La Audiencia Nacional annulla i registri giornalieri di borse e armadietti in H&M per violare la privacy

La Audiencia Nacional annulla i controlli di borse e armadietti in H&M ritenendo che violano la privacy e non superano il giudizio di proporzionalità.

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La Sezione Sociale dell'Audiencia Nacional ha dichiarato nulli sia il controllo visivo quotidiano che veniva effettuato da incaricati e vigilanti della sicurezza sui bagagli dei dipendenti dell'ultimo turno di H&M, sia la registrazione casuale degli armadietti, ritenendo che costituiscano un'"intromissione illegittima" nella sfera privata del personale.

In una recente risoluzione, i magistrati accolgono la domanda presentata dall'Unione Generale dei Lavoratori (UGT), alla quale si è successivamente unita Comisiones Obreras (CCOO), concludendo che entrambe le pratiche aziendali comportano un'"invasione della privacy" dei lavoratori, e condannano la compagnia tessile a "cessare immediatamente" nella loro applicazione.

La sentenza dà per provato che la mercantile Hennes e Mauritz SL (H&M) imponeva ai dipendenti dell'ultimo turno un controllo obbligatorio e individuale al termine della loro giornata. Questo esame si effettuava alla porta di accesso riservata al personale, una volta registrata l'uscita, e obbligava ad aprire la borsa personale davanti all'incaricato o al vigilante affinché questo la ispezionasse visivamente per alcuni secondi. Questa dinamica si differenziava da quella del resto dei turni, i cui lavoratori abbandonavano il negozio dalla porta principale dotata di archi di sicurezza.

Parallelamente, l'Audiencia Nacional inizia a valutare il sistema stabilito dall'azienda per supervisionare gli armadietti dei dipendenti, consistente in una revisione mensile di carattere casuale e periodico. La procedura richiedeva che il lavoratore stesso aprisse il proprio armadietto in presenza di un responsabile intermedio o di un membro della sicurezza, i quali effettuavano un riconoscimento visivo del contenuto conservato al suo interno.

Nella sua argomentazione giuridica sul controllo delle borse, la sentenza ricorda che l'articolo 20.3 dello Statuto dei Lavoratori tutela la facoltà del datore di lavoro di stabilire misure di vigilanza e controllo finalizzate a verificare il rispetto degli obblighi lavorativi, ma sottolinea che queste azioni devono "rispettare scrupolosamente" la dignità dei dipendenti e superare un rigoroso esame di proporzionalità, valutando se la misura sia idonea, equilibrata e strettamente necessaria.

In questo punto, la Corte respinge la tesi di H&M, che difendeva questi registri per le presunte perdite economiche derivanti da furti interni. La risoluzione scarta questo ragionamento sottolineando che l'azienda non è riuscita a dimostrare in giudizio l'effettivo ammontare di tali perdite: ha presentato solo un documento senza firma con tabelle numeriche senza valore probatorio e non ha dimostrato quale parte del danno fosse dovuta a sottrazioni da parte del personale, ammettendo nell'interrogatorio di non poter differenziare tra furti esterni, interni, frodi dei fornitori o errori amministrativi.

I magistrati evidenziano anche la mancanza di una situazione oggettiva che evidenziasse un alto indice di sottrazioni commesse da dipendenti. La risoluzione mette in rilievo che, nel triennio 2024-2026, si sono verificati solo sei licenziamenti disciplinari per furti in un organico di circa 4.600 lavoratori in tutto il territorio nazionale, senza che risultino dati su sanzioni di minore entità per fatti simili, il che, a giudizio del tribunale, evidenzia la debolezza della giustificazione aziendale.

Di conseguenza, la Corte conclude che non è conforme al Diritto instaurare questo tipo di controlli poiché non esiste una finalità concreta e oggettivabile che li legittimi.

Infine, la sentenza sottolinea che H&M non ha dimostrato né il volume delle perdite di inventario né che queste avessero origine nel comportamento del personale o raggiungessero un'entità tale da mettere a rischio la viabilità della compagnia. Pertanto, dichiara che la registrazione degli armadietti viola l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e costituisce un'"intromissione illegittima" nella privacy dei lavoratori.

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