Bruxelles vuole applicare il filtro della semplificazione anche al settore bancario. Due decenni dopo la crisi finanziaria, l'Unione Europea cerca di aprire un nuovo capitolo nella regolamentazione del sistema finanziario con una revisione del quadro legislativo costruito a partire dal 2008, quando la crisi ha costretto a rafforzare i controlli sulle entità bancarie e ad elevare i requisiti di solvibilità.
La Commissione Europea difende che l'obiettivo ora è equilibrare la stabilità finanziaria raggiunta dopo le riforme degli ultimi quindici anni con la necessità di superare la frammentazione che ancora limita la capacità del mercato bancario europeo. L'Esecutivo comunitario considera che il settore è oggi più resistente e redditizio, ma avverte che persistono ostacoli legati alla complessità normativa, alla mancanza di proporzionalità e alle barriere nazionali che ostacolano l'integrazione.
Fonti comunitarie segnalano che, sebbene le banche europee abbiano rafforzato significativamente i loro bilanci dalla crisi finanziaria, l'eccesso di strati normativi sta riducendo l'efficienza del sistema e rendendo difficile per le entità operare su scala europea. In questo contesto, il gabinetto della commissaria europea per i Servizi Finanziari, Maria Luisa Albuquerque, ha progettato una tabella di marcia incentrata su tre grandi priorità: completare l'Unione Bancaria, semplificare i requisiti di capitale e armonizzare le norme di risoluzione e garanzia dei depositi. “Affrontare le sfide del settore bancario è un altro passo importante nella costruzione dell'Unione di Risparmio e Investimento. Insieme al nostro lavoro nei mercati dei capitali, negli investimenti al dettaglio e nelle pensioni, stiamo costruendo un sistema finanziario efficiente e integrato”, ha difeso la commissaria.
Meno frammentazione per liberare liquidità
Uno dei principali problemi identificati dalla Commissione Europea è la frammentazione del mercato bancario. Secondo Bruxelles, l'esistenza di requisiti nazionali aggiuntivi impedisce ai grandi gruppi transfrontalieri di gestire le proprie risorse in modo efficiente e limita la capacità delle entità di assegnare capitale dove è più necessario.
Nella sezione relativa alla gestione efficiente del capitale e della liquidità, il rapporto presentato dalla Commissione propone nuove misure per consentire ai gruppi bancari con presenza in diversi Stati membri di gestire in modo più centralizzato le proprie risorse tra la capogruppo e le sue filiali.

Attualmente, molte entità sono obbligate a mantenere determinati cuscini di capitale e liquidità in ogni giurisdizione in cui operano, anche quando fanno parte di un unico gruppo supervisionato. Bruxelles considera che questo modello genera duplicazioni e riduce la capacità di reazione del sistema.
La proposta comunitaria permetterebbe di eliminare parte di queste barriere sotto la supervisione consolidata del gruppo bancario. Secondo le stime dell'Esecutivo europeo, la riforma potrebbe sbloccare circa 200.000 milioni di euro in attivi liquidi di alta qualità, risorse che potrebbero essere destinate al finanziamento dell'economia europea.
Nuovo approccio per l'assicurazione dei depositi
Un altro dei pilastri della riforma sarà la revisione del quadro europeo di garanzia dei depositi. La Commissione Europea propone di sostituire la proposta presentata nel 2015 con un nuovo approccio che consenta di semplificare la struttura attuale e garantire una protezione più omogenea per i risparmiatori in tutta l'Unione Bancaria.
L'obiettivo è evitare che una eventuale crisi di un'entità transfrontaliera possa tradursi in una pressione eccessiva sui bilanci nazionali. Bruxelles considera che un sistema più integrato permetterebbe di rispondere in modo più efficace a possibili episodi di instabilità finanziaria e rafforzerebbe la fiducia dei cittadini.
Inoltre, la Commissione intende avanzare nell'armonizzazione di ambiti che attualmente ostacolano l'attività bancaria transfrontaliera, come le norme di insolvenza, la protezione dei consumatori finanziari e i controlli contro il riciclaggio di denaro.
Su quest'ultimo punto, Bruxelles confida che la nuova Autorità Europea contro il Riciclaggio di Denaro contribuisca a ridurre le differenze tra Stati membri e faciliti un'applicazione più uniforme delle regole.

