione ha bisogno di risorse economiche e, per questo, è necessaria "una stabilità" che incoraggi il tessuto imprenditoriale a impegnarsi in nuovi progetti e a farlo "con affidabilità e redditività", il che richiede un "ecosistema" che favorisca questo impulso.

In questo contesto, ha rimarcato che l'Amministrazione non deve "guidare" questo processo, ma piuttosto "aiutare e accompagnare" le aziende. "Non vogliamo elemosine, ma che ci lascino lavorare e gestire, che sappiamo farlo molto bene", ha concluso.

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