Birmania esorta la Thailandia a fermare il traffico di armi verso i ribelli lungo il confine comune

L'esercito birmano preme sulla Thailandia per chiudere il passaggio di armi e droghe verso i ribelli attraverso il confine in piena guerra civile.

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Il massimo responsabile dell'Esercito birmano, il generale Ye Win Oo, ha incrementato questo lunedì la pressione sulle autorità della Thailandia affinché fermino il flusso di armamenti che arriva ai gruppi ribelli attraverso il confine, in un contesto di guerra civile prolungata in Birmania.

Durante un incontro tenutosi a Naypyidò con il capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza della Thailandia, Chatchai Bangchuad, entrambe le parti hanno studiato la possibilità di applicare nuove misure per rafforzare il controllo nelle zone di confine e combattere questo traffico, che facilita anche l'ingresso di droghe e "prodotti chimici vietati", secondo quanto pubblicato dal portale di notizie Irrawaddy.

L'incontro si svolge pochi giorni dopo che le Forze Armate birmanesi hanno rivisto la situazione al confine e l'evoluzione dei combattimenti. Il leader del colpo di Stato e attuale presidente del paese, Min Aung Hlaing, sta insistendo da settimane sulla necessità di chiudere questa rotta di rifornimento dopo l'incontro che ha avuto all'inizio di agosto a Bangkok, capitale thailandese, con il primo ministro Anutin Charnvirakul.

L'insistenza della giunta per ottenere una chiusura più rigorosa del valico di frontiera coincide con l'aumento delle informazioni sull'incremento delle vittime mortali tra le sue fila e le difficoltà di avanzare in aree controllate dai ribelli nello stato di Karen, situato al confine tra i due paesi.

Il Consiglio di Sicurezza Nazionale (CSN), presieduto dal primo ministro Anutin, è il principale organo di coordinamento della politica di sicurezza e difesa della Thailandia e gioca un ruolo chiave nella gestione della relazione con il regime birmano.

La decisione di Bangkok di riattivare i legami con autorità accusate di molteplici crimini di guerra contro la popolazione civile ha suscitato dure critiche da parte di politici thailandesi e di organizzazioni internazionali per la difesa dei Diritti Umani.

Birmania vive una profonda crisi dal colpo di Stato eseguito dai militari per invalidare i risultati delle elezioni generali di novembre 2020, in cui la Lega Nazionale per la Democrazia (LND), guidata allora 'de facto' dalla Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, ha ottenuto una ampia maggioranza parlamentare. I militari hanno sostenuto frode elettorale, un'accusa messa in dubbio da osservatori internazionali.

Dopo il colpo di stato, il paese ha subito una intensa campagna di repressione contro oppositori, attivisti e manifestanti, a cui si è aggiunto un aumento dei combattimenti tra l'Esercito e vari gruppi ribelli in diversi stati del territorio birmano.

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