Una delle sfide regolatorie più sensibili sarà la revisione dell'applicazione degli standard internazionali di Basilea III al contesto specifico del mercato europeo. La Commissione riconosce che la struttura economica dell'Unione presenta caratteristiche diverse rispetto ad altri mercati, specialmente per il peso del credito bancario nel finanziamento delle imprese. Molte piccole e medie imprese europee dipendono ancora dalle banche come principale fonte di finanziamento e, in numerosi casi, non dispongono di una valutazione creditizia esterna.
Per questo motivo, Bruxelles studierà eliminare l'obbligo di avere determinate valutazioni esterne per facilitare l'accesso delle pmi al credito, garantendo sempre una adeguata valutazione del rischio. La revisione influenzerà anche il trattamento prudenziale di determinati attivi. La Commissione propone di modificare le regole applicabili agli investimenti in software, che attualmente devono essere dedotti in gran parte dal capitale principale delle entità.
Il Esecutivo comunitario considera che gli attivi tecnologici devono ricevere un trattamento più conforme alla trasformazione digitale del settore finanziario, smettendo di essere considerati unicamente come costi operativi per riconoscerne il carattere strategico. Allo stesso modo, si valuteranno possibili aggiustamenti nelle norme di remunerazione bancaria con l'obiettivo che le entità possano attrarre e trattenere talenti specializzati senza generare incentivi che favoriscano un'assunzione eccessiva di rischi.
Ridurre la complessità accumulata in quindici anni
La principale linea politica del piano presentato dalla Commissione Europea passa per “eliminare la complessità non necessaria che si è accumulata negli ultimi quindici anni”. Il Esecutivo comunitario considera che una regolamentazione più chiara e prevedibile permetterà alle banche di pianificare investimenti e assegnare capitale con maggiore efficacia.
In questo senso, Bruxelles apre la porta a rivedere i requisiti di capitale del cosiddetto Pilastro 2, specialmente quelli relativi al rapporto di leva. Propone anche di migliorare la trasparenza delle metodologie utilizzate dai supervisori nazionali ed europei.
La riforma influenzerà ugualmente il quadro di risoluzione bancaria, con l'obiettivo di allinearlo “più strettamente” con gli standard internazionali. La Commissione punta a semplificare la calibrazione delle procedure e automatizzare determinati processi per quelle entità con posizioni finanziarie più solide. “La complessità genera anche incertezza. E la mancanza di prevedibilità rende difficile per le banche pianificare, investire e allocare capitale in modo efficiente”, ha spiegato Albuquerque durante la presentazione del documento.
La responsabile comunitaria ha anche chiesto agli Stati membri un cambio di approccio. “Gli Stati membri devono riconoscere che tutti traggono beneficio da un mercato unico basato sulle norme dell'UE, ed evitare l'applicazione eccessiva di normative, l'applicazione incoerente e le barriere ingiustificate alla consolidazione o all'attività transfrontaliera”, ha sottolineato.
In questa linea, la commissaria ha insistito sul fatto che la competitività europea non dipende unicamente dalla modifica delle leggi, ma anche dal cambiamento della cultura regolatoria. Bruxelles chiede ai supervisori e alle entità di abbandonare un approccio basato esclusivamente sul rispetto formale dei requisiti per concentrarsi sui rischi materiali. Tuttavia, la Commissione avverte che una cultura di avversione assoluta al rischio potrebbe finire per danneggiare la capacità delle banche di finanziare l'economia reale e sostenere la crescita europea. Al di là della comunicazione presentata questo venerdì, l'Esecutivo comunitario organizzerà riunioni periodiche con il Meccanismo Unico di Supervisione e la Commissione Unica di Risoluzione per garantire che le decisioni di supervisione non generino nuove barriere all'interno del mercato unico.
Il calendario di Bruxelles prevede che le prime misure legislative derivanti da questa strategia siano presentate durante il primo trimestre del 2027, nel contesto della costruzione dell'Unione di Risparmio e Investimento. La Commissione cerca così di chiudere uno dei pezzi mancanti dell'architettura finanziaria europea: un mercato bancario più integrato, competitivo e capace di mobilitare risorse per l'economia